lunedì 25 gennaio 2010

Teologia politica: 84. Tadeusz Pieronek ovvero un nuovo “caso” Williamson? - Le «barzellette» di Riccardo Pacifici. - vers. 3.3 del 3 feb 10

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La notizia ed il nome del vescovo Tadeusz Pieronek mi giunge oggi per la prima volta. Non si tratta di un parroco di campagna, ma di un autorevole vescovo polacco, cattolico, non lefebrviano, che è abbastanza noto per la libertà con cuiƒ esprime il suo pensiero. Si tratta di una persona che, in condizioni normali, si sente libera di dire quel che pensa: una libertà che a noi in Italia, in Germania, Francia, Austria, Svizzera è sempre più negata. Spesso per autocensura e viltà, ma più spesso perché il sistema dell’informazione è tenuto sotto rigido controllo. Anche nel caso che sembra annunciarsi del vescovo Pieronek entrano in gioco veri e propri tabù fondativi di una nuova religione. Dovrebbe ormai essere evidente anche ai ciechi che non si tratta più di eventi tragici della seconda guerra mondiale, per lo studio dei quali si possano applicare i normali criteri storici, ma si sta creando e impiantando una vera e propria nuova religione che mira a soppiantare duemila anni di cristianesimo. Ciò accade purtroppo per l’ignavia o la consapevole complicità delle stesse gerarchie cattoliche. È presto per dire qualcosa di definitivo al riguardo. Si tratta di un evento in progress, dove gli esiti non sono ancora scontati e si è ancora ben lungi dall’avere acquisito consapevolezza. Nel panorama della stampa online va infine considerato che in ben 13 paesi europei prendere le parti del vescovo Pieronek, o prima ancora del vescovo Williamson, significa per ciò stesso andare incontro ad una denuncia penale con anni di carcere. Dunque, vi è poco di che dibattere ed il discorso può essere solo a senso unico, la musica una sola.

Vers. 3.3/3.2.10
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Sommario:1. Pacifici racconta barzellette. – 2. La notizia in inglese. – 2.1: Non “invenzione”, ma un “furto” la tragedia di Auschwitz. – 3. La notizia in spagnolo. – 4. La notizia in francese. – 4.1: La marea montante. – 4.2: Lettre à l’Episcopat polonais di David Goldman. – 5. La notizia in lingua tedesca. – 6. Sul web italiano: a) La Stampa; – b) Reuter: “Vescovo polacco provoca irritazioni con commenti su Olocausto”; – c) il Giornale del Friuli libero; – d) «Informazione Corretta»; – e) L’inviato speciale; f) Corriere della Sera; – 7. La replica di Pontifex. – 7.1: Pieronek e Williamson. – 8. Finalmente uno «spunto di riflessione» in lingua italiana. – 9. “Invenzione” o “furto”: la differenza fa “galera”. – 10. Torna in scena Williamson. – 10.1: Quale lo scandalo? –

1. Pacifici racconta barzellette. – Avverto subito che il vescovo Pieronek ha già smentito sulla stampa polacca quanto riporta il giornalista italiano Bruno Volpe. Le cose che Pieronek non solo esattamente quelle che si leggono sul sito Pontifex.Roma, al quale è stata concessa l’intervista e che è la prima fonte della notizia. Accade spesso che i giornalisti semplifichino di parecchio ciò che credono di aver capito o che vogliono capire. Dobbiamo ancora attendere per avere l’esatto ed autentico pensiero del vescovo polacco. Intanto, però sarà istruttivo seguire come la stampa se la gioca. Sarà un test per capire non già cosa pensa il vescovo, ma cosa è la stampa che condiziona la nostra opinione, anzi che crede di rappresentare la nostra opinione. È meglio riportare per intero il testo di Pontifex.roma che leggo oggi 25 gennaio 2010. Le correzioni di lievi refusi ed alcuni adattamenti redazionali sono nostri.
Fonte: Pontifex.Roma

• «Il signor Pacifici? Racconta barzellette e dice cose fuori della realtà: questa storia della Polonia antisemita è falsa, una invenzione»: lo afferma Monsignor Tadeusz Pieronek, Vescovo Polacco e legato a Giovanni Paolo II da amicizia. Spiega il Vescovo: «credo che per un corretto e serio dibattito storico, libero da pregiudizi e vittimismi, gli ebrei dovrebbero chiedersi e domandarsi: che cosa fecero gli ebrei americani e le forze alleate in guerra per evitare quelle tragedie? Poco o niente».
– Resta il fatto che spesso (ed anche ingiustamente, da quanto abbiamo potuto direttamente constatare nella Polonia, nazione quanto mai nobile, disponibile all’amicizia e al dialogo con tutti) si accusa la Polonia di sentimenti antisemiti.
• «È un luogo comune assolutamente falso. Me lo hanno chiesto durante una conferenza che detti a Los Angeles e anche una giornalista francese. La Polonia non ha mai nutrito, tanto meno lo fa,
sentimenti contrari agli ebrei. Chi presenta in questo modo la nostra nazione, é ingiusto e sbaglia. La trovo una invenzione offensiva per il nostro popolo».
– Ma da che cosa dipende questa voce?
• «Da persone che la storia non la hanno studiata. Nei campi di concentramento è innegabile che la maggior parte dei morti furono ebrei, ma nella lista ci sono zingari polacchi, italiani e cattolici. Dunque, non è lecito impossessarsi di quella tragedia per fare della propaganda. La shoa come tale è una invenzione ebraica, si potrebbe allora parlare con la stessa forza e fissare una giornata della memoria, anche per le tante vittime del comunismo, dei cattolici e cristiani perseguitati e così via. Ma loro, gli ebrei, godono di buona stampa perché hanno potenti mezzi finanziari alle spalle, un enorme potere e l'appoggio incondizionato degli Stati Uniti e questo favorisce una certa arroganza che trovo insopportabile».
– Ritiene che, almeno in parte, la shoa sia strumentalizzata?
• «Certo che lo è. Viene usata come arma di propaganda e per ottenere vantaggi spesso ingiustificati. Lo ribadisco, non é storicamente vero che nei lager siano morti solo ebrei, molti furono polacchi, ma queste verità oggi vengono quasi ignorate e si continua con questa barzelletta nei confronti della Polonia. Lo ripeto, se Pacifici in Tv dalla vostra Annunziata, ha fatto affermazioni sulla Polonia, farebbe bene a informarsi meglio. Ha raccontato una barzelletta».
– Eccellenza, ritiene che oggi gli israeliani rispettino i diritti umani verso i palestinesi?
• «Vedendo le immagini di quel muro è innegabile affermare che si commette una colossale ingiustizia nei confronti dei palestinesi che sono trattati come animali e i loro diritti umani sono a dir poco violati. Ma di queste cose, complici le lobbies internazionali, si parla poco. Si faccia una giornata della memoria anche per loro. Certo, tutto questo non smentisce la vergogna dei campi di concentramento e le aberrazioni del nazismo».

Bruno Volpe

In effetti, il peso e la considerazione di cui gode il personaggio Riccardo Pacifici è decisamente “sproporzionato”. In Roma, gli ebrei “romani”, tolti i profughi “libici”, non sono più di 10.000. Hanno un loro incredibile associanismo. Se tempo fa ben lessi, considerati il 30 per cento di votanti, Pacifici non rappresenterebbe più un migliaio di persone in una città che conta tre milioni di abitanti, dove la comunità calabrese di prima, seconda e terza generazione conta ben 400.000 persone senza avere neppure un’infinitesima parte del potere di cui gode una piccolissima comunità. Fare una simile constatazione significa venir tacciati di “antisemitismo”. Ma ormai, dopo che anche il papa è stato salutato con un “antisemita” per aver osato dire “Terra Santa”, credo che nessuna persona di sano intelletto sarà disposto a dare credito allo spauracchio del termine “antisemita” affibbiato a che appena osa fare un minima osservazione critica. Vi è da augurarsi che non solo il vescovo Pieronek parli, ma lo facciano tutte le persone autorevoli, che ricoprono cariche importanti e che hanno paura di dare fiato al buon senso di ognuno. Vi sarà poi da chiedersi e da spiegare come si sia potuto giungere ad un simile terrorismo ideologico.

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2. La notizia in inglese. – Dalla titolazione si capisce già dove sta il sensazionalismo: che l’«Olocausto» possa essere una «invenzione degli ebrei”, e dunque... Il testo inglese contiene già la parziale smentita del vescovo, ma è chiaro ciò interessa ai media. La “barzelletta” continua: ne siamo certi. Il tutto si nutre di confusione. Un’affermazione come quella riportata spinge a far pensare ad un grande pubblico incolto che qualcuno vuole sostenere che i campi di concentramento “non siano mai esistiti”. Ma dire “olocausto” e dire “campo di concentramento” non è la stessa cosa. Nessuno degli storici “revisionisti” – il termine “negazionista” è per davvero inventato a scopo diffamatorio, denigratorio, delatorio – ha mai detto che i campi di concentramento non siano mai esistiti e che in essi non vi siano morti tanti poveri innocenti, poco importa quale sia stato il loro numero o la loro nazionalità, o la loro condizione sociale, o la loro appartenenza politica. Invece il numero di «sei milioni» è diventato un numero “sacro” come il mistero della Trinità, del Dio Uno e Trino. Dunque, Tre non può essere meno o più di Tre allo stesso modo in cui “sei milioni” devono essere “sei milioni”: non uno di più, non uno di meno! È questione di fede e teologia, non materia storica!

Senza dar conto della parziale smentita, la notizia è ripresa da Midle East Online, un sito arabo in lingua inglese. Interessano qui soprattutto le parti che si riferiscono alla condizione del popolo palestinese, vera vittima dell’olocausto. Non ci sono elemnti di novità sul sito The Straits Times. Manca però la smentita che è stata data. Da questo momento in poi si possono classificare tutti i media online che compaiono a seconda che riportino o meno la notizia della smentita. Che questa omissione sia poi voluta o meno testimonia nel primo caso la malafede e nel secondo l’inaffidabilità professionale. Lo stesso dicasi per Ennhar Oline senza elementi di novità. Sul web di lingua tedesca ancora la notizia nemmeno appare. Deve essere un sito ebraico in lingua inglese quello dal titolo Reuven Enterprise, dove appare una breve notizia con il termine “accused”, invero estraneo all’originale: se qualcuno mi chiede un’opinione, non necessariamente io formulo un’accusa. Manifesto soltanto un’opinione. Ma per costoro esprimere un’opinione è un’«accusa», così come è un «crimine» avere determinate opinioni. E non per nulla decine e decine di migliaia di persone in Europa hanno per questo sperimentato la galera. Sullo stesso sito, Ynetnews, appena indicato riappare più ampia la notizia. Da più parti ricorre il commento che siamo a due giorni dal 27 gennaio, fissato come giornata mondiale della Memoria. Ed in effetti vi è da chiedersi se ciò non sia un fatto voluto, magari per tenere in caldo e su un piano di drammaticità la ricorrenza. Sono così sofisticate le strategie dei servizi israeliani che tocca ogni volta abbandonarsi all’arte della congettura.

Non poteva mancare il Jerusalem Post, che chiaramente sottolinea le parti che più irritano i nervi scoperti di una realtà che indubbi elementi di veridicità. Fra due giorni – si sottolinea – Netanyahu andrà ad Auschwitz, che si trova ancora in Polonia e non è ancora zona extraterritoriale della stessa Israele. Amen! È un sito israeliano Arutz Sheva, dove non vi è da segnalare altro che l’evidenze delle notizie, riportate come scandalose. Di taglio criminogeno con tanto di foto segnaletica e didascalia “mostruosa” è la notizia incollata su l’European Jewish Press, con titolo:La Shoah en tant que telle est une invetion juive’, dit un évêque polonais. E poi dicono che non esiste una stampa ebraica! Su Haaretz si trova l’immancabile “shock” di Netanyahu ed anche il commento di Leone Passerman, predecessore di Pacifici nella autorevolissima carica di Presidente della Comunità ebraica romana. Egli è stato fra quelli che hanno osteggiato la visita alla Sinagoga di Benedetto XVI, ma si duole che Pieronek sia un membro della gerachia della chiesa: è tipico di questo modo di ragionare la distinzione fra capi e gregari, ossia contano i primi soltanto e non hanno nessun peso e dignità i semplici sottoposti. Si tratta per il lobbismo di una distinzione essenziale: quale provvedimento disciplinare chiederanno per il vescovo Pieronek, ormai in pensione? La sospensione a divinis? Non potrà più celebrare messa? La scomunica con nota di infamia? Interviene immancabilemnet Abe Foxman, il capo dell’ADL, il quale naturalmente parla di antisemitismo.

Sul Jewish Telegraphic Agency è riportato il commento di Moshe Kantor, presidente del Congresso Europeo Ebraico, che parla di “false accuse” ma senza indicare quali sarebbero queste false accuse: se quelle relative al trattamento riservato dagli israeliani ai palestinesi o circa l’uso strumentale che dell’«olocausto» viene fatto, secondo quanto dice il vescovo Pieronek, in linea peraltro con la nota tesi di Norman G. Finkelstein, i cui genitori furono pure internati in Auschwitz, se ben ricordo. Naturalmente, anche Kantor parla di antisemitismo. Puntuale sun PR Newswire arriva la condanna dell’omologo Executive Director della American Jewish Committee David Harris, ossia a capo di una associazione definita dal New York Times come il “decano delle organizzazioni ebraiche americane”, per le quali è necessario un apposito dizionario per poterle elencare tutte, riassumibili globalmente come la Lobby che non esiste. Inequivocabile il tono della Newsscotsman.

I capi di governo europei, le élites politiche possono ben celebrare insieme a Netanyahu il 65° anniversario di Auschwitz ed ignorare il 1° anniversario di Piombo Fuso. Non è detto che i loro popoli, che dovrebbero da essi venir rappresentati, pensino in sintonia con i loro discorsi ufficiali. Il titolo di euobserver.com recita “Europa and Israel cement relation at Holocaust solemnities”, accompagnadolo con una una foto d’epoca che dovrebbe ritrarre – se non andiamo errati – un tratto del muro di cinta del lager di Auschwitz. Ma nel mio scarso inglese devo dire che il “cement” mi ha fatto subito pensare al cemento che Israele non lascia entrare in Gaza per ricostruire le case che sono state distrutte. Ed il basso muro a struttura leggera che si vede nella foto mi ha fatto pensare a ben altro muro: al muro della vergogna e dell’apartheid che eufemisticamente ed ipocritamente Israele chiama “barriera difensiva”. È purtroppo esaurito il libro di un autore francese che ha per titolo “Le Mur de Sharon”. La sua tesi è che il muro dell’apartheid avrebbe un ulteriore significato religioso-razzista. Gli arabi costituirebbe una umanità “impura”, dalla quale dover restare separati per non subire contaminzazione. E se in effetti si va a vedere la ferocia, la disumanità con cui è stato consumato il genocidio di Gaza sotto il debole pretesto di innocui missili Kassam, per altro legittimi in quanto difensivi a fronte di un’occupazione ed un esproprio totalmente illegittimi, non si può non riflettere su una barbarie delle nostra epoca che supera di gran lunga quanto ci viene narrato 65 anni dopo un evento, sul quale non è possibile condurre ricerche storiche senza finire in galera, dove sono migliaia le persone che vi albergano per la sola colpa di avere scritto un libro, di aver manifestato un’opinione, per aver prestato ad un amico una delle pubblicazioni proibite. Questa è l’Europa anno 2010, nel 65° dell’Era di Auschwitz. È da chiedersi se i nostri politici, che ad Auschwitz sono a fianco di Netanyahu, non siano andati lì a giocarsi il loro residuo di legittimità, ammesso e non concesso che conoscano la differenza fra una vuota legalità, fatta però di concretissimi vantaggi in barba a chi ha dato quella inutile cosa che si chiama “voto”, e una “legittimità”, che contiene quei sentimenti e valori che ci fanno credere ad un’autorità che sia giusta e sia preposta per cercare ed attuare quell’idea di giustizia nella pace che è al fondo dei nostri cuori.

Su Haaretz compare una lunga intervista a Moshe Kantor, ossia il Presidente del “European Jewish Congress”, il quale spara la solita cartuccia di antisemitismo e pronostica una campagna di educazione nelle scuole polacche, ossia un lavaggio del cervello inflitto dal potere statale ad insegnanti e scolaresche polacche. Abbiamo qui una conferma di quella insultante «arroganza», di cui appunto fondatamente parlava il vescovo polacco. Addirittura si pone sullo stesso piano il “linguaggio” del vescovo Pieronek e di Adolf Hitler! È tollerabile ciò? Gli si dà addirittura del “sanguinario antisemita”. Il Presidente del JJC parla a nome di tutti gli ebrei d’Europa? Ed il governo polacco vuole accettare questo insulto contro un vescovo che ha difeso il popolo polacco dall’accusa di razzismo? Vi sarà forse un’analoga campagna della stampa cattolica contro queste incredibili affermazioni ebraiche? Certo che no! Vi è da chiedersi fin dove potrà reggere la pazienza della gente comune. Se si potesse tenere una statistica aggiornata di tutte le persone che nel dopoguerra sono state perseguitate a vario titolo per la sola colpa di avere una visione diversa delle cose, sono certo che si superebbe di gran lunga il mistico numero dei sei milioni di persone.

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2.1 - Non “invenzione”, ma un “furto” la tragedia di Auschwitz. – Mi chiedo fin dove i servizi israeliani di propaganda giudicheranno conveniente spingere l’attacco al vescovo Pieronek, che già manifesta caratteri differenziali rispetto al caso Williamson. Il vescovo lefebrviano aveva espressamente negato l’esistenza delle camere a gas, che insieme al numero di sei milioni di vittime e della intenzionalità nazista dello sterminio costituisce l’edificio dogmatico della dottrina olocaustica. La propaganda mediatica fa credere che contestare uno qualsiasi di questi presupposti significa non ammettere l’esistenza dei campi di concentramento dove effettivamente perirono molte vittime e poco importa quanto siano state, quasi fosse esistito un ufficio anagrafico dei decessi. Il vescovo Pieronek procede su altra strada. Corregge l’intervistatore la dove parla di “invenzione”, quasi che si fosse inteso dire “inesistenza” dei campi di concentramento e delle morti che vi sono state. Il vescovo precisa che vi è stato invece un “furto” della tragedia di Auschwitz da parte degli ebrei, o per meglio dire del movimento sionista e di quanti su Auschwitz hanno speculato. È la tesi di Norman G. Finkelstein che ritorna nella versione non dell’«industria», ma del «furto». Se poi si considerano tutte vittime quelle che perirono nella seconda guerra mondiale – un numero che a seconda delle stime oscilla fra i 50 e i 70 milioni –, allora difficilmente si puà spiegare ed accettare la dottrina del monopolio ebraico della sofferenza.

Un’agenzia riporta una dichiarazione sull’uso del termine “invenzione” e sulle spiegazioni che ne dà con un certo imbarazzo l’intervistato Pieronek, raggiunto da una lettera dell’Avv. Taormina a tutela del suo cliente l’intervistatore Bruno Volpe. Che dire? Di certo l’episodio den descrive l’autentico clima di terrore che ispira l’argomento «Shoah». Se il sentimento che normalmente delle vittime, quale chia siano, quale ne sia il numero e le qualità, dovrebbe essere quello della pietà, qui il terrore sopravanza ogni altro sentimento e perfino il normale buon senso. Del resto, non era difficile cogliere il senso generale del testo, con il dovuto beneficio d’inventario, quando si tratta di cose di giornalisti o di giornali. Quel che è certo, e nessuno lo potrà mai negare, è che non esiste libertà di pensiero in Europa. Resta da chiedersi non se la Shoah sia o non sia una «invenzione degli Ebrei”, ovvero se il vescovo Pieronek abbia o non abbia detto cià, ma se possiamo accettare che in Europa un cittadino debba aver timore ad esprimere opinioni anche non condivisibili. È questa l’Europa che volevamo?

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3. La notizia in spagnolo. – Qui è maggiormente posto in risalto la smentita dell’intervista: mai detto che l’olocausto è un’invenzione degli ebrei! Resta poi da capire cosa la stampa mondiale intende per “olocausto”. Inutile però aspettarsi simili chiarimenti da una stampa che in effetti ha creato molta confusione e disinformazione. Malgrado la smentita, il dubbio è stato ormai instillato e molta gente non potrà non porsi interrogativi, la cui risposta non troverà sui giornali. Qualcuno approderà alla letteratura revisionista. Nuovi testi verranno scritti. Altra gente finirà in galera se non verranno presto abolite in tutta Europa le leggi liberticide e non si porrà fine alla caccia alle streghe. Va di più sul pesante Univision.com che senza riportare la smentita nel frattempo apparsa dice addirittura che il vescovo avrebbe accusato gli ebrei di essersi appropriati della tragedia dell’olocausto. Il termine “accusato” non corrisponde a quella che appare piuttosto, se mai, una mera opinione. Accusare qualcuno significa essere davanti ad un giudice in tribunale. Forse qui incomincia una nuova operazione mediatica “Piombo Fuso”, forse funzionale alla celebrazione della ricorrenza mondiale della Memoria, che magari richiede qualche vittima sacrificale. Se no, che “olocausto” sarebbe, senza una vittima da sacrificare?

È una grossolana semplificazione quella de elmundo.es. Pieronek non ha detto che «el Holocausto no existió»: è proprio un vizio! Ne so qualcosa per esperienza persona. Un’eguale constestazione, questa sì “inventata” di sana pianta, è stata fatta a me personalmente dal quotidiano “La Repubblica”. Questi signori, annidati nelle redazioni, perdono facilmente la tramontana ed il lume della ragione. Si apprende però che è stata mobilitata la conferenza episcopale polacca non tanto per sconfessare il vescovo in pensione quanto il giornalista che avrebbe manipolato le dichiarazioni di una intervista comunque non autorizzata. Agisce qui l’abituale schema della pressione esercita sul sottoposto da parte del suo superiore gerarchico. È uno schema assolutamente tipico della “Israel lobby”, puntuale come la morte. Gli individui non contano mai di per sé, ma solo in quanto sottoposti a qualcuno. Se non si può agire sul singolo, si fa pressione sui suoi superiori. Un comportamento che nel mio sistema di valori è classificato come ignobile.

La notizia sembra aver preso piede, almeno nella stampa online estera, ed appaiono titoli come “El Holocausto es un invento judío” su infobae.com. Non vi è nessuna condanna del vescovo Pieronek da parte dell’episcopato polacco o dal Vaticano, per quanto è dato finora sapere. Si procede dando addossi all’intervistatore ed al sito tradizionalista Pontifex, che però replica (vedi sotto al capitolo 7). Ma forse le considerazioni da farsi sono altre. Poco importa che l’intervista sia stata concessa in quella forma o in forma diversa, poco importa che l’intervistatore abbia capito male. La malfede sembra da escludersi in ogni caso: sia da parte del vescovo sia da parte dell’intervistatore, ma non da parte dei numerosi media che come in una sorta di appello hanno risposta alla chiamata di stampa abitualmente al servizio degli ebrei, secondo quanto viene fatto dire al vescovo nell’intervista. Ormai circola in rete la tesi che «El Holocausto es un invento judío», salvo poi doverosamente discettare sull’esatto significato della parola italiana “invenzione”, in tutte le sue accezioni e sfumatore. Un comune lettore, non schierato pregiudizialmente in favore della stampa «ebraica», può ragionevolmente interrogarsi sulla sensatezza delle cose dette o fatte dire al vescovo polacco e che potrebbero essere riassunte in un quesito: ma è possibile che si possano raccontare impunemente barzellette contro il popolo polacco mentre non si può dire neppure “Terra Santa” senza essere tacciati addirittura di “antisemitismo”? Ed a dirlo è il papa stesso! Esiste un limite a tutto e proprio qui quella “arroganza ebraica” di cui nel testo di Pontifex trova un’indubbia conferma.

Per esser cattolico, se è cattolico, non brilla per intelligenza e probità il modo in cui NoticiaCristiana.com riporta la notizia, che non presenta elementi di novità rispetto a quanto abbiamo già detto. Il confezionamento della notizia che si trova su l’Humanitè, poi ripresa con un copia e incolla anche da Bellaciao versione spagnola, non serve per capire il fatto in sé, ma è istruttiva del retroterra ideologico dei megafoni rossi. Vale la pena di ricordare che in Polonia vigono le stesse leggi liberticide che promulgate in Israele nel 1986 sono poi state adottate dal 1990 in poi da ben 13 paesi europei, fra cui la Polonia. Se veramente si può accertare che il vescovo ha detto “invenzione” anziché “furto” per indicare la Shoah la diferenza è la galera. Che sia o non sia una «invenzioen», che abbia o non abbia detto ciò il vescovo Pieronek, è certamente una mostrosità il fatto che solo per questo sarebbe stato incriminato. Faremmo bene prima ancora di pensare o commemorare la Shoah di interrogarci sui nostri ideali di libertà.

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4. La notizia in francese. – Non conosco purtroppo tutte le lingue del mondo e mi devo limitare oltre che all’italiano, al francese, inglese, tedesco, spagnolo. Per il polacco vi è una persona in casa che mi informa. Conosce anche il russo. Insomma, l’intervista vi è stata e qualcosa il vescovo deve aver pur detto. Ha tutto il sacrosanto diritto di smentire il giornalista: vil razza dannata che non merita fiducia e da cui occorre sempre diffifare. Ma è lecito aspettarsi una dichiarazione autentica e certificata di ciò che il vescovo polacco pensa. Credo che la smentita, doverosa, verta sulla facile strumentalizzazione dell’«invezione» dell’olocausto da parte degli ebrei, affermazione che potrebbe piegarsi a far intendere che i campi di concentramento con tutte le loro vittima non siano mai esistite: e questo nessuno lo pensa e nessuno la ha mai detto. Ma la disonestà di quanti sulle vittime hanno speculato (si legga il volume di Finkelstein) fa dire questo ed altri: da questi disonesti non ci si difenderà mai abbastanza.

Da tre minuti la notizia, senza la smentita, compare anche sul sito de Le figaro. In lingua tedesca non è ancora apparso nulla. Anche le Figaro riporta che si tratta di un vescovo in pensione, dell’età di 75 anni, quasi a dire che più che scomunicarlo altro non si può fare. Forse gli toglieranno il vitalizio. Chissà! Puramente ripetitiva la notizia in swissinfo.ch, un sito della Svizzera, dove per queste cose si finisce in galera. Non credo che in questo paesi troverò analisi degne di attenzione. Nessuno si arrischia a dire quel che pensa: potrebbe essere pericoloso. A giudicare dalla uniformità delle titolazioni, come questa in Info Maroc, se ne potrebbe concludere che si tratta di una concertazione: quel famoso controllo ebraico della stampa mondiale, menzionare l’esistenza del quale è pure tacciato di antisemitismo. Ma allora non si spiega l’uniformità dei toni nonché il sincronismo e la ripetizione quasi delle stesse formule, delle stesse parole, degli stessi ragionamenti, impenetrabili ad una disamina critica. Ogni volta è come l’apertura di una battuta di caccia.

Non poteva smentire il suo nome la European Jewish Press ed al tempo stesso confermare quanto il vescovo polacco ha affermato sulla “buona stampa” di cui gli ebrei godono. Si apprende dell’ennesima sigla: CRIF per Conseil répresentatif des institutions juives de France. Anche lo scandalo come principio e senza discussione del merito. Qualche collegamento con Willianson ed il conforto che si tratta di posizioni isolate all’interno del cattolicesimo. Per quello che ne so il vescovo Pieronek ha sempre goduto di grande stima e considerazione in Polonia. Si ricorda che era il 14 gennaio 2009 lo “scandalo” Williamson, ma non era ancora terminato l’altro con nome “Piombo Fuso”.
«"Les positions de Mgr Pieronek et de Mgr Williamson sont très minoritaires : les Églises de France et d’Allemagne se sont élevées avec vigueur contre ce genre de propos et elles continueront certainement de le faire et le CRIF espère que l’épiscopat polonais réagira à cette déclaration".».
Sarà vero? Ce ne dobbiamo rallegrare o rattristare? Ripetitivo TF1 News, ma in fondo in italiano la parola “invenzione” ha più significati che meriterebbe indagare. Non è l’equivalente di fantasia o falsità, come forse temono quanti gridano allo scandalo. Significata piuttosto un ritrovato tecnico, una formula, una scoperta, appunto una… invenzione, che a sentire Finkelstein ha fruttato molto ai loro “inventori”. Abbiamo esplorato in lungo e largo la rete, nelle lingue a noi accessibili, ma non abbiamo trovato la benché minima riflessione sull’evento. È come se una stessa velina avesse rimbalzato di qua e di là. E ciò costituisce appunto una diretta conferma a quanto il vescovo ha detto sul valore e la neutralità della stampa e dei media.

Più pretenzioso L’Express.fr, ma non offre nessun approfondimento. Riporta le consuete insolenze contro un vescovo cattolico: possono essere restituite la mittente. Confermano l’arroganza, di cui il vescovo appunto parlava. In fondo, la campagna di stampa diffamatoria non fa altro che confermare la fondatezza delle dichiarazioni di Pieronek. Credo che le persone di buon senso si diranno fra sé e sé: “e non ha ragione?”. Per questo credo che questa campagna di stampa non avrà la stessa virulenza di quella condotta giusto un anno fa contro il vescovo Williamson. Mentre i potenti della terra si apprestano a celebrare il 65° annoversario di Auschwizt, sembrano non accorgersi di Gaza, che è il genocidio dei nostri giorni. Meno male che almeno un vescovo polacco riesce a denunciare tanta ipocrisia.

I toni della volgarità e dell’insulto si trovano in apertura del Rte, al quale si potrebbe rispondere: sarebbe ora che tacessero quanti “unici” hanno finora parlato, impedendo a tutti gli altri di dire quel che pensano. Ma appunto dice il vero, suo malgrado, il vescovo Pieronek, quando parla del controllo e dei condizionamenti di gran parte della stampa mondiale. Anche qui il virgolettato è usato per produrre sensazioni ad effetto e non certo per stimolare quella riflessione che certamente era nelle intenzioni dell’intervistato e dell’intervistatore. Assolutamente propagandistica l’ennesima uscita antiraniana. Basterebbe ricordare che Israele ha letteralmente cancellato dalla carta geografica oltre 400 villaggi palestinesi, dopo averme espulso i legittimi abitanti. Ciò si chiama pulizia etnica ed è equiparato al genocidio. Sarebbe come se nel 1948 metà della popolazione italiana fosse stata espulsa dall’Italia e metà dei comuni italiani rasi al suolo. Elisabetta farebbe meglio lei a tacere ed a farsi lei stessa l’autoanalisi. Non ci piace polemizzare, ma a chi ci manda determinati messaggi, cui dovremmo credere, sarà pur lecito rispondere. Che l’accusa di antisemitismo si riveli sempre più smaccatamente strumentale, come strumentale è stato lo sfruttamento dell’«olocausto», è dimostrabile con l’ultima eclatante bestialità: il papa tacciata di antisemita per aver semplicemnte detto, come si è sempre detto: Terrasanta! Se poi i campi di concentramento, tutti campi di concentramento della seconda guerra mondiale, sono stati la tragedia che sappiamo, resta da capire e da spiegare la speciale proprietà di Netanyahu su questa tragedia e relative richieste di risarcimento che dal dopoguerra ad oggi hanno generato fiumi ininterroti di danaro che certamente non sono andati alle vittime.

Nella nostra rassegna internazionale faremo una selezione di testate dichiaramente sioniste che nell’affare Pieronek ci inzuppano il pane, sia pure un pane all’uso loro e secondo la loro ricetta. Così è per DesInfos.com, che pretende di dare una «veritable information sur Israel», incominciando con il chiudere la bocca a chi pensa di dare un’informazione diversa. In 13 paesi d’Europa si va in galera solo a voler essere lievemente critici sulle “verità” spacciate per tali dal Mossad israeliano. Nel testo si trova la sola solfa sull’Iran, tacendo sul fatto che Israele possiede già quell’atomica che si contesta all’Iran. Avendola solo Israele e gli altri no, possiamo naturalmente dormire tranquilli fra due guanciali. L’una parte del testo veritiera è la seguente:
Lundi, un évêque catholique polonais, Tadeusz Pieronek a déclaré que les Juifs s’étaient « approprié » l’Holocauste comme une « arme de propagande ». Les Juifs, a-t-il dit, « jouissent d’une bonne presse parce qu’ils disposent de moyens financiers puissants, d’un énorme pouvoir et du soutien inconditionnel des Etats-Unis et cela favorise une certaine arrogance que je trouve insupportable.
Ma Caroline non riesce a dimostrare che questa parte dell’intervista sia falsa: è semplicemente inaudita, nel senso letterale ed etmologico del termine. Come è potuta scappare alle maglie della censura? Basta verificare la copertura mediatica della notizia, come abbiamo fatto, per constatare il condizionamento internazionale dei media. Che sia stato investito molto danaro per il controllo dei media pare evidente. Decisamente minoritarie, e precarie nella loro visibilità, sono voci come qulla di Leila Mazboudi, che mette bene in evidenza l’arma spuntata dell’accusa strumentale di antisemitismo, la cui forza non è la sua credibilità ma consiste nell’apparato repressivo di cui si avvale. L’articolo è del 26 gennaio. Si avverte alla fine che il “caso” Pieronek è tutto da seguire. Ed è quello che stiamo facendo.

Su le Parisien del 31 gennaio appare l’intervista al presidente di una nota associazione, preposta alla delazione, da quando la legge Fabius-Gaissot ha soppresso la libertà di pensiero. Costoro temono non solo la “negazione” che rinvia non a maggiori ricerche ed approfondimenti storici, ad una professione forzata di fede, degna dei tempi in cui vigeva l’Inquisizione, ma temono egualmente la “banalizzazione” della Shoah:
«– Quel est le problème aujourd’hui ?
• Je constate un phénomène très grave qui n’est pas seulement celui du danger du négationnisme mais aussi celui de la banalisation de la Shoah. Tout récemment un évêque polonais, Mgr Pieronek, a déclaré que les Juifs instrumentalisaient la Shoah. Non, les Juifs n’instrumentalisent pas la Shoah. Je suis inquiet de l’amalgame qui s’instaure entre ce qui s’est produit durant la Seconde Guerre mondiale et certains événements plus récents. La « solution finale » a été un projet sans précédent, planifié, d’éradiquer par des méthodes industrielles tout un peuple, hommes, femmes, enfants, vieillards. Bien sûr, d’autres génocides ont eu lieu, comme au Rwanda.
Mais le mot génocide est scandaleusement galvaudé par les islamistes et leur
amis qui l’appliquent au conflit israélo-palestinien. Ce genre de discours se propage de façon diffuse.».
Come a dire che la semplice comparazione con eventi genocidari che si giudichino o che risultino ancora più gravi ed orribili di quelli a noi giunti per narrazione, costituisce una “banalizzazione” o “riduzione”, anch‘essa suscettibile di incriminazione. Che la strumentalizzazione non ci sia, è sufficiente che lo dica Prasquier. Basta la sua parola, che varrebbe di più di quella di un vescovo cattolico o a quella del commissatio Onu Goldstone, peraltro pure lui ebreo e sionista. In realtà, basta percorrere la storia delle sofferenze inflitte ai palestinesi perchè si sciolga come neve al sole la pretesa superiorità morale degli «industriali dell’olocausto».

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4.1 - La marea montante. – Si distinue nel web francese il pezzo che appare su Obs.com che titola: Catholicisme. La Shoah, “une invention juive”, selon un évêque, alle 16:07 di oggi 25 gennaio, dopo che su altri siti è già apparsa, una smentita che sembra non si abbia interesse a menzionare. Finora abbiamo parlato di “olocausto” piuttosto che di “Shoah”: i due termini non sono equivalente; il secondo non è la traduzione in ebraico del primo, che ha un contenuto prettamente teologico o religioso. Inoltre, il termine “invenzione” è riferito in primo luogo all’immagine di una Polonia antisemita: contro questo luogo comune il vescovo insorge. Inoltre, nel momento in cui il giornalista riferisce nuovamente “invenzione” accostandola a “Shoah”, si può facilmente intuire che si intende strumentalizzazione, ma non inesistenza dei campi di concentramento in quanto tali, dove morirono non pochi polacchi, dato che è in pratica sempre taciuto. Compare qui l’accostamento con il caso Williamson e la chiamata in causa di tutta la chiesa cattolica. Questa aggiunta è del redattore anonimo della nota: getta olio sul fuoco e dovremmo almeno conoscerne il nome! Ne riporto il brano:
L'Eglise catholique n'en est pas à sa première polémique concernant la Shoah. Le 22 janvier 2009, Mgr Richard Williamson, alors qu'il était responsable du séminaire de la Fraternité Saint Pie X en Argentine, avait nié la mort des juifs dans les chambres à gaz au cours d'une interview diffusée par la télévision suédoise le 22 janvier 2009.
Puis, en décembre, Benoît XVI avait pris la décision très controversée de faire progresser le processus de béatification de Pie XII, contesté pour son silence pendant la Shoah.
In realtà, la contestazione fatta da Williamson riguardava non il fatto della morte nei campi dei concentramento, ma l’esistenza delle camere a gas. A ben riflettere, per chi morì effettivamente, pochi o molti che fossero, poco importa che la morte sia avvenuta mediante ingresso nelle camere a gas o in altro modo. Per chi invece su quella morte – la si chiami “olocausto”, “Shoah” o altrimenti – ha fondato quella che Norman G. Finkelstein ha chiamato «L’industria dell’olocausto», importa assai tutto quello che rischia di dare una diversa versione di ciò che veramente accadde. Per un normale cattolico, battezzato e cresimato, non esiste nessuna relazione fra le opinioni storiche del vescovo Williamson e la sua riammissione o meno nella comunità ecclesiale. Vi possono essere ragioni canoniche, dogmatiche, di fede, per non ammettere chicchessia nella Chiesa o per escluderlo, per “scomunicarlo”, ma è ben strano che queste ragioni debbano consistere quasi in nuovi articoli di fede consistenti in determinate versioni ed interpretazioni storiche di come le cose andarono durante la seconda mondiale, dove morirono a seconda delle stime fino a 70 milioni di persone, che certamente meritano indistintamente tutti una pietà cristiana. Altre religioni possono regolarsi con i morti come vogliono, ma il sentimento di pietà è proprio del cristianesimo e la pietas esisteva già nella religione greco-romana. È probabile che il redattore anonimo di Nouvelobs.com sia un sionista: ve ne sono parecchi annidati nelle redazioni dei maggioi quotidiani ed un intero esercito di blogger è alle dirette dipendenze delle forze armate e dei servizi israeliani. Vedremo in tempo reale fin dove verrà portata avanti questa nuova campagna contro un vescovo cattolico, questa volta non lefevriano. Probabilmente si vuole colpire tutta la chiesa cattolica. Forse credono di averne la forza e di poter condurre questo attacco con successo.

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4.2 - Lettre à l’Episcopat polonais di David Goldman. – Il nostro monitoraggio della stampa mondiale, in francese, italiano, inglese, tedesco, spagnolo (non conosciamo altre lingue moderne) dimostra senza ombra di dubbio che esiste quel controllo della stampa di cui Pieronek appunto parlava. Non si spiega altrimenti la grande uniformità e l’evidente concertazione di una campagna di stampa secondo canoni collaudati e già visti. Vi sono però voci molto significativi, di ben diverso orientamento, che non dispongono tuttavia della stessa artiglieria mediatica, capace di fare nell’informazione la stessa operazione “Piomo Fuso” messa in atto a Gaza, giusto un anno fa. Riportiamo per intero il testo della lettera, la cui prima fonte è il sito Yecouroun:
Lettre à l’Episcopat polonais

Par David Goldman, Brorklyn, New-York.

Messieurs,

J’ai lu à l’Internet les propos de l’évêque Pieronek concernant l’Etat d’« Israël » et l’ « Holocauste », et en tant que Juif orthodoxe opposé au Sionisme et au comportement des Sionistes, je tiens à exprimer par la présente qu’il y a des Juifs qui s’opposent à la Barbarie qu’est l’Etat sioniste et qui s’opposent à la manipulation par les Sionistes des évènements de la Deuxième Guerre Mondiale (ce que les Sionistes appellent l’« Holocauste ») pour se permettre de terroriser et oppresser les indigènes de Palestine.

L’évêque Pieronek a fait des déclarations très importantes et judicieuses concernant le contrôle par des « Juifs » sionistes des medias, de l’enseignement et de la politique au profit de l’Etat voyou qui se nomme « Israël ». Je suis sûr que les Sionistes chercheront à le persécuter à cause qu’il a dévoilé leur agenda et leur comportement, qui sont en vérité en contradiction totale avec la Thora, avec la religion Juive.

Les Sionistes sont pareils aux incendiaires qui allument un feu et puis crient à l’« antisémitisme » dès qu’ils sont attrapés pour avoir mis le feu, partout dans le monde, et particulièrement en Terre Sainte.

Respectueusement,
David Goldman
Brooklyn, NY
La si trova ripresa sul sito del «Parti Anti Sionista» francese, che si è presentato alle ultime competizioni elettorali francesi e che al di là dei suffragi ottenuti manifesta una crescente insofferenza verso sempre maggiori restrizioni alle nostre libertà civile e soprattutto alla fondamentale libertà di pensiero e di espressione, vero fondamento di ogni vera democrazia.

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5. La notizia in lingua tedesca. – Finalmente compare qualcosa in lingua tedesca, ma non mi è chiaro se si tratta di un sito propriamente tedesco o di una redazione in lingua tedesca da parte di una emittente non tedesca. Non ci diamo per ora grande pensiero. La notizia è abbastana ampia e riporta cose già note. Riporta la notizia della smentita. Il vescovo non ha potuto vedere il testo scritto e quindi autorizzarlo. Lentamente ed in notevole ritardo rispetto ad altre fonti appare qualcosa sulla stampa tedesca: inizia a parlarne l’Handelsblatt. La legislazione tedesca è la più feroce sulla “negazione” dell’«olocausto». Non esiste protezione costituzionale della libertà di pensiero e di espressione in quanto l’Auschwitz-lüge è stata inserita nella stessa costituzione, in contrasto con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e della stessa Carta europea dei diritti. Ogni anno in Germania ben 15.000 persone vengono condannate per reati di opinione. Se il vescovo Pieronek si fosse trovato in Germania, sarebbe stato subito sbattuto in galera. Credo che sia intenzionale la mancanza di copertura giornalistica sui cinquanta casi quotidiani che in Germania colpiscono ogni giorno altrettante persone. Uno degli ultimi casi di cui ho avuto notizia riguarda un padre di famiglia condannato a nove mesi senza condizionale per la sola grave, gravissima colpa di aver passato ad un amico un libro di uno scrittore revisionista, Rudolf, già in carcere per averlo scritto. È assurda quanto grottesca la pubblicità che in questi giorni viene fatta a mostre e spettacoli vari sull’«olocausto», quando scontano anni di carcere migliaia di persone che hanno osato esprimere critiche alla memorialistica ufficiale. Come a dire: è come ti dico io, altrimenti vai in carcere. Se questa non è barbarie, non saprei come altrimenti definirla. Almeno la gente sapesse!

A mio avviso, è piuttosto sciocco riferire, a quanto sembra di capire, con aria trasecolata su Der Tagesspiegel che secondo un vescovo polacco di nome Tadeusz Pieronek l’«Olocausto» è un’«arma di propaganda». Poiché è appunto un vescovo a dirlo, non un qualsiasi matto, di quelli che in numero di 15.000 ogni anno vengono condannata in Germania – dove si rinnovano i passati orrori – converrebbere chiedersi se questa matura opinione abbia o non abbia un qualche fondamento. Ma di questi interrogativi è difficile trovarne nella Germania uscita dalla devastazione del 1945, quando tutte le donne tedesche a portata di soldato liberatore vennero violentate. Tutto sommato, non è un male se una simile intervista, autorizzata o meno, viene sempre più diffusa e fatta conoscere. Si può sperare che chi legge abbia più discernimento di chi scrive sui giornali, ripetendo la stessa parola d’ordine, l’identica velina. La notizia appare anche su Neues Deutschland, dove ti vanno ad intervistare l’ambasciatore israeliano per ottenerne un prevedibile commento, a due giorni dalla Festa internazionale della Memoria, quasi fosse scontato che questa debba essere a senso unico. Ed in Germania, in effetti, lo è, pena il carcere per chi ricorda ovvero pensa e interpreta diversamente: un bell’esempio di Liberazione! Che Pieronek non sia come Williamson un outsider è sottolineato in apertura su 20 Minuten online. Ancora la Reuters che riporta anche in lingua tedesca una notizia che abbiamo già letto in altre lingue.

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6. Sul web italiano: a) La Stampa. – A firma Marco Tosatti è riprodotto tale e quale, sul sito web de La Stampa, senza neppure correggere banali refusi il testo dell’intervista apparsa su Pontifex.Roma, al quale dunque si deve lo “scoop” giornalistico. Tosatti aggiunge in più una nota della Reuter:
Le dichiarazioni del vescovo Tadeusz Pieronek, ex capo della conferenza episcopale polacca, hanno provocato preoccupazioni tra i responsabili delle comunità ebraiche in Polonia e in Italia dopo essere state pubblicate sul sito Web www.pontifex.roma. Successivamente Pieronek è apparso in tv per dire che le sue dichiarazioni sono state travisate e ha negato di aver pronunciato in particolare la frase, a lui attribuita, "l'Olocausto in quanto tale è un'invenzione degli ebrei". Ha detto anche di non aver "autorizzato" la diffusione dell'intervista, che era disponibile anche questa sera sul sito Web.
Seguono in questo momento 9 commenti di internauti, firmati con nickname o anonimi. Nessun commento o analisi da parte del giornalista, ma è in sé notevole il fatto che qualcuno, benché all’estero abbia il coraggio di dire il fatto suo a questo altissimo personaggio che è Riccardo Pacifici, ossia «il Presidente della Comunità Ebraica romana» che un vescovo polacco osa criticare «per le sue affermazioni sulla Polonia e l’Olocausto». Quanto poi alla nota di agenzia Reuter – a chi appartiene? – gustoso la frase «che era disponibile anche questa sera sul sito web». Come a dire: affrettatevi a toglierla o a farla togliere! Anche la frase incriminata dell’intervista è in realtà innocente se la considera alla luce del libro di Norman G. Finkelstein e non significa di per sé che i concentramento siano stati una «invenzione» da parte di nessuno. Infatti, dal contesto dell’intervista lo si capisce benissimo. E dunque ciò che viene criticato è l’uso strumentale dell’«Olocausto», sulla cui terminologia esattamente il 3 maggio 1994 usciva propio sul quotidiano La Stampa un articolo dello storico ebreo Sion Segre Amar dal titolo: Ma non chiamatelo olocausto, dove l’autorevole ebreo della Comunità torinese stigmatizzava l’uso di questo termine. Gli odierni Pacifici si sono dimenticati perfino di ciò che dicevano i loro correligionari, ammesso che lo abbiano mai saputo, ammesso che conoscano l’opera di un Rabkin. Costoro credono di essere gli “unici” ebrei, laddove appunto per un Rabkin meriterebbero il solo nome di “sionisti”, che è cosa distinta da “ebrei” – grosso modo corrispondenti ai “laici” cattolici – e “giudei” ossia, secondo la terminologia di Rabkin, i veri ed autentici custodi osservanti della Torah.

I Commenti ad una notizia sono in genere quel che sono e vale per essi in linea di principio quanto gli esperti internauti sanno. E cioè che nella rete agiscono veri e propri attivisti del sionismo, oppure che i commenti sono filtrati dall’Amministratore, oppure che si tratta in genere di un pubblico abituale a seconda della linea politica della testata. Vale la pena comunque dare un’occhiata. Patetica la «cattolica amica dei prediletti fratelli ebrei»: c’è cattolicesimo e cattolicesimo. Sarebbe da chiedere a Margherita: e che, quelli di Pontifex.Roma, non sono forse cattolici? I successivi commenti paiono però liberi e non filtrati. Ne viene fuori la constatazione del “buon senso” delle dichiarazioni del vescovo polacco: nulla in fondo di cui dolersi o dover ritrattare. Niente di grave al lume della ragione naturale, Margherita permettendo. Manca una chiara consapevolezza critica del termine “antisemitismo”, buono per ogni occasione ed ormai privo di senso linguistico. Manca egualmente una visione critica della storia del Novecento: le solite banalità hollywodiane.

Un semplice copia ed incolla il testo che si trova su ECplanet, che di originale ha solo la titolazione, pur significativa: Criticato il Presidente della Comunità Ebraica romana dal vescovo polacco Tadeuusz Pieronek, considerando che Pacifici pare in Italia incriticabile e la comunità ebraica romana intoccabile.

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b) Reuters: “Vescovo polacco provoca irritazione con commenti su Olocausto”. – La titolazione della Reuters a firma Philip Pullella è lasciata come in originale. Viene subito da chiedersi se è consentito anche a noi di irritarci qualche volta. Ma leggiamo il testo italiano con le nostre lenti. Si nota che il vescovo polacco è “importante”. Dunque, non un parroco di campagna, di cui si può non tener conto. Consueta discriminazione della dignità umana. Quindi si parla della «irritazione” della comunità ebraica, quasi fosse una comunità di alieni rispetto alle società in cui vivono, destinate a subirne la ricorrente “irritazione”. Che il vescovo polacco possa avere una qualche ragione è un dubbio che non ci si pone affatto: tanta granitica certezza non ha eguale da nessuna parte, in nessun ambiente. Incomincia la pressione terroristica su un anziano vescovo di 75 anni. Costoro non hanno pietà, un sentimento che è loro del tutto estraneo. Lo sappiamo bene: domani in alcuni paesi si celebrerà il 65° anniversario etc., ma una celebrazione imposta dalle stesse Lobbies che stanno montando l’ennesima campagna di stampa. Purtroppo per loro la Memoria umana è tale da suscitare una contromemoria: se mi imponi con la forza, per legge, una detrminata verità, mi induci a pensare esattamente il contrario, vero o falso che sia. Di certo, voglio verificare con i miei propri mezzi e con la mia – non con la tua – testa. A proposito della proprietà della stampa. se sia vero o meno ciò che il vescovo Pieronek afferma, è sufficiente a dimostrarlo questa nostra rassegna stampa ed il modo in cui la notizia rimbalza da una parte all’altra del mondo: sono tutti d’accordo ed a stento si trova qualcuno che prende le difese del povero vescovo, che dice cose assolutamente sensate, condivisibili o meno. Non ho letto nessuna confutazione critica a ciò che egli ha detto. Verrebbe da chiedersi perché mai Passerman dovrebbe essere sconvolto da ciò che dice un vescovo polacco, quando lui ha fatto sapere di essere stato contrario alla visita del papa in sinagoga. Ed inoltre che lui sia “sconvolto” è cosa che di per sé potrebbe non interessare. Per equità, andrebbe chiesto ad un comune cattolico, non praticante, non altolocato, quanto sia egli rimasto “sconvolto” nel vedere per televisione il rabbino che interrompeva in diretta il papa Bendetto XVI, colpevole di aver detto “Terra Santa”, e per questo tacciato di «antisemitismo». È davvero triste dover ogni volta leggere le esternazioni di Abe Foxman senza che mai nessun rilievo venga mossa alle impertinenze di questo signore d’Oltreoceano che viene in Roma, considerandola una sua dependance. Non poteva mancare di venir riportata una dichiarazione come quella di Piotr Kadlcik, quasi che la “controversia” a senso unico non sia stata tutta montata finora solo dai media e dagli esponenti sionisti, che non vedono l’ora di poter infliggere al vescovo Pieronek lo stesso ignobile trattamento riservato al vescovo Williamson, colpevole di aver espresso una mera opinione e trattato molto peggio dei preti pedofili.

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c) il Giornale del Friuli libero. – Non esce dal coro il sito web friulano. Almeno riuscissero a liberare la loro testa dai pregiudizi. Non ho potuto trovare fino a questo momento nessun commenbto critico ed indipendente della notizia. Tutti gridano allo scandalo senza essere minimamente in grado di entrare nel merito delle affermazioni attribuite al vescovo polacco. Qualcuno dice che il sole splende o che sta piovendo e tutti si scandalizzano perché qualcuno ha detto che il sole splende in cielo o che invece sta piovendo, ma nessuno verifica se in cielo vi è il sole o sta invece priovendo.

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d) «Informazione Corretta». – Come ne eravamo certi, il massimo della volgarità immaginabile lo si trova nella testata sionista torinese, o forse israeliana. Nella pagina di specifico sul caso vi è un articolo di Maria Serena Natale sul Corriere della Sera. Il tono è irriverente, come sempre quando si parla di clero cattolico e di cattolicesimo. Resta in effetti un mistero, di Fatima, questa ostinazione da parte cattolica a volere un “dialogo interreligioso” tutto in conto perdite: più ti insultano e più cerchi il dialogo. È veramente un profondissimo mistero questo atteggiameno della gerarchia vaticana. A sentir parlare di marcio proprio Ugo Volli è cosa che fa cascare le braccia: leggi e passa! L’ignoranza spacciata per storia. La totale mancanza di legittimità di un’occupazione coloniale seguita da genocidio come fonte di pretese giuridiche e morali di ogni sorta. Mai violenza bruta fu piùà contraria ad ogni principio di umanità e giustizia. Lo scandalo ed il mistero è perché mai il magistero morale dei pontefici romani non pronuncia la più forte e dura condanna. Se si accusa Pio XII di aver taciuto, cosa dire di quanti non hanno visto, non vedono e non sentono nulla di un genodicio di si consuma sotto i loro occhi? E cercano il dialogo! Ma di che? Per fare che? Che si aspettano? che facciamo la fila per farci circoncidere? Mah! Ad oltre un secolo da quando Bernard Lazare ha scritto la sua classica opera sull’antisemitismo non vi è stata nessuna risposta alla sua domanda: ma perché costoro in tutto il corso della loro storia religiosa – di questo si tratta, non di “popolo” – si sono rese invisi a tutti i popoli della terra con i quali sono venuti in contatto ed in tutti i tempi? Forse la risposta la si può cercare, in parte, in quella arroganza e presunzione di cui il vescovo polacco appunto parla. Senza contare il genocidio dei palestinesi rivendicato come sacro diritto. Ci riesce quanto mai penoso dover prestare attenzione al “corretto semiologo”, di cui manco il nome vogliamo fare. È tanto sicuro di sé da poter dispensare al mondo intero patenti di “sciocco”, “cretino” e simili, senza dubitare che questi termini gli sono propri. La penosa vicenda del vescovo Pieronek tradisce in realtà un regime di terrore che attraverso tutta l’Europa. Per chi vuole intendere ed ha inteso tacendo il detto: Pulcinella a modo suo disse la verità.

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e) L’inviato speciale. – Il commento della notizia è qui più ampio di quanto si è potuto leggere finora sul web italiano, a parte questo nostro blog che supera ogni altro in analisi. Viene da chiedersi dove vuole andare a parare l’estensore del testo “speciale” e cosa vi sia di speciale. Proviamo a fare qualche osservaziine via via che leggiamo. Intanto è alquanto gratuiti il “retaggio antisemita” attribuito al vescovo. Ormai nessuno è pià al riparo da questa vera e propria accusa, con risvolti penali. Chiunque accenni la più pallida critica riconducibile ad un ambito ebraico diventa antisemita. Per la verità, leggendo un autore come Rabkin si arriva a capire che siffatti ebrei non hanno molto a che vedere con il giudaismo religioso, la cui critica religiosa, cioè l’antigiudaismo, dovrebbe essere attività peraltro lecita, che non ha nulla a che fare con l’antisemitismo nella misura in cui questo sia effettivamente discriminazione e persecuzione di tipo razzista. E non è il nostro caso. Se pare non si conduca contro il vescovo Pieronek la stessa campagna contro il vescovo Williamson è perché ciò che dice il polacco è di assoluto buon senso. La gente, pienamente informata, alla fine direbbe: e non ha ragione? Non dice cose giuste? La consueta operazione mediatica di una stampa che è largamente controllata da Israele sarebbe un boomerang. Certamente, gli strateghi ne avranno concluso che non conviene spingersi troppo in là. Di questo “inviato speciale” è la prima volta che sento parlare, si capisce che non sta dalla parte del vescovo, ma di certo non è il New York Times che possa dare il via ad una battuta di caccia senza quartiere. Ci sono alcune frasi nel testi che mi indispongono, pur mescolate ad ambiguità più o meno consapevoli. Non voglio però avviare l’ennesima polemica e qui mi fermo. Ognuno scriva la sua analisi. Avendo dato il link, confido che il lettore intelligente sappia giudicare e valutare da solo.

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f) Corriere della Sera. – La chiave di lettura è quella che appare e non vale la pena di commentarla. Al momento resta il fatto che la battuta di caccia non sembra voler andare troppo in là. Almeno da parte dei mainstream dell’informazione. La strategia è: colpire un soggetto debole, ma stare cauti quando si tratta di un soggetto meno debole, per tacere del tutto o quasi quando si ha torto marcia e potrebbe esservi un effetto boomerang. Sempre nell’archivio storico del Corriere della Sera, in data 31 gennaio 2009, si trova questa sorprendente dichiarazione del vescovo Pieronek a proposito del collega vescovo Williamson, quasi a dire “scherzi da prete”:
«L' anziano vescovo polacco Tadeusz Pieronek ha dichiarato al sito cattolico «Pontifex» che lui la scomunica a monsignor Williamson non l' avrebbe revocata. «Da noi in Polonia sarebbe già in carcere», ha commentato».
Dobbiamo intendere o che vi sia stata già nel gennaio 2009 una manipolazione del giornalista, o che nel gennaio 2010 il vescovo Pieronek sia diventato anche lui un cosiddetto “negazionista”, termine odierno per indicare le streghe da mandare al rogo. Dei media, si sa, non bisogna mai eccessivamente fidarsi e prendere ogni cosa con le pinze e sempre con beneficio d’inventario.

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7. La replica di Pontifez. – In effetti, non si capisce bene quale sia la smentita del vescovo Pieronek, che probabilmente è stato intimorito dalle reazioni che si sono levate contro di lui da ogni parte. Sembrerebbe che la smentita tocchi la sola parola “invenzione”. L’episodio è certamente assai sgradevole. E se occorre cercare dei colpevoli, io li vedo principalmente in quanti hanno voluto intimidire una spontanea manifestazione di pensiero. La Lobby non è estranea a questi metodi. Fanno parte della sua natura. Ma è anche vero che nessuna manifestazione di solidarietà è andata in soccorso del vescovo. Per quanto io posso sapere da una scrivania davanti ad un computer ed una connessione internet. È un’occasione questa per ribadire e proporre che quanti si riconoscono nella libertà di pensiero devono unirsi in una Lega europea per fronteggiare i nemici della libretà di pensiero. Chi legge queste righe e guarda nella seconda colonna in alto di questo blog trova l’invito ad aderire alla costituzione di un “Comitato europeo per la difesa della libertà di pensiero”. Aderirvi è semplicissimo.

Non è la prima volta che il vescovo Pieronik viene intervista da Pontifex. Se si cerca nel motore interno del sito si vede il nome ricorre spesso. Si trovano 36 risultato in questo preciso momento, cioè alla data 29 gennaio 2010, ore 13:58. Ci interssano qui il post Ancora sul “caso Pieronek” del 28 gennaio, che è una lettera aperta indirizzata al vescovo, a firma addirittura dell’Avv. Carlo Taormina che riporto integralmente:
alla C.A. Mons. Tadeus Pieronek - Con riferimento ad una intervista da Lei rilasciata al sito cattolico “Pontifex” il 25 gennaio 2010, nella quale, tra le altre cose, affermava che la “Shoah è una invenzione ebraica” ho ricevuto incarico dall’intervistatore, il giornalista Bruno Volpe, di accertare se sussistano le condizioni per intraprendere un azione penale per diffamazione nei Suoi confronti. Ella, infatti, il giorno successivo (26 gennaio 2010) risulta aver dettato un comunicato stampa, ripreso anche dalla Agenzia ANSA di Cracovia, con il quale accusava il giornalista di aver manipolato l’intervista e che si trattava di intervista non autorizzata. Quanto a quest’ultimo punto, il mio Cliente mi riferisce che Ella non ebbe a chiedere alcun riscontro prima della pubblicazione, con la conseguenza che, rilasciata l’intervista, essa apparteneva ormai al patrimonio giornalistico dell’intervistatore, responsabile, se del caso, .... di eventuali alterazioni delle parole o del senso. Mi riferisco proprio a questa seconda eventualità quando formulo giudizio di diffamazione da Lei consumata in danno del Dott. Bruno Volpe, allorchè gli attribuisce comportamenti manipolatori, così ledendo l’onore ed il prestigio di un giornalista proprio sul piano della professionalità e soprattutto della correttezza. In considerazione del livello dei personaggi tra i quali è insorta questa spiacevole controversia, Le propongo di diramare un comunicato stampa di rettifica, riconoscendosi nelle parole dell’intervista. Sarà il modo per comporre definitivamente la questione. Laddove, nel termine di dieci giorni dal ricevimento della presente, la rettifica non dovesse essere stata effettuata, agirò come per legge. Sicuro di una onorevole composizione, porgo distinti saluti.

Avv. Prof. Carlo Taormina
Se è vero che in Polonia, come sarebbe stato per il vescovo Williamson – secondo le parole dello stesso Pieronek – si va in galera per il “reato” di negazionismo, il vescovo polacco si trova a dover scegliere fra una causa per diffamazione che l’avv. Taormina vorrebbe intentargli oppure per un incriminazione per “negazionismo” secondo la barbara legge tedesca. Mi auguro che l’avv. Taormina ed il suo cliente abbiano valutato questi aspetti. E che quindi si pongano il più generale problema di una legislazione libertica che incombe su noi tutti. Non starei ad infierire sul vescovo polacco e mi chiedo se il giornalista Volpe era al corrente della legge polacco, quando formulò la sua domanda. Se è davvero il professionista che dice di essere, e non ne dubito, oltre che un buon cristiano, non credo che la sua intenzione fosse quella di mandare in galera il vescovo.

Direi tuttavia che Bruno Volpe abbia reso un pessimo servizio non solo a mons. Pieronek, ma allo stesso cattolicesimo tradizionalista – se è questa la sua collocazione –, ed anche alla se stesso, andando a comunicare gli affari suoi, o meglio i suoi rapporti con Pieronek, proprio ai sionisti di «Informazione Corretta». Un giornalista non è un notaio* e può essere sempre smentito da chi gli concede un’intervista, se non è soddisfatto del servizio. Nell’interesse di entrambi è bene avere l’intervista con domande e risposte scritte, firmate dall’intervistato. Non si capisce il senso di certe domande che Bruno Volpe rivolge a Pieronek in merito ai palestinesi e poi andare a confessarsi proprio con i «Corretti Informatori», che vorrebbero i palestinesi cucinati a fuoco lento. Se ambiguità può esservi stata da parte di Pieronek, non sembra che vi sia meno ambiguità da parte del suo intervistatore, che sembra conoscere poco la geografia politica. Se non è smarrimento e ignoranza, direi che il sito Pontifex.Roma più che cattolico-tradizionalista è sionista-cristiano. Ma si tratta di sapere quanto l’intervistatore è versato sui problemi intorno ai quali pretende di condurre interviste. A torto si ritiene che intervistare una persona sia una cosa piuttosto semplice, una faccenda da ragazzini, un gioco in fondo.
Nota: * O Bruno Volpe è davvero un notaio? Esiste in rete con questo nome un Notaio Bruno Volpe. Ma allora qual è il mestiere che egli intende fare? Il notaio o il giornalista? Credo di tratti di omonimia. E in ogni caso non è è la prima volta che il giornalista Bruno Volpe viene smentito riguardo l’attendibilità delle sue interviste. Ho trovato in rete queste «replica» di Leo Darroch, il quale dice in sostanza al giornalista di non aver capito nulla o quasi sugli argomenti per i quali ha voluto fare l’intervista. È poi singolare che si rivolga ad un legale come Taormina per pretendere che l’intervistato confermi un’intevista non vidimata. Se anche ad essere giornalista, è pure un notaio, avrebbe forse fatto meglio a redigere un atto notarile.
Sembrerebbe, insomma, che il giornalista Volpe abbia suscitato un vespaio, di cui forse non si rendeva egli stesso ben conto. Sembra però pure di capire che lo stato polacco non abbia nessun interesse politico ad incriminare il vescovo Pieronek, che è intervenuto principalmente per difendere i polacchi da un’accusa di razzismo proveniente dall’Italia da parte di un ben noto personaggio. Ma se anche dovesse essere così, è sempre meglio una causa di diffamazione in Italia che non un’incriminazione in Polonia per «negazione dell’olocausto», come sarebbe toccato a Williamson, secondo quanto appena un anno prima dichiarava proprio Pieronek, che adesso verrebbe a rischiare proprio lui in Polonia la stessa incriminazione augurato al suo confratello. Buffa e grottesca situazione ad un tempo!

Ma se anche la minacciata causa dovesse andare avanti e concludersi con vittoria del giornalista Volpe, il povero vescovo si troverebbe nella duplice singolare condizione di diffamato e diffamatore. Non vi è dubbio che in tutta la stampa mondiale di lui si dica tutto il male possibile per la semplice paroletta «invenzione», che peraltro ricostruita in tutto il suo contesto non avrebbe il significato “negazionista” che le si attribuisce. Ma per approdare a ciò bisognerebbe trovare una buona fede ed un’onestà intellettuale che non esiste nei suoi avversari che gli si sono avventato addosso come il cane sull’osso. In fondo, sono io il solo difensore di cui Pieronek disponga in tutta la rete mondiale. Neppure mi conosce e non mi ha certo nominato suo avvocato difensore. Fino ad una settimana neppure io avevo mai sentito il nome Pieronek. Sarebbe poi a sua volta il vescovo Pieronek un diffamatore del giornalista Bruno Volpe, avendogli sconfessato quello che lo stesso Volpe dice di aver sentito, compreso, riportato. Davvero una situazione comica, se mai dovesse finire in tribunale.

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7.1 - Pieronek e Williamson. – Ho dato prima come fonte della notizia il “Corriere della Sera”. Mi sono sbagliato. A proposito della dichiarazione del 30 gennaio 2009 di Pieronek su Williamson la fonte è sempre Pontifex. Infatti, la data dell’archivio storico del Corriere della sera è il 31 gennaio 2009, dove viene riportato la frase presa da Pontifex. L’articolo è importante ed istruttivo. Si tratta di un’intervista concessa allo stesso giornalista Bruno Volpe, che dunque non è uno sconosciuto per mons. Pieronek. Ne riporto per intero il testo, per poi commentarlo di seguito. Alcune piccole correzioni di evidenti refusi sono nostre.
– «Da noi, in Polonia, Monsignor Williamson sarebbe già in carcere, come è capitato ad altro storico negazionista, venga a visitare i campi di concentramento, studi e la smetta di dire cose false e che non stanno né in cielo, tanto meno in terra». Lo afferma Monsignor Tadeuz Pieronek, già Presidente della Commissione episcopale polacca, contattato per telefono nella sua abitazione nel centro di Cracovia.
– «Sa, la situazione polacca è particolare. Qui il tema olocausto è maggiormente sentito. Da Vescovo rispetto la decisione del Papa, penso sia un bel gesto di misericordia che a lungo termine darà i suoi frutti. Ma nel breve e medio periodo avevo messo in conto le reazioni e le difficoltà e le dico che la gente, non i Vescovi, ed io non parlo a nome di essi, ma personale, non la ha compresa del tutto».
• Vuol dire che i polacchi, duramente colpiti dalla furia nazista, non hanno metabolizzato la decisione papale?
– «guardi io non ho la pretesa
di interpretare tutta la Polonia e meno ancora la Chiesa. Ma certamente chi ha subito lutti e rovine, fa molta fatica a comprendere il gesto del Papa che in se stesso è bello. Per altro verso, i soliti nemici della Chiesa ne hanno approfittato per attaccare sia il Papa che la Chiesa. Insomma, i nemici sono sempre in agguato e non sprecano occasione per agire. In sostanza sono certo che la volontà del Papa sia santa e buona, ma forse era giusto valutarne le conseguenze nell’immediato».

• Lei crede che sia una decisione valutabile in doppia chiave?

– «Nel lungo periodo penso che possa dar frutto, per oggi constato la maretta che bolle in pentola. Lo ripeto, i polacchi hanno avuto ed hanno qualche perplessità».

• Da qualche parte si è scritto che era uno schiaffo a Giovanni Paolo II.

– «No. Ogni Papa valuta alla sua maniera ed ha il suo stile. Giovanni Paolo II aveva le sue idee, Benedetto XVI le proprie, altrettanto rispettabili. Da Vescovo rispetto quello che il Papa ha deciso. Lo ha fatto per ragioni di mera misericordia. Ora a noi Vescovi e pastori sta il compito, che in Polonia le assicuro non è facile, di spiegare le ragioni della revoca».

• Il tema si è fatto più complicato dopo le parole del Vescovo Williamson che ha negato l’esistenza delle camere a gas?

– «Sarei ipocrita se dicessi che quelle frasi non hanno turbato la coscienza del nostro popolo duramente colpito dalla crudeltà nazista. Probabilmente, ma la mia non è una critica al Papa, se avessi saputo in anticipo le idee di Williamson, io non gli avrei revocato la sua scomunica. Se per un uomo qualsiasi negare la shoa è grave, molto di più lo è per un religioso che dovrebbe predicare amore e pace e il rispetto della vita e della sua dignità».

• Williamson contro il Magistero della Chiesa?:

– «In questo no. Egli ha parlato da presunto storico e non in questioni dogmatiche e da questo punto di vista non è canonicamente perseguibile. Insomma non ha violato dogmi, ha solo insultato il buon senso e la verità storica. Gli dico che non conosce i fatti, la storia, è ignorante e deve venire da queste parti per constatare. Lo invito volentieri. Mi permetto di ricordargli che se avesse detto queste cose qui, oggi sarebbe in carcere».

• Pensa che i lefebvriani rientreranno nella piena comunione con Roma?

– «Dunque, il cammino si annuncia difficile e pieno di difficoltà. Loro devono accettare il Vaticano II, la libertà religiosa, l’ecumenismo, insomma il Vaticano II. La liturgia mi sembra un problema secondario, non essenziale. Ne approfitto per esternare la incredulità del popolo polacco davanti a quelle frasi, popolo che tuttavia confida nel Papa, e lo ama, ma quelle dichiarazioni lo hanno ferito. Soprattutto coloro che hanno avuto parenti vittime della furia nazista. Ma questo Williamson non lo sa e lo nega».

Bruno Volpe

Mi dispiace dirlo, ma credo che un «colossale ignorante», in ordine alle questioni toccate, sia proprio Pieronek, non Williamson. Non conosce neppure i termini esatti della controversia storiografica. Le “camere a gas” non hanno niente a che fare né con la teologia né con la pietà verso le vittime, che restano tali quali che sia il loro numero e quale che sia stato il modo in cui sono morti. Di “negazionisti” non ne esistono affatto. E nessuno degli storici indicati con questo nome si autodefinisce “negazionista”. Ho già scritto altrove che il «negazionismo», malgrado finisca in -ismo, non ha nulla a che fare con idealismo, esistenzialismo, materialismo, stoicismo e simili. Si tratta soltanto di una costruzione polemica a scopo di denigrazione, diffamazione e delazione. Insomma, per mandare la gente in galera. Non certo per classificare una corrente storiografica con la quale discutere e misurarsi sul piano del dibattito scientifico. Viene da sorridere il “presunto” storico dato nell’intervista a Williamson. Ma che forse è uno “storico” prefessionista Pieronek? Si possono ben avere opinioni su campi disparati senza per questo essere professionisti in quel campo. A dire il vero, Pieronek non sembra più ferrato in questioni storiche delicate di quanto possa esserlo Williamson, che almeno qualche libro sull’argomento lo ha letto. Di certo, da vescovo, ci sembra che Pieronek sia impietoso e manchi di carità cristiana proprio nei confronti di un suo confratello vescovo. E son preti! Va però detto che fra le due interviste, l’una del gennaio 2009 e l’altra del gennaio 2010, passa giusto un anno e nel frattempo è cresciuta la consapevolezza del genocidio che porta il nome Piombo Fuso, riconosciuto come tale dal rapporto Goldstone.

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8. Finalmente uno «spunto di riflessione» in lingua italiana. – Mi auguro che cessi presto l’epoca dei giornali di carta. Per una riflessione decente sulla vicenda che ha visto un nuovo linciaggio mediatico di un altro vescovo, questa volta polacco e non di un gruppo minoritario come quello levefriano, ma perfettamente integrato nel cattolicesimo polacco, di cui è stato fino a poco tempo voce autorevole. Nell’articolo redazionale di Gaetano Bucci si può anche leggere in un migliore contesto l’intervista di mons. Pieronek, che riportiamo di seguito:
Monsignor Pieroneck, già amico di papa Woitijla e da sempre su posizioni moderate, nella sua intervista ha indicato una serie di punti su cui bisogna interrogarsi, e che il sottoscritto in qualche modo ha già espresso nel passato.

Il Vescovo ha prima di tutto dichiarato che «per un corretto e serio dibattito storico, libero da pregiudizi e vittimismi, gli ebrei dovrebbero chiedersi e domandarsi: che cosa fecero gli ebrei americani e le forze alleate in guerra per evitare quelle tragedie? Poco o niente».

All’accusa di antisemitismo rivolta alla nazione polacca da Riccardo Pacifici della Comunità ebraica di Roma, nel corso del programma “In mezz’ora” condotto da Lucia Annunziata, Pieroneck ha risposto: «La Polonia non ha mai nutrito sentimenti contrari agli ebrei. Chi presenta in questo modo la nostra nazione, é ingiusto e sbaglia. La trovo un’invenzione offensiva per il nostro popolo».

E poi ha proseguito: «Quest’accusa viene da persone che la storia non la hanno studiata. Nei campi di concentramento é innegabile che la maggior parte dei morti furono ebrei, ma nella lista ci sono zingari polacchi, italiani e cattolici. Dunque non é lecito impossessarsi di quella tragedia per fare della propaganda. La Shoah come tale é una “invenzione ebraica”. Si potrebbe allora parlare con la stessa forza e fissare una giornata della memoria, anche per le tante vittime del comunismo, dei cattolici e cristiani perseguitati e così via. Ma loro, gli ebrei, godono di buona stampa perché hanno potenti mezzi finanziari alle spalle, un enorme potere e l’appoggio incondizionato degli Stati Uniti e questo favorisce una certa arroganza che trovo insopportabile».

Sul perché la Giornata della Memoria venga “strumentalizzata”, l’alto prelato polacco ha dichiarato: «La Shoah viene usata come arma di propaganda e per ottenere vantaggi spesso ingiustificati. Lo ribadisco, non é storicamente vero che nei lager siano morti solo ebrei, molti furono polacchi, ma queste verità oggi vengono quasi ignorate e si continua con questa barzelletta nei confronti della Polonia».

Alla domanda se oggi gli israeliani rispettino i diritti umani dei palestinesi, l’alto prelato ha dichiarato: «Vedendo le immagini di quel muro non si può non affermare che si commette una colossale ingiustizia nei confronti dei palestinesi che sono trattati come animali e i loro diritti umani (nella Striscia di Gaza e nei Territori occupati) sono a dir poco violati. Ma di queste cose, complici le lobbies internazionali, si parla poco. Si faccia una giornata della memoria anche per loro. Certo, tutto questo non smentisce la vergogna dei campi di concentramento e le aberrazioni del nazismo».

Credo che da queste dichiarazioni si possa partire, non per sminuire la rilevanza dei gravissimi crimini del nazi-fascismo, ma per discutere più apertamente e senza pregiudizi di sorta sui gravissimi avvenimenti planetari in cui in qualche modo sono richiamate specifiche responsabilità di Israele, “stato democratico” ma anche “stato teocratico” in possesso di sofisticati armamenti nucleari».
Se alla shoah come “invenzione” si premette il “come tale” e si collega questa ultima espressione a ciò che precede, tutto sommato si potrà vedere che non vi è nulla di scandaloso. Ma quando si è prevenuti tutto diventa possibile e ci si può aspettare di tutto da parte di gente senza scrupoli, ma che pretende di tener cattedra di morale oltre che di storia.

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9. “Invenzione” o “furto”: la differenza fa “galera”. – Si è molto discusso sull’intervista del vescovo polacco al sito web italiano Pontifex. Sembrerebbe che addirittura il giornalista voglia fare causa al vescovo. Una persona di buon senso si chiede subito: ma in fondo perché dare tanto peso ad un giornalista? Si sa come sono i giornalisti. Da qualche parte viene chiarito che in realtà il vescovo avrebbe inteso dire non “invenzione” nel senso di qualcosa di fantastico creato di sana pianta, ma piuttosto avrebbe parlato di “furto” nel senso che gli ebrei si sarebbero loro appropriato, strumentalizzandola, di una “tragedia” che è di tutti, e non dei soli ebrei. Lo stesso Pieronek avrebbe detto, secondo l’archivio storico del Corriere della Sera (vedi sopra n. 6 lett. f), che se il vescovo Williamson avesse nel gennaio 2009 fatte le sue affermazioni in Polonia sarebbe finito in galera in quanto “negazionista”. Dunque, vuol dire che lo stesso Pieronek rischia di andare in galera se il giornalista di Pontifex riesce a dimostrare che Pieronek ha detto effettivamente “invenzione” e che ciò equivale a “negazione”. Se il giornalista di Pontifex, sito cattolico tradizionalista, è davvero un buon cristiano ed ha capito la partita che si sta giocando, credo che non vorrà mandare in galera un vescovo cattolico. Bisogna che qualcuno glielo spieghi, se non lo ha capito da solo. Resta però l’assoluta vergogna, per me non inferiore alla stessa Shoah, di una legislazione liberticida che in Europa tiene in galera un numero imprecisato di persone. Il dato certo di cui dispongo è di 15.000 persone che nella sola Germania vengono in media incriminate ogni anno per meri reati di opinione: “invenzioni”, etc. Ciò è inaccettabile e ricorda il tempo dei processi alle streghe e del rogo degli eretici. Siamo nell’Anno del Signore 2010! La legislazione liberticida ha avuto inizio in Israele nel 1986. Dal 1990 in poi è stata adottata nei seguenti paesi: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Liechetnstein, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svizzera. Ciò non sarebbe mai potuto essere senza l’azione di una Lobby capace di insinuarsi nelle segrete stanze del potere. Va ricostruita in tutti i suoi dettagli la storia legislativa di questi veri e prorpi attentati alla libertà di pensiero. I cittadini europei devono essere avvertiti dei pericoli che imcombono sulla più preziosa delle loro libertà: la libertà di pensiero. Corre voce che addirittura Israele vorrebbe il diritto di estradizione per qualsiasi cittadino che incorra nel reato di “negazionismo”. Non per nulla il vescovo Pieronek è stato paragonato ad Eichmann, che in effetti fu rapito dal Mossad in Argentina e processato – per modo di dire – in Israele. Dovevamo essere “liebrati” nel 1945 per conoscere tanta barbarie.

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10. Torna in scena Williamson. – Esattamente un anno fa, per il solo fatto che l’intervista concessa da Williamson a giornalisti svedesi si sia tenuta a Ratisbona, l’Inquisizione locale ha pensato di poter avviare un procedimento, che in questi giorni celebra le sue prime udienze. Finora questa barbarie era riservata ai soli cittadini tedeschi, che in numero di circa 15.ooo ogni anno sperimentano questa sorta di giustizia penale. Se per i casi più noti i cittadini europei ne sanno qualcosa, restano ignoti i circa 50 casi che si verificano ogni giorno nella sola Germania: nulla sappiamo di cosa succede negli altri 12 paesi, fra cui la Polonia, che hanno una legislazione simile. Potrebbe trattarsi di una semplice scritta sulle pareti di un cesso pubblico o di una frase pronunciata all’osteria. Vorremmo sapere. Le cose più innocue ed assurde possono venire contestate come un “reato”. A pensarci bene, acquistano una vera e propria logica taluni atteggiamenti che ho riscontrato nel corso del mio monitoraggio. In un primo tempo avevo attribuito ciò ad una stupidità faziosa. Ma non è così. Ne descrivo la tipologia. Il vescovo Williamson o Pieronek o chiunque altro hanno in fondo espresso una loro propria opinione su fatti storici, trascorsi da oltre messo secolo? Nossignore! Queste non sono “opinioni”! E allora cosa sono? Sono «crimini»! Ecco dunque l’associazione a delinquere istituzionalizzata. Le Diaspore influenzano le legislazioni dei singoli Paesi e spingono a produrre le note legislazioni che intendono reprimere e punire la «negazione della Shoah». È pure vietato cercare di capire cosa sarebbe poi veramente questa “negazione”. Il cosiddetto negazionismo, in realtà, è solo un mero artificio processuale per le più arbitarie delazioni ovvero uno strumento concesso ad una minoranza per opprimere la maggioranza dei cittadini. Ma non è questo il punto. Fatta la legge, occorre trovare i delatori. Ve ne sono in abbondanza. Sbaglia di grosso lo spirito ingenuo il quale ritenga che di tutto si possa discutere con chiunque. Costoro non vogliono discutere e confrontarsi con nessuno. Vogliono solo criminalizzare e possibilmente mettere dietro le sbarre il mondo intero. Nel caso di Pieronek questi aveva ben pensato di difendere i polacchi da un’accusa collettiva di razzismo. Siamo arrivati all’assurdo manifesto, ma non per questo si intravedono segni di ravvedimento.

In condizioni normali a doversi difendere dovrebbero essere i delatori, non chi ha il solo torto di avere delle opinioni, nello spirito e nella carta della dichiarazione universale dei diritti che riconosce ad ognuno la libertà di pensiero. È grottesco come un vescovo, il vescovo tradizionalista Williamson, se lo volesse, potrebbe negare e ripudiare tutti i fondamenti della sua fede: la divinità del Cristo, la verginità di Maria, la dottrina della Trinità, l’esistenza dello Spirito Santo, etc., senza che da questa negazione debba discendere per lui nessuna conseguenza penale. Ed invece gli vengono comminate pene e pubblico ludibrio per il fatto di dissentire su delle mere tesi storiche, peraltro controverse. Si pretende che venga “scomunicato”, espulso dalla Chiesa, non per aver rinnegato Cristo, al quale i levefrevriani pensano di restare fedeli più di quanto non lo sia il papa stesso, ma per aver negato la “Shoah”. Per poter capire questa storia assurda è necessario comprenderne il meccanismo. Attraverso un procedimento puramente meccanico le stesse lobbies che spingono al linciaggio hanno potuto produrre in ben tredici paesi d’Europa del veri e propri cappi legali, appunto in reato di “negazione della Shoah”, per il quale il giudica applica rigoramente la legge. Se per ipotesi quella stessa legge sancisse che un uomo è in realtà una donna e viceversa a nulla servirebbe fornire in tribunale prove tangibili della propria virilità o femminilità. A questo meccanismo legale va poi aggiunta la struttura delle delazione e della diffamazione. Ed è così che i conti contano sul piano della comprensibilità meccanica e fattuale.

Per dirne una, che viene fresca fresca da New York, dove fra l’altro risiede la più importante componente della Israel lobby, è appena uscito in dicembre dell”anno appena trascorso un libro che fa il punto sul «dibattito intorno all’olocausto». Si noti che l’autore del libro uscito a New York non rischia assolutamente nulla. Le delizie della libertà i vincitori del 1945 ed i loro predilletti alleati israeliani ce li hanno riservate tutte a noi, per nostra gloria ed edificazzione morale e intellettuale. In questo libro si può trovare, fra l’altro, che la cifra di 6.000.000 di vittime è una sorta di “numero magico”, di natura cabalistica, che non ha un significato propriamente aritmetico, statistico, ma è uno dei pilastri su cui si regge tutta la teologia della Shoah. Gli altri due pilastri sono costituiti dall’esistenza delle «camere a gas» in quanto strumento necessario di morte. Se qualcuno si lasciasse andare a sostenere che i morti siano morti, in egual numero, non mediante gas, ma per avvelenamento o strangolamento o fucilazione, verrebbe applicata egualmente la pena per il reato di “negazione della Shoah”. Il terzo pilastro della nuova fede religiosa è quella della «intenzionalità» dello sterminio, ma si tratta sempre di un data di fede, perché non è consentito ricercarne le prove documentali su fonti storiche primarie. “La Repubblica” non è nuova a questa caccia alle streghe. Non siamo ancora in Germania, dalla quale esattamente come 70 anni fa rischiamo di importare quelle stesse legislazioni di cui oggi ci si lamenta. Infatti, Williamson può essere processato in Germania, dove ogni giorno si verificano 50 casi analoghi ma meno noti. Ad essere “inchiodato in modo definitivo” è chi scrive l’articolo, dimostrando di non sapere neppure di cosa sta parlando.

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10.1 - Quale lo scandalo? – Un senso morale pervertito e contorto porta a vedere lo scandalo la dove non dovrebbe esservene affatto e non lo si avverte dove invece lo scandalo esiste. Provate ad immaginare un automobilista che anziché fermarsi per strada a dare soccorso ai feriti e chiamare l’ambulanza, si fermi invece per rapinare il moribondo. Provate ad immaginare che altri gridino allo scandalo non per la mancato omissione di soccorso, ma per la mancata rapina. È quello che succede con il caso Williamson e con il caso Pieronek. Non ci si scandalizza per la manifesta violazione della libertà di pensiero su un fatto storicamente controverso, se decine e decine di mugliaia di persone si ostinano ad avere una diversa visione storica, ma si dà addosso a due prelati quasi fossero loro stessi ad aver mandato nei campi di concentramento, oltre 65 anni fa, le povere vittime, che diventano nuovamente vittime per l‘uso stromentale che si fa della loro tragedia. Hic Rodus hic salta! Non può esservi dubbio di sorta che sia Williamson sia Pieronek sia le tante migliaia di persone che hanno sofferto il carcere non hanno fatto altro che esprimere un‘opinione, un giudizio storico e morale, una valutazione, ma non hanno posto in essere nessuna concreta condotta che sia lesiva di un concreto altrui diritto. La veridicità storica o meno dei fatti controversi è assolutamente irrilevante sul piano dell’esercizio del diritto fondamentale alla manifestazione di un proprio pensiero. La materia può essere unicamente di competenza degli storici e di quanti vogliono interessarsi ed erudirsi in un fatto risalente ad oltre 65 anni e che è storia a tutti gli effetti. Diversamente, si dovrebbero poter applicare eguali sanzioni a tutta la storia umana di cui si abbia qualche conoscenza e che viene sempre riscritta a seconda che si abbiano nuovi documenti o ci si accorge che gli stessi documenti sono suscettibili di nuove e diverse interpretazioni. È scandaloso che questo lavoro non si possa fare ed è scandaloso che ben individuabili lobbies conducano impunemente campagne di diffamazione contro pacifici cittadini che in modo del tutto legittimo esprimono una loro opinione.

Una simile perversione del senso morale la si può spiegare, descrivendo il modo in cui una lobby ha operato nel corso degli ultimi decenni. Si incomincia con creare la legge o un complesso di leggi che stabiliscono sanzioni penali per chi osi pensare diversamente. Quindi, un insieme di associazioni si assume il compito della delazione. Una rete di organi di stampa creano lo scandalo e tentano di influenzare l’opinione pubblica, ma soprattutto offrono pezze di appoggio a politici ed operatori che agiscono in posti chiave. Si acchiappa quindi il malcapitato e gli si infligge una condanna esemplare, producendo il massimo isolamento della sua persona e la completa emarginazione. A questo punto il rogo è bello e allestito. Non resta che farvi sopra la vittima ed accendere il fuoco. È importante che il caso venga dimenticato al più presto e che non induca alla riflessione. Si avverte infatti un senso di fastidio, quando ci si ritorna sopra: E che (“ariecco Williamsom…” e simili espressioni che si trovano nei siti dei delatori di professione) se ne parla ancora? Naturalmente, si deve accuratamente nascondere il fatto che a cadere nella rete sono in decine di migliaia. Facendo appositi calcoli, per generazioni e paesi, si arriverebbe a milioni di persone, ben oltre il numero magico di sei milioni. Un po’ troppi per non suscitare una ribellione di massa che porti all’abbattimento dei roghi. Vi è da sperare soprattutto nella ribellione dei giudici e dei poliziotti, se diventa loro consapevole il fatto che commettono una grossa ed evidente ingiustizia.

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venerdì 15 gennaio 2010

Teologia politica: 83. Benedetto XVI sotto il tiro della critica ebraico-sionista

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È meritevole di studio il mutamento dei rapporti fra cattolicesimo ed ebraismo dopo il Concilio Vaticano II. È come se vi fosse un assalto da parte dell’ebraismo, che pretende dal cattolicesimo sempre di più. Ci si chiede dove si fermeranno le pretese. Ormai i papi non possono più proclamare i loro santi senza il “nulla osta” della sinagoga. È una situazione allucinante. I papi vengono distinti in “buoni” o “cattivi” a seconda del loro atteggiamento verso un ebraismo che in fondo non si sa bene cosa sia: giudaismo, sionismo o un generico laicismo ebraico? In questa scheda analizzeremo gli attacchi, le critiche, le pretese verso il papa ora in carica: Benedetto XVI, ossia Joseph Ratzinger. Non sappiamo dove la nostra ricerca ci condurrà, ma siamo certi che sia questo un buon punto di osservazione per lo studio di una fenomenologia piuttosto sfuggente.

Vers. 1.4/25.1.10
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Sommario: 1. Ma che vogliono? – 2. E noi, il diritto di criticare gli ebrei, ce lo abbiamo? – 3. Inciucio teologico? – 4. Ne valeva la pena? – 5. Dire “Terra Santa” è antisemitismo? – 6. Una decisione sofferta da chi? – 7. Quo usque tandem, Magister Iudaice, abutere patientia nostra? –

1. Ma che vogliono? – La sinagoga di cui si parla è quella che si trova in Roma, ma il tono dell’articolo di R. A. Segre è di chi lascia intendere che si tratta di una sorta di luogo di culto straniero, la cui centrale dirigenziale è in Israele: come se il papa andasse non in una zona di Roma, ma in un quartiere di Tel Aviv. Quel che per adesso si può capire è abbastanza desolante: un elefante che soccombe ad una pulce ossia un nuovo rapporto di forze in termini di teologia politica. La pace, la fraternità, l’amicizia, ecc., sono cose a cui nessuno crede e che qui non spiegano proprio nulla. Un non celato senso di estraneità ed alterità pone seri interrogativi sui fondamenti e sulle ragioni di una convivenza che non si sia se sia necessaria, imposta, volontaria, non gradita, tollerata. A mio avviso, Benedetto XVI farebbe meglio a starsene in San Pietro. Di “insultante” trovo il tono e le dichiarazioni, la sufficienza, con cui i dirigenti romani della comunità ebraica trattano la figura del pontefice e ciò che ancora rappresenta. Incredibile: essere pro-palestinesi è una colpa! Quasi che ci voglia molta istruzione per capire quali siano i fondamenti di legittimità dello stato di Israele! E di tutto ciò si dovrebbe far carico il papa in visita alla sinagoga romana! Una visita davvero fraterna! Vi è da sperare che Benedetto XVI non persista negli errori politico-teologici dei suoi predecessori: il dialogo è impossibile e nessuna capriola teologica potrà mettere la Shoah al posto della Croce. A quel punto sarebbe da riconsiderare il ripristino – se mai fosse possibile – della religiosità greco-romana, o il culto di Iside e di Mitra. In fondo, una religione non è questione di dogmi, ma un modo di percepire il sacro. A padre Lombardi si potrebbe obiettare che proprio va nel posto sbagliato se crede di trovarvi la pace: è più facile che incrementi la guerra.

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2. E noi, il diritto di criticare gli ebrei, ce lo abbiamo? – La Tizia è intrattabile e cerchiamo di passare avanti ogni volta che ce ne imbattiamo. Tuttavia, sorge spontanea una controdomanda alla pretesa “ebraica” di poter criticare i santi cattolici. in specie Pio XII che Benedetto XVI no ha voluto discriminare per fare solamente piacere alle critiche di parte “ebraica”. Ma siamo sicuri che si possa parlare di «ebrei» o non piuttosto di sionisti? Il libro di Rabkin è fondamentale per capire distinzioni che il gran pubblico non riesce a fare. In realtà, il sionismo ha assorbito buona parte del laicismo ebraico a tutto detrimento del giudaismo, la cui caratteristica è la piena aderenza alla tradizione religiosa. Basta leggere i commenti del link, che iniziano con Fiammetta, per capire che più che di ebraismo o meglio di giudaismo si sta parlando di quella orribile costruzione che è lo stato di Israele. A questo punto, se Benedetto XVI capisse bene che di ciò si tratta – ammesso che non lo capisca – farebbe bene a ripristinare la tradizione di Paolo VI e lasciarsi alle spalle quella di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Incredibile! Mentre si lamenta un pregiudizio antisemita, se ancora il termine significa qualcosa, non ci si fa scrupolo alcuno nell’abbonarsi a pregiudizi antigermanici, essendo il papa di origini tedesche. In questi personaggi l’assenza del benchè spirito critico si confonde con l‘arroganza e la prepotenza allo stato puro: ogni cosa sembra loro concessa. Ma chi concede ciò? Oltre un miliardo di cattolici – ammesso che questo sia il numero – possono tollerare una prassi costante e sistematica di insulti? In nome di cosa? E per quale ragione? Il vero giudaismo, quello di cui parla Rabkin, fa sapere che riconoscere lo stato ebraico significa andare contro la Torah. E dunque si tratterebbe per la chiesa cattolica di un cedimento alla politica che non ha nulla a che fare con il dialogo interreligioso.

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3. Inciucio teologico? – Verrebbe da pensare che se il compromesso in politica o nel commercio può essere una virtù ovvero una soluzione, le cose stanno ben diversamente in teologia, dove si crede o si fa credere che la Verità non sia cosa che si possa aggiustare per opportunità e convenienze del momento. Se su questioni di bioetica il magistero cattolico può fare a pugni con il buon senso al lume di una ragione naturale che con coincide affatto con la fede cattolica, stupisce che la Chiesa accetti invece compromessi su una materia, quella teologica, che invece le sarebbe interamente propria e sulla quale nessuno potrebbe mai contestare le sue decisioni. La pretesa tutta sionista – il giudaismo non c’entra! – di escludere i lefebvriani dalla comunione cattolica suona come un’ingeranza assai umiliante per il cattolicesimo ed il suo miliardo putativo di fedeli. Ma qui il Papato sembra cedere, proprio dove non dovrebbe. Quale dialogo è mai possibile fra due religioni, dove la seconda nasce come necessario superamente della prima? Certo, la carità, il rispetto, quei principi che oggi si impongono a tutti, a prescidendere da qualsiasi cornice religiosa. Su questo terreno non solo non si può e non si deve tornare indietro, ma bisogna andare ancora avanti, giacché l’ipocrisia è ancora più grande dei progressi compiuti sul piano del diritto e delle convenzioni internazionali. Ma la teologia, ed in particolare la teologia politica, non può essere materia di “inciucio”, se non si vuol far perdere la devozione a chi ancora ne conserva un poco. Sardegna e Sicilia sono due isole separata dal mare. Potrebbe unirsi solo a prezzo di un grande cataclismi di una violenza tale da cancellare probabilmente ogni forma di vita sulla terra. E dunque vadano ciascuno per la loro strada, il giudaismo e il cattolicesimo, senza confondere le loro acque, accontendandosi di quella pace che è garantita non dagli opposti credi religiosi, ma da quello Stato moderno che usci con la pace di Westfalia proprio una periodo cruento di guerre religiose, dove si uccideva e massacrava in nome di dio.

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4. Ne valeva la pena? – A leggere l’abbondante rassegna stampa dedicata alla visita alla Sinagoga sembra che Benedetto XVI abbia raccolto solo insulti da parte di una comunità che ammonterebbe ad appena un massimo dichiarato di 15.000 cittadini a fronte di ben più numerose comunità romane di origini regionali e perfino straniere. Regna un vero e proprio regime mediatico di conformismo e di terrore che non consente la spontanea e libera espressione del pensiero critico: e ci asteniamo per una volta dal dire quel che nel profondo pensiamo. È però da chiedersi se all’insegna dell’ecumenismo e del cosiddetto dialogo interreligioso seguiranno analoghe visite alla Moschea ed ad ognuno dei luoghi di culto, esistenti in Roma e diversi dal culto cattolico. Solo così la visita del papa cattolico acquisterebbe un senso logico e democratico, in armonia con una società pluralistica, dove convivono fedi e credenze diverse, tutte però unite in una volontà di convivenza pacifica e rispetto reciproco.

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5. Dire “Terra Santa” è antisemitismo? – Basta questa uscita, che taccia di “antisemita” il papa per il solo fatto di dire “Terra Santa”, per capire a quali assurdità sia giunto il cosiddetto dialogo interreligioso. A dirlo poi è un noto omosessuale, con ciò che questa qualità significa ancora per l’ortodossia cattolica. L’arroganza di questa gente ha assunto livelli incredibili che sfuggono alla comune comprensione. È normale pensare che vi siano dietro segrete cose che ai più sfuggono. Una di queste spiegazioni è l’enorme potere politico di cui dispone l’entità USA-Israele e si sa che la Chiesa è sempre stata sensibile e sottomessa davanti ai potenti della terra. La sua stessa potenza, da Costantino in poi, è sempre stata una potenza derivata. Oggi l’ebraismo sionista è una potenza nucleare oltre che politica ed economica. Se poi ha ragione Rabkin, un simile ebraismo non ha nulla a che fare con il vero e proprio giudaismo. È da chiedersi se simili operazioni politico-religiose possano e debbano interessare i fedeli cattolici, ammesso che ancora ve ne siano. Devo fare una rettifica, o almeno un’integrazione. Non ho visto la registrazione televisiva. ma mi è stato riferito oggi dell’intollerabile interruzione fatta al papa, quando diceva Terra Santa... Davvero inaudito!

6. Una decisione sofferta da chi? – Non avrei mai immaginato di dover parlare e scrivere in difesa del cattolicesimo, io che ho creato un blog espressamente dedicato alla “critica del cattolicesimo”. In questo caso pensavo però al complesso della dogmatica cattolica da un punto di vista ellenistico, non certo da un punto di vista non già giudaico, ma sionista. Di questo si tratta: del sionismo. Lascerei stare il giudaismo che è del tutto assente nel “dialogo interreligioso”. La chiesa sta dialogando con il sionismo. Mi chiede se in Vaticano lo sanno e ne sono consapevoli. Da battezzato e cresimato – lasciamo stare se ci credo o no per come la raccontano – avrei un qualche titolo giuridico a dire la mia, se non sono una “pecora” che deve andare semplicemente dove dice il “pastore”. Credo che il cattolico che abbia avuto da sempre l’immagine del Cristo in croce come mistica dell’umana sofferenza non possa in nessun modo accettare di vedersi sostituire la mistica della croce con la mistica della Shoah, per giunta trasformata in un’industria ed in una giustificazione di un genocidio, quello palestinese che ha due date di inizio: il 1882, anno del primo insediamento coloniale sionista in Palestina; ed il 1948, anno ed inizio della pulizia etnica. Ci si preoccupa di una dubbia «indifferenza» riferita al passato, estesa al massimo per un paio di anni, e si sorvola ignobilmente su una «indifferenza» che in ultimo ha assunto il nome di «Piombo Fuso». Che in questo pervertimento del senso morale si associ adesso anche la chiesa nella persona del Sommo Pontefice è veramente qualcosa di inaudito. Ciò poteva avvenire solo con un controllo dei mezzi di comunicazione e di condizione ideologico così radicale, assoluto, quale mai né il fascismo nè il nazismo riuscirono mai ad avere. Così la penso, se secondo il diritto canonico devo essere considerato come appartenente tuttora alla Chiesa. È probabile che da certi personaggi si faccia richiesta – come usano abitualmente fare – perché io venga “scomunicato”: non è possibile che simili persone facciano parte della Chiesa cattolica e possano parlare da “cattolici”! E sia!

7. Quo usque tandem, Magister Iudaice, abutere patientia nostra? – Si leva anche la voce di Francesco Lamendola per esprimere un disagio che è di molti. Anche i ciechi possono constatare la sudditanza dei media al potere della Lobby che non esiste. Il buon senso non può essere insultato impunenmente oltre un certo limite. Forse, tuttavia, neppure Lamendola si spinge fino alle estreme conseguenze logiche: la storia, quanto più remota, deve essere lasciata agli storici, che devono essere liberi di intromettersi in tutti gli aspetti controversi, facendo uso critico delle fonti storiche primarie disponibili e non prendendo ordini dagli uffici di propaganda di Israele, dall’Hasbara. In realtà, bisognerebbe incominciare a dire ad alta voce che qui non si tratta più di una commemorazione e rievocazione storica, ma della fondazione di una vera e propria religione, dove viene buttato giù dalla croce Gesù Cristo ed al suo posto collocate le assurdità teologiche imbastite intorno ai concetti di «Olocausto» e di «Shoah». E ciò avviene mentre sotto i nostri occhi in Palestina, nella Terra Santa – ma è pure “antisemitismo” dire “Terra Santa”! –, viene consumato un genocidio al presente di gravità ben maggiore di quello narrato e storicamente insondabile, già quanti osano investigarlo in chiave storica vengono mandati in galera! Altro che processo alle streghe! Altro che rogo degli eretici! Qui siamo tornati indietro di secoli! Il regno dei Kazari è risorto e domina il mondo! Non già di Pio XII qui si tratta, ma dello stesso Gesù Cristo, che ancora oggi è consegnato nelle mani degli ebrei. E a farlo, spiace dirlo, sembra essere proprio Papa Ratzinger, ripetendo ciò che Pietro fece prima che cantasse il gallo. Una nota finale su Carl Schmitt, citato da Lamendola: meglio lasciarlo stare! Le cose non stanno esattamente come la vulgata dice e lascia intendere. Penso di saperne qualcosa, come specialista e discepolo di Carl Schmitt.

giovedì 24 dicembre 2009

“Dialogo interreligioso” di che? Su cosa?


Fa riflettere un’espressione alquanto frequente nel linguaggio giornalistico dei nostri tempi: il “dialogo interreligioso”. Fa pensare ad un ‘venire a patti’ fra religioni monoteistiche che, fino a poco tempo addietro, si consideravano ciascuna la detentrice monopolistica della verità senza se e senza ma, nonché assoluta ed indiscutibile. Non c’era nulla da discutere e da “negoziare”, se non si voleva dare ad intendere di non essere poi tanto sicuri del proprio monopolio di “verità”. Nella nostra epoca, invece, assistiamo ogni giorno ad una vera e propria farsa a proposito della beatificazione dei santi, da sempre un tipico istituto delle fede cattolica e della sola fede cattolica. Chi ne stava all’esterno, come pure tra la maggioranza di cattolici, aveva (ed ha) certamente ben altro a cui pensare, fra le tante cose che succedono in questo mondo.

È grottesco che la Chiesa cattolica, le sue istituzioni, debbano oggi perfino mercanteggiare la beatificazione dei propri “santi”. Anche i santi hanno bisogno di essere raccomandati e patrocinati, per poter liberamente assurgere al paradiso! Ma è ancora più penoso assistere alla mancanza di dignità da parte della Chiesa cattolica, ovvero della sua gerarchia, nel difendere le sue proprie esclusive prerogative, del tutto irrilevanti e prive di qualsivoglia interesse per chi, ai santi, proprio non ci crede: si trattasse di esenzioni fiscali, vada pure! Se qui si toccano dall’esterno pure i santi, viene da pensare a cosa può essere stato il Concilio Vaticano II. Correva l’anno 1962 e da allora i “fratelli maggiori” hanno preso il sopravvento e non mollano più la presa. Credo che la gerarchia cattolica non si renda conto che con l’accettazione di ingerenze esterne, rischia di far perdere del tutto la devozione a chi, forse, ne conservava ancora una qualche briciola.

Un dialogo “interreligioso” poteva aver senso logico e teologico in epoca pre-cristiana e pre-monoteistica, quando il mondo era popolato di tantissime divinità, ognuna diversa dalle altre. Se i santi sono un sincretismo derivato dalle antiche religioni, allora si tratta di un ben magro e miserevole surrogato. Forse, però, le cose non stanno così, ed i santi possono essere il modello di personalità esemplari, a cui i fedeli possono ispirarsi. Ma appunto, se la Chiesa non è in grado di decidere in piena autonomia sui propri modelli, che senso ha il “dialogo interreligioso”? Si direbbe che il Vaticano abbia paura di più potenti lobbies. Ad esempio, la lobby che non esiste. In realtà, credo stiamo assistendo al volontario e spensierato suicidio del Cattolicesimo. Ed è uno spettacolo penoso, in quanto il nuovo che avanza, non appare per nulla migliore dell’antico.

sabato 7 novembre 2009

La caduta del Crocefisso e la distruzione del cattolicesimo


Non ho avuto dubbi alla notizia che il Crocefisso dovrà essere tolta dalle aule scolastiche ed in pratica da tutti i luoghi pubblici dove finora lo abbiamo trovato affisso. La difesa dei sostenitori di Cristo è stata debole e di circostanza. È qui per me difficile in poche battute esprimere il mio punto di vista senza che appaia in contrasto con mie precedenti posizioni. Difficile e complicato perché sarebbero molti i passaggi logici da fare. Prego quindi i miei Cinque o Dodici Lettori di prestare attenzione a questa mia necessaria premessa.

Ciò detto, osservo che da Costantino Magno in poi, o meglio da Teodosio, il cristiamesimo nella sua forma cattolica e romana si è sempre avvalso del sostegno del potere politico per la sua diffusione e il suo proselitismo. Questo potere politico è adesso venuto clamorosamente meno. Ma attenzione! Non è per questo venuta meno la teologia politica. Il potere politico che ha abbondato il Crocefisso non lo ha fatto per conto e in sostegno di una più autentica libertà di coscienza e di pensiero, dove anche l’adesione alla Fede cattolica poteva essere finalmente libera e forse per questo più forte e convincente. No! Altre religioni subdole e meno nobili sono in ascesa verticale. I governanti hanno adottato spudoratamente la menzogna e la manipolazione come nuovi “instrumenti regni”. Tutto sommato il vecchio cattolicesimo preconciliare, pur con le riserve da me in precedenza espresse, avrebbe potuto costituire un Kat-echon contro il peggio che avanza. Adesso quella difesa è caduta ed io non ho la sfera di cristallo per vedere i nuovi scenari prossimi a venire.

sabato 15 marzo 2008

La distruzione cattolica del paganesimo

Versione 1.0

La storiografia, prodiga di ricerche e pubblicazioni in settori e temi finanziati da sponsoro premurosi, è piuttosto avara in campi imbarazzanti come la scomparsa del paganesimo sotto i colpi della chiesa cattolica trionfante. È anche vero che la maggior parte delle fonti sono state distrutte e le tracce del delitto fatte scomparire. Esistono tuttavia fonti indirette che ci fanno capire ed intuire cosa è successo e come in realtà siano andate le cose. In Deschner si trovano descritti alcuni momenti, poche pagine al capitolo 59 (pp. 399-403), specificamente dedicato alla “Distruzione del paganesimo”, da cui trarremo qualche estratto e soprattutto indicazioni bibliografiche per approfondire questo tema per noi di particolare interesse in quanto pienamente convinti che il passaggio dal paganesimo non sia stato un progresso ma un regresso storico. È vero che il cattolicesimo sia un sincretismo dove sono confluiti tanti elementi del paganesimo, o meglio della religione originario greco-romana, ma a scapito dell’autenticità e dell’ispirazione originaria di forme religiose che proprio perché prospere in regime politeistico erano prive di quell’intolleranza che porterà infiniti lutti e tragedie nella storia bimillenaria del cristianesimo in generale e del cattolicesimo in particolare.

(segue)

sabato 8 marzo 2008

Antisemitismo cristiano e antisemitismo nazista

Versione 1.0

Parlando del nazismo, è abituale soffermarsi acriticamente su alcune sue caratteristiche. Una di queste è la responsabilità della guerra mondiale ed in particolare la teoria della guerra preventiva. Di recente, questa teoria è stata fatta propria ed applicata dal presidente americavo Bush. Per aver constatato ciò, una ministra tedesca è stata costretta alle dimissioni. L’altra caratteristica è l’antisemitismo, che occorre distinguere in tre momenti: discriminazione, persecuzione, sterminio. La tesi ufficiale, imposta per legge, è che sia esistito anche il terzo momento: lo sterminio mediante camere a gas. Esistono ricercatori che contestano la tesi dello sterminio, mentre certamente non negano l’esistenza di una discriminazione ed una persecuzione di cittadini ebrei. Il problema che qui intendiamo affrontare è il rapporto fra antisemitismo cristiano ed antisemitismo nazista. Riporto al riguardo un ampio brano di Deschner:
«…è lecito porsi la domanda: lo sterminio hitleriano degli Ebrei sarebbe stato possibile senza la costante attività agitatoria precedente della Chiesa contro gli Ebrei, durata oltre 1500 anni? Lo studioso cristiano F. W. Foerster (in una pubblicazione della casa editrice Herder) vede in Hitler “un prodotto diretto” di quell’antisemitismo cristiano, quale fu rappresentato dai cristiano-sociali austriaci... Del clero austriaco degli anni Trenta si potè scrivere che spesso non si distinse dalla propaganda nazista…: il vescovo di Linz Gfölner, per esempio, in una lettera pastorale del 21 gennaio del 1933 tuonò contro il “giudaismo pervertito”, lamentando il suo “influsso dannoso si quasi tutti gli ambiti della vita culturale moderna”, e facendo della lotta contro di esso “uno stretto dovere di coscienza per ogni cristiano convinto”; esortò inoltre a creare una diga
“contro tutto il sudiciume e l’immorale torrente di fango che minacciavano di sommergere il mondo, provenienti prevalentemente dal Giudaismo“.
Quando i Nazisti scatenarono l’antisemitismo con le parole e gli scritti, ci si ricordò che la Chiesa cristiana aveva nutrito fin dalla sua nascita l’odio contro gli Ebrei in innumerevoli trattati, prediche, epistole pontificie e decisioni conciliari? Quando nel 1938, nella “Notte dei cristalli”, in Germania 191 sinagoghe furono date alle fiamme e altre 76 demolite, ci si ricordò che i primi incendiari di sinagoghe erano stati vescovi e santi della Chiesa cattolica? Quando i Nazisti introdussero la stella di Davide e cominciarono a derubare gli Ebrei, a porli al bando e a gasarli, ci si ricordò che già la cristianità medievale li aveva contrassegnati negli abiti, li aveva privati dei loro averi, li aveva scacciati da molte comunità e paesi, li aveva cacciati nei ghetti e li aveva assassinati a migliaia e migliaia?…» (Deschner, cap. 58, p. 397-98.
Deschner prosegue su questo tono, ma non è adeguatamente sviluppato un punto di vista storico estremamente importante per la storia del XX secolo. Si è infatti trovato nel nazismo – di cui è dubbia la “gasazione” di ebrei, come invece Deschner recepisce acriticamente – il capro espiatorio di un fenomeno molto ma molto più antico e senza il cui precedente cattolico non sarebbe mai stato possibile. Gli equilibri politici del presente, del nostro presente, conducono spesso all’accreditamento ed all’ufficializzazione di tesi interpretative che tornano comodi per la conservazione dello status quo. Isolati pensatori e studiosi, amanti della verità e scevri da considerazioni politiche, svelano a pochi desiderosi di sapere quanto risulta chiaro ai loro occhi. In epoche passate, ad esempio ai tempi di Giordano Bruno e di Galileo Galilei, sappiamo quale sia stata la loro sorte. Oggi le cose sono un poco diverse, ma cambia soltanto la forma della repressione, non la repressione stessa. Che poi le vittime non fossero migliori dei loro carnefici e che l’antisemitismo abbia avuto nella storia cause non esclusivamente religiose ed ecclesiasiali, è altro discorso che faremo in diverso momento.
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Barnaba e gli Ebrei

Versione 1.1

La letteratura specialistica è per lo più concentrata sull’autenticità o meno dell’attribuzione a Barnaba della Lettera e quindi del suo carattere canonico. A noi la questione interessa meno. Nessuno potrà dubitare che sia in ogni caso un documento significativo dell’antiebreismo del cristianesimo primitivo. È mia opinione che in uno studio del fenomeno si debba indagare principalmente il retroterra cristiano in generale e cattolico in particolare. Credo che si sia troppo calcato la mano sull’antisemitismo nazista, quale forma storica più grave di intolleranza, cercando di occultare il ruolo del cattolicesimo. Che poi l’ebraismo avesse sue peculiari ragioni per rendersi odioso alla quasi totalità dei popoli con i quali è venuto in contatto, ancora prima della nascita di Cristo, è cosa che non staremo ora ad indagare. Segue un brano introduttivo tratto da Deschner, quindi il testo di Barnaba tradotto in italiano, e con il tempo vengono raccolti tutti i links e la documentazione possibile sull’argomento, sia essa favorevole o contraria al nostro assunto.

Ecco cosa dice Karlheinz Deschner, nostro autore di riferimento:
«Composta in Siria intorno al 130 e tenuta in gran conto dalla Chiesa antica, anzi, annoverata fra le Sacre Scritture da Clemente Alessandrino e da Origene, la lettera è certamente lo scritto più duramente antiebraico del primo Cristianesimo. Se il Vangelo di Giovanni concede agli Ebrei, perlomeno per il passato, un rapporto più intimo con Dio, l’Autore dell’Epistola di Barnaba non riconosce loro nessuna alleanza con Dio: essi sono “indegni di riceverlo a causa dei loro peccati”. Al contrario, il figlio di Dio comparve non da ultimo “perché colmasse la misura dei peccati di coloro che già avevano perseguitato fino alla morte i loro profeti” (6);
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Di seguito è ripostato il testo integrale della lettera di Barnaba, che abbiamo trovato nel sito ansdt: Abbazia Nostra Signora della Trinità, dove la Lettera è preceduta da una breve devota introduzione alla quale si rinvia. L’iconografia che riusciremo a trovare è nostra. Il sito è di aspetto gradevole e ben fatto fatto. Viene da noi incluso nei nostri links.

Lettera di Barnaba



Il saluto

Figli e figlie, nel nome del Signore che ci ha amati, vi saluto nella pace. Grandi e ricchi sono i decreti di Dio su di voi. Al di sopra di ogni cosa mi rallegro immensamente per le vostre anime beate e gloriose. Avete ricevuto la grazia del dono spirituale che si è così radicata in voi. Perciò ancor di più mi rallegro nella speranza di essere salvato perché vedo veramente che lo spirito della sorgente abbondante si è diffuso su di voi. Mi ha veramente colpito la vostra visita da me desiderata. Sono convinto e persuaso intimamente di ciò perché ho parlato molto con voi. Il Signore ha camminato con me nella via della giustizia e mi sento spinto anch'io a questo, ad amarvi, cioè, più della mia stessa anima. Una grande fede e amore abitano in voi nella speranza della vita. Considerando, dunque, che se mi preoccupo di parteciparvi ciò che ho ricevuto avrò ricompensa per il ministero prestato, mi sono premurato di mandarvi una breve lettera perché voi oltre la fede possiate avere una precisa conoscenza. Tre sono i precetti del Signore: speranza di vita, inizio e fine della nostra fede; giustizia, inizio e fine del giudizio; carità, testimonianza di gioia e di letizia delle opere compiute nella giustizia. Il Signore mediante i profeti ha fatto conoscere le cose passate e le presenti facendoci assaporare le future. Noi, vedendo che si realizzano una ad una le cose, come egli aveva detto, dobbiamo progredire nel suo timore nella forma più generosa e più elevata. Non come un maestro, ma come uno di voi, vi spiegherò poche cose per le quali potrete rallegrarvi nelle attuali circostanze.

I sacrifici giudaici

Mentre i giorni sono duri e chi esercita il potere è attivo, noi dobbiamo per il nostro vantaggio cercare i decreti del Signore. Il timore e la pazienza sono i difensori della nostra fede, la magnanimità e la continenza sono i nostri alleati. Rimanendo santamente presso il Signore tali cose, si rallegrano la sapienza, l’intelligenza, la scienza e la conoscenza. Mediante tutti i profeti il Signore ci ha dimostrato che non ha bisogno né di sacrifici, né di olocausti, né di offerte. Egli disse: “A che la quantità dei vostri sacrifici? Ne ho abbastanza di olocausti e non voglio grasso di agnelli né sangue di tori e di capri e non venite davanti ai miei occhi. Chi ha chiesto ciò dalle vostre mani? Non accostatevi a calpestare il mio atrio. Se mi portate la semola, è inutile. L'incenso è per me un orrore e non sopporto le vostre novene e i vostre sabati". Dunque, ha rifiutato queste cose, perché la nuova legge di nostro Signore Gesù Cristo, che é senza il giogo della necessità, non avesse un sacrificio fatto per l'uomo. Dice ancora loro il Signore: "Non io prescrissi ai vostri padri quando uscirono dalla terra d'Egitto di portarmi olocausti e sacrifici. Questo, invece, comandai loro: Nessuno di voi nel suo cuore serbi rancore contro il prossimo ed ami il falso giuramento”.

Dobbiamo comprendere, se non siamo sciocchi, il disegno della bontà del Padre nostro perché ci parla. Vuole che noi cerchiamo il modo di avvicinarci a lui, senza cadere egualmente nell'errore di quelli. A noi, dunque, dice così: “Il sacrificio al Signore è un cuore contrito, profumo di soave odore per il Signore è il cuore che glorifica chi l'ha creato”. Dunque, fratelli, dobbiamo avere cura della nostra salvezza, perché il maligno, introducendo in noi l'errore, non ci scagli lontano dalla nostra vita.

Il digiuno

Di nuovo sull'argomento dice loro: “Perché digiunate per me, - dice il Signore - se oggi si ode nel litigio la vostra voce? non è questo il digiuno che voglio, - dice il Signore - né che l'uomo umili la sua anima. Neanche se piegaste il vostro collo come un cerchio e vi vestiste di sacco e vi distendeste sopra la cenere, non è questo che chiamerete digiuno gradito”. A noi dice: “Ecco il digiuno che ho scelto, dice il Signore: sciogli ogni nodo di iniquità, sciogli i lacci di contratti forzati, rimetti in libertà gli oppressi e straccia ogni patto ingiusto. Spezza il tuo pane agli affamati e se vedi l'ignudo, coprilo; accogli nella tua casa i senza tetto e se vedi un povero non guardarlo dall'alto, e non allontanarti dai parenti del tuo sangue. Allora la tua luce spunterà come l'aurora, le tue vesti subito risplenderanno, camminerà la giustizia davanti a te e ti circonderà la gloria di Dio”. Allora griderai e Dio ti ascolterà e mentre tu parli ti dirà: Eccomi, se tu allontani ogni cospirazione, le mani alzate (per la testimonianza), la parola di mormorazione, dai col cuore il pane all'affamato e hai misericordia di un'anima affranta”. Prevedendo questo, o fratelli, (Egli che è) misericordioso ci ha manifestato tutte le cose in anticipo, perché il popolo che egli preparò credesse nel suo diletto con sincerità e noi non ci infrangessimo come proseliti contro la loro legge.

Gli ultimi tempi

Bisogna che consideriamo con attenzione gli avvenimenti presenti e cerchiamo ciò che può salvarci. Fuggiamo decisamente ogni opera di iniquità per non esserne travolti. Odiamo l'errore del presente per essere amati nel futuro. Non diamo alla nostra anima la libertà di correre con i peccatori e gli scellerati, per non diventare simili a loro. È vicino il grande scandalo di cui sta scritto secondo Enoch: “Per questo il Signore ha abbreviato i tempi e i giorni affinché il suo prediletto si affrettasse a giungere all'eredità”. Così dice anche il profeta: “Dieci regni domineranno sulla terra e dopo di essi sorgerà un piccolo re che umilierà tre dei re in una volta”. Del pari sull'argomento dice Daniele: “Vidi la quarta bestia, feroce e forte, più terribile di tutte le bestie del mare e come da essa spuntare dieci corna e da queste un piccolo corno rampollo che con un solo colpo abbatté tre corna grandi”. Dovete comprendere. Inoltre vi chiedo questo come se fossi uno di voi, amandovi particolarmente tutti più della mia anima, (vi chiedo) di badare a voi stessi e di non somigliare a certi che accumulano le colpe dicendo che l'alleanza nostra è nostra. È nostra; ma essi (i giudei) perdettero completamente l'alleanza ricevuta da Mosè. Dice infatti la Scrittura: “E Mosè stette sul monte digiunando per quaranta giorni e quaranta notti e ricevette l'alleanza dal Signore, cioè le tavole di pietra scritte col dito della mano del Signore. Ma quando essi ritornarono agli idoli, la perdettero. Il Signore dice così: “Mosè, Mosè, scendi presto, poiché il tuo popolo che hai condotto fuori dalla terra d'Egitto ha prevaricato”. Mosè comprese e gettò via dalle sue mani le due tavole; la loro alleanza si spezzò affinché quella dell'amato Gesù fosse incisa nel nostro cuore, con la speranza della fede in lui. Volendo dirvi molte cose, non come maestro, ma come si conviene a chi ama, e di non tralasciare nulla di ciò che possediamo, mi affrettai e scrivere come fossi un rifiuto. Stiamo attenti in questi ultimi giorni. Nulla ci gioverà tutto il tempo della vita e della nostra fede se ora, nel momento duro e nell'imminenza degli scandali, non resistiamo come si addice ai figli di Dio.

Perché il diavolo non penetri di nascosto, fuggiamo ogni vanità e detestiamo definitivamente le opere della via cattiva. Non isolatevi ripiegandovi in voi stessi come se già foste giustificati; invece, riunitevi per ricercare l'interesse comune. Infatti dice la Scrittura: “Guai a coloro che si credono intelligenti e saggi ai loro occhi”. Diveniamo spirituali, diveniamo un tempio compiuto per Dio. Per quanto è in noi curiamo il timore di Dio e lottiamo per osservare i suoi comandamenti, per gioire nei suoi giudizi. Il Signore giudicherà il mondo senza preferenze. Ciascuno riceverà nella misura che avrà operato. Se è stato buono, la giustizia camminerà davanti a lui; se fu cattivo, davanti a lui ci sarà il compenso della sua malvagità. Non facciamo che, restando tranquilli come chiamati, ci addormentiamo sui nostri peccati e il principe del male impadronendosi di noi ci allontani dal regno del Signore. Considerate anche questo, fratelli miei: quando vedete che, dopo tanti segni e miracoli avvenuti in Israele, (i giudei) sono stati così abbandonati, stiamo attenti che giammai come è scritto siamo trovati "molti chiamati ma pochi eletti".

La Nuova Alleanza

Per questo il Signore sopportò di consegnare la sua carne alla distruzione perché fossimo santificati con la remissione dei peccati, vale a dire con la effusione del suo sangue. Sia per Israele sia per noi la Scrittura dice di Lui così: “Fu colpito per le nostre iniquità e fu straziato per i nostri peccati e dalla sua lividura fummo guariti; come pecora fu condotto al macello e come agnello muto davanti al tosatore”. Bisogna ringraziare il Signore che ci ha fatto conoscere il passato, ci ha resi edotti del presente e siamo capaci di intuire il futuro. Dice la Scrittura: “Non ingiustamente si tendono le reti agli uccelli”. Ciò significa che giustamente perirà l'uomo che, avendo conosciuto la via della giustizia, prende invece la via delle tenebre. Ancora questo, fratelli miei: se il Signore volle patire per la nostra anima, perché, egli che è il Signore di tutto il mondo - al quale Dio dopo la creazione del mondo disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza" - perché tollerò di patire per mano dell'uomo?

Imparate. I profeti che da lui hanno ricevuto la grazia profeteranno per lui. Egli doveva incarnarsi e soffrire per abolire la morte e per provare la risurrezione dei morti. Per compiere la promessa fatta ai padri, prepararsi un popolo nuovo e dimostrare, stando sulla terra, che egli stesso operando la risurrezione giudicherà. Poi, insegnando e compiendo grandi miracoli e portenti, predicò a Israele che amò immensamente. Quando scelse i suoi apostoli per propagandare il vangelo, li scelse tra quelli che erano più gravati di ogni peccato per dimostrare che "non era venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". Allora manifestò di essere il Figlio di Dio. Se non fosse venuto nella carne, come gli uomini si sarebbero salvati nel vederlo, se non sono capaci nemmeno di guardare il sole, destinato a scomparire, opera delle Sue mani, e fissare gli occhi nei suoi raggi? Dunque, per questo il Figlio di Dio si incarnò, per il colmo dei peccati di coloro che avevano perseguitato e ucciso i Suoi profeti. Perciò ha patito. Dio dice che la piaga della carne di lui è colpa loro. “Quando colpiranno il proprio pastore allora periranno le pecore del gregge”. Egli stesso volle patire così; bisognava che patisse su di un legno. Dice il profeta di lui: “Risparmia l'anima mia dalla spada” e: “Trafiggi con chiodi le mie carni, perché le turbe dei malvagi si sono a me ribellate”. E ancora: “Ecco, ho offerto le mie spalle ai flagelli e le mie guance agli schiaffi: ho reso il mio volto come dura pietra ”.

Vittoria di Cristo

Del tempo in cui venne a compiere la sua missione, (la Scrittura) che cosa dice? “Chi è che mi giudica? Si presenti davanti a me. Chi vuole giustificarsi davanti a me? Si avvicini al servo del Signore. Guai a voi perché tutti invecchierete come un vestito e il tarlo vi corroderà”. E di nuovo il profeta parla, poiché (Gesù) come dura pietra fu posto per schiacciare: “Ecco, io introdurrò nei fondamenti di Sion una pietra preziosa, scelta, angolare e di gran pregio”. Poi che dice? “E chi crede in essa vivrà in eterno”. Sulla pietra è la nostra speranza? No; ma dice che il Signore ha reso forte la sua carne. Dice, infatti: e "mi pose come dura pietra". Dice ancora il profeta: “La pietra che i costruttori hanno scartata è divenuta testata d'angolo”. E ancora aggiunge: “Questo è il giorno grande e meraviglioso fatto dal Signore ha”. Io, rifiuto della vostra carità, vi scrivo con molta semplicità perché possiate comprendere. Cosa dice ancora il profeta? “Un gruppo di malvagi mi ha circondato, e mi ha avviluppato come le api il favo” e: “Gettarono la sorte sul mio vestito”. Egli doveva manifestarsi e soffrire nella carne, ma la passione fu rivelata in anticipo. Dice il profeta di Israele: “Guai alla loro anima, perché presero un iniquo consiglio contro sé stessi dicendo: Leghiamo il giusto perché ci è molesto“. Che dice loro un altro profeta, Mosè? “Ecco quello che dice il Signore Dio: Entrate nella terra buona che il Signore ha promesso con giuramento ad Abramo, Isacco e Giacobbe e prendetene possesso come vostra eredità: una terra da cui sgorga latte e miele”. Che cosa dice la Sapienza? Apprendete: “Sperate in Gesù che sta per manifestarsi a voi nella carne”. L'uomo è terra che soffre; Adamo fu plasmato dalla terra. Che significa "nella terra buona, terra sgorgante latte e miele"? (Si indica) Nostro Signore benedetto, o fratelli, che ha posto in noi la sapienza e l'intelligenza dei suoi segreti. Il profeta parla del Signore: chi comprenderà la parabola del Signore se non chi è saggio, intelligente ed ama il Signore? Dopo averci rinnovati col perdono dei peccati, ci ha plasmati con un'altra forma, come se avessimo l'anima dei fanciulli, e ci ha di nuovo creati. Di noi parla la Scrittura quando riferisce al Figlio: “Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza, ed essi (gli uomini) dominino sulle fiere della terra, sugli uccelli del cielo, e sui pesci del mare”. Il Signore, vedendo la nostra bella forma, disse: “Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra”. Questo per il Figlio. Ti mostrerò, poi, come parla a noi. Negli ultimi tempi fece una seconda creazione. Dice il Signore: “Ecco, io faccio le ultime cose come le prime”. In questo senso parlò il profeta: “Entrate in una terra sgorgante latte e miele e siatene padroni”. Dunque, noi fummo creati una seconda volta, e lo dice (la Scrittura) in un altro profeta: “Ecco, dice il Signore, io toglierò a costoro - cioè a quelli che lo Spirito del Signore ha previsti, - il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne”. Egli stesso doveva manifestarsi nella carne e abitare in noi. Fratelli miei, l'abitazione del nostro cuore è per il Signore un tempio santo. Dice di nuovo il Signore: “Dove apparirò dinanzi al Signore mio Dio e dove sarò glorificato?”. E dice: “Lo confesserò a te nell'assemblea dei miei fratelli e canterò te in mezzo all'assemblea dei santi”. Noi siamo coloro che introdusse nella terra buona. Perché, dunque, latte e miele? Perché il bambino cresce nella vita prima col miele, poi con il latte. Così anche noi, vivificati nella fede della promessa e nella parola, crescendo vivremo dominando la terra. Prima ha detto: “Crescano, si moltiplichino e dominino sui pesci”. Chi ora è capace di dominare sulle fiere o sui pesci o sugli uccelli? Dobbiamo avvertire che il dominare è avere il potere, perché uno ordinando padroneggia. Se ciò non avviene ora, ci fu detto quando (avverrà): quando saremo perfetti per essere gli eredi del testamento del Signore.

Prefigurazione del Signore

Considerate, figli della gioia, che il Signore buono ci manifestò in anticipo ogni cosa perché conoscessimo chi dobbiamo sempre ringraziare. Se il Figlio di Dio che è Signore e che dovrà giudicare i vivi e i morti, patì perché la sua piaga ci vivificasse, crediamo che il Figlio di Dio non poteva patire che per noi. Ma posto sulla croce gli fu dato a bere aceto e fiele. Ascoltate come su questo si sono espressi i sacerdoti del tempio. Era scritto il comandamento: “Chi non avrà digiunato nel giorno del digiuno sarà condannato a morte”. Il Signore aveva così ordinato perché anche lui per i nostri peccati avrebbe offerto in sacrificio il suo corpo in modo che si compisse la figura manifestatasi in Isacco offerto sopra l'altare. Che dice nel profeta?

“Mangino la carne del capro offerto durante il digiuno per i peccati di tutti”. Notatelo bene: “E i soli sacerdoti mangino le viscere non lavate con aceto”. Perché? “Perché darete a bere fiele e aceto a me che sto per offrire il mio corpo per i peccati del mio popolo nuovo. Voi soltanto ne mangerete, mentre il popolo digiunerà e si flagellerà nel sacco e nella cenere, per mostrare che per la loro colpa bisogna soffrire. Attenzione a quanto fu ordinato: “Prendete due capri belli e uguali, offriteli, e il sacerdote prenda uno di quelli come olocausto per i peccati”. E dell'altro che faranno? Maledetto, dice, sarà uno. Attenzione a come viene rivelata la figura di Gesù. “E tutti sputate su quello, trafiggetelo e ponete intorno al suo capo la lana rossa, e così sia cacciato nel deserto”. Così è avvenuto. Chi porta il capro lo conduce nel deserto, gli toglie la lana rossa e la pone sopra un cespuglio chiamato rovo, di cui usiamo mangiare i frutti quando li troviamo in campagna; solo i frutti del rovo sono così dolci.

Che significa questo? Attenzione: “L'uno (dei due capri) sarà portato sull'altare, l'altro sarà maledetto”; e perché quello maledetto viene coronato? Perché un giorno lo vedranno con la veste rossa intorno al corpo e diranno: non è colui che abbiamo crocifisso, oltraggiato e sputacchiato? Veramente era lui che allora diceva di essere Figlio di Dio. Come mai è simile all'altro?

Per questo (è scritto) capri simili, belli, uguali, perché quando i malvagi lo vedranno venire, siano colpiti dalla somiglianza del capro. Ecco la figura di Gesù che doveva patire. E perché hanno messo la lana in mezzo alle spine? È la figura di Gesù per la Chiesa. Chiunque voglia prendere la lana rossa bisogna che patisca molto per la paura delle spine e dolorante potrà prenderla. “Così, - dice - quelli che desiderano vedermi e raggiungere il mio regno devono seguirmi nelle tribolazioni e nelle sofferenze”.

Il sacrificio della giovenca

Quale figura pensate che si rappresenti, quando ad Israele fu ordinato che gli uomini imputabili di colpe gravissime offrissero una giovenca, la sgozzassero e la bruciassero? Inoltre, che i fanciulli ne raccogliessero le ceneri, le ponessero in vasi e legassero intorno al legno la lana rossa (di nuovo l'immagine della croce e la lana rossa) e l'issopo, e che con esso i fanciulli aspergessero uno ad uno tutto il popolo perché sia purificato dai suoi peccati? Considerate la semplicità con cui vi parla. La giovenca è Gesù; i peccatori che la offrono sono coloro che lo condussero al sacrificio. Basta con questi uomini, basta con la gloria dei peccatori!

I fanciulli che aspergono sono quelli che ci hanno annunziato la remissione dei peccati e la purificazione del cuore. Ad essi fu conferita la facoltà di predicare il vangelo, e sono dodici a testimonianza delle tribù, poiché dodici erano le tribù di Israele. Perché sono tre i fanciulli che aspergono? Per testimonianza ad Abramo, Isacco e Giacobbe, grandi presso Dio. Perché la lana sul legno? Perché il regno di Gesù è sul legno e chi spera in lui vivrà in eterno. Perché insieme la lana e l'issopo? Perché durante il suo regno vi saranno giorni tristi e torbidi, durante i quali noi saremo salvati. Chi soffre nella carne viene curato dalla corteccia dell'issopo. Questi fatti appaiono chiari a noi, invece sono oscuri per quelli che non hanno ascoltato la voce del Signore.

La circoncisione dell'udito

A proposito degli orecchi dice come ha circonciso il nostro cuore. Parla il Signore nel profeta: “Mi hanno ubbidito con il loro orecchio”, e dice ancora: “Con l'udito ascolteranno i lontani e conosceranno le mie opere”; e “circoncidete i vostri orecchi”, aggiunge il Signore. E ancora: “Ascolta, Israele, queste cose dice il Signore Dio tuo”. “Chi è colui che vuol vivere in eterno? Ascolti con attenzione la voce del mio figlio”. E ancora: “Ascolta, o cielo, e tu, o terra, porgi l'orecchio, poiché il Signore disse questo a testimonianza per voi”. E ancora: “Udite la parola del Signore, voi principi di questo popolo”. E ancora: “Ascoltate o figli la voce di colui che grida nel deserto”. Dunque, ha circonciso i nostri orecchi, perché, ascoltando la parola, noi crediamo.

Invece, viene abolita la circoncisione in cui essi hanno posto fiducia. (Il Signore) aveva parlato di una circoncisione da non fare nella carne. Ma essi trasgredirono, perché l'ingannò un angelo cattivo. Riferisce loro: “Questo dice il Signore Dio nostro” (qui trovo il precetto): “Non seminate tra le spine, ma circoncidetevi per il Signore vostro”. Che cosa poi aggiunge? “Circoncidete la durezza del vostro cuore”. E ancora: “Ecco, dice il Signore, tutti i popoli gentili sono circoncisi nel prepuzio, questo popolo è incirconciso nel cuore”. Ma tu dirai: “Il popolo si circoncide per un sigillo”. Però si circoncidono ogni siro e ogni arabo e tutti i sacerdoti degli idoli. Dunque, appartengono all'alleanza. Anche gli egizi sono circoncisi. Apprendete, figli dell'amore, più particolareggiatamente queste cose. Abramo, praticando per primo la circoncisione, prevedeva nello spirito Gesù, conoscendo i simboli delle tre lettere. (La Scrittura) infatti, dice: “Abramo circoncise trecentodiciotto uomini della sua casa”. Quale era il significato a lui rivelato? Lo comprendete perché dice prima diciotto e, fatta una separazione, aggiunge trecento. Diciotto si indica con iota = dieci ed eta = otto. Hai Gesù. Poiché la croce è raffigurata nel tau che doveva comportare la grazia, aggiunge anche trecento. Indica Gesù nelle due prime lettere e la croce nell'altra. Chi ha posto in noi il dono della sua dottrina lo sa. Nessuno ha imparato da me parola più sincera, ma so che voi ne siete degni.

Le carni proibite

Mosè nel dire: “Non mangiate né maiale, né aquila, né sparviero, né corvo, né pesci che non abbiano squame” aveva in mente tre precetti. Infine dice loro nel Deuteronomio: “Comunicherò al mio popolo le mie decisioni”. Dunque, non è precetto divino il non mangiare, e Mosè parlava nello spirito. Quanto alla carne di maiale è da intendere: non unirti agli uomini che sono tali da rassomigliare ai porci. Quando gozzovigliano si dimenticano del Signore, quando, invece, hanno bisogno si ricordano di lui. Proprio come il maiale che quando mangia non conosce il padrone, quando poi ha fame grugnisce, e smette se riceve. “Non mangerai l'aquila, né lo sparviero, né il nibbio, né il corvo” significa: non unirti, né essere simile a uomini tali che non sanno procurarsi il cibo con la fatica e il sudore, ma rubano iniquamente la roba d'altri e stanno spiando mentre sembrano camminare con aria innocente e osservano chi spogliare per cupidigia. Sono come questi uccelli, i soli che non si procurano il nutrimento, ma oziosi, appollaiati, cercano di divorare la carne altrui, pestiferi per la loro malvagità. Inoltre: “Non mangerai né murena, né polipo, né seppia”. Significa: non sarai simile, né ti unirai agli uomini che sino alla fine sono empi e vengono giudicati per la morte, come questi pesci, i soli che nuotano nelle profondità e non emergono come gli altri, ma vivono nei fondali giù nell'abisso. Ma anche: “Non mangerai la lepre”. Come mai? Vuol dire di non farti corruttore, né simile ad essi, perché la lepre ogni anno cambia sesso. Quanti anni vive, tanti fori ha. “Non mangiare la iena”: significa non diventare adultero né seduttore né simile ad essi. Perché? Questo animale cambia natura e diventa ora maschio ora femmina. Ha detestato a ragione anche la faina. E significa che non devi essere di quelli che sappiamo commettere impurità con la bocca, né unirti alle donne perverse che commettono tali impurità. Questo animale, invero, concepisce con la bocca. Mosè, avendo ricevuto tre precetti sui cibi, parlò in senso spirituale. Quelli, invece, li ricevettero secondo la passione della carne, nel senso materiale di alimento. David comprese il senso dei tre comandamenti e dice similmente: “Beato l'uomo che non ha camminato nel consiglio degli empi”, come i pesci che camminano nell'oscurità degli abissi, e non si ferma nella via dei peccatori, come coloro che mostrano di temere il Signore e poi peccano come il maiale, e non si è seduto sulla cattedra delle pestilenze, come i volatili appollaiati per la rapina. Avete il significato pieno sul nutrimento. Mosè dice pure: “Nutritevi di ogni animale che ha il piede diviso e che rumina”. Perché lo dice?: (è l'animale) che quando prende il cibo conosce chi lo nutre e quando riposa sembra che gioisca in lui. Disse bene guardando al precetto. Cosa dice dunque? Siate uniti a quelli che temono il Signore, a quelli che meditano nel cuore il senso esatto della parola che hanno appreso, che parlano dei comandamenti del Signore e li osservano, che sanno che la meditazione è di letizia e che ruminano la parola del Signore. Quale il senso del piede diviso? Che il giusto cammina in questo mondo e aspetta la beata eternità. Considerate come ebbe a legiferare saggiamente Mosè. Ma come è possibile per loro cogliere e penetrare tutto ciò? Noi, avendo capito esattamente i precetti, li esprimiamo come ha inteso il Signore. Per questo ha circonciso i nostri orecchi e i nostri cuori, perché comprendessimo queste cose.

L'acqua

Indaghiamo se il Signore ebbe intenzione di parlare in anticipo dell'acqua (battesimale) e della croce. In quanto all'acqua è scritto che Israele non avrebbe ricevuto il battesimo che porta alla remissione dei peccati, ma ne avrebbe costituito uno per sé. Dice, infatti, il profeta: “Stupisci, o cielo, e ancora di più tremi la terra, perché questo popolo commise due delitti: abbandonò me fonte di vita e si scavò una cisterna di morte”. “Non è pietra arida il sacro monte di Sion. Voi sarete come gli uccellini che volano privati del nido”. Ancora dice il profeta: “Io camminerò davanti a te, spianerò i monti, spezzerò le porte di bronzo, romperò le sbarre di ferro e ti darò tesori segreti, nascosti, invisibili, perché riconoscano che io sono il Signore Dio. Abiterai in un'alta caverna di roccia forte e la sua acqua è certa. Vedrete il re nella gloria e la vostra anima mediterà il timore del Signore”.

Ancora in un altro profeta dice: “Chi agisce così sarà come un albero piantato lungo i corsi d'acqua e che darà frutto a suo tempo e le sue fogli non cadranno mai. Riusciranno tutte le sue opere. Non così, non così gli empi, ma come pula che il vento disperde dalla faccia della terra. Per questo gli empi non si alzeranno nel giudizio, né i peccatori nell'assemblea dei giusti, perché il Signore conosce la via dei giusti e la via degli empi andrà in rovina”. Notate che ha designato nel contempo l'acqua e la croce.

Egli vuol significare questo: beati coloro che, avendo sperato nella croce, scesero nell'acqua, e indica la mercede con "a suo tempo". Allora, promette, darò. Per il presente dice che le foglie non cadranno, a significare che ogni parola che uscirà dalla loro bocca nella fede e nell'amore, sarà per la conversione e la speranza di molti. E di nuovo un altro profeta dice: “E la terra di Giacobbe era celebrata sopra ogni terra”, per dimostrare che Dio glorifica il vaso del suo spirito. Poi, che dice? “E vi era un fiume che scorreva da oriente e dal quale si alzavano alberi fiorenti; chiunque mangerà dei loro frutti vivrà in eterno”. Questo significa che noi discendiamo nell'acqua pieni di peccati e di lordura e ne risaliamo portando il frutto nel cuore, avendo nello spirito il timore e la speranza in Gesù. “E chi mangerà di essi vivrà in eterno” vuol dire: chiunque ascolterà queste parole e crederà, vivrà in eterno.

La croce

Ugualmente riparla della croce in un altro profeta: “E quando tali cose si compiranno?”. Dice il Signore: “Quando il legno sarà steso a terra e poi risollevato, e quando dal legno il sangue stillerà”. Ecco ancora che si parla della croce e di chi doveva essere crocifisso. (Il Signore) parla un'altra volta a Mosè, quando Israele combatteva contro i nemici, per ammonirli, mentre erano in guerra, che per i loro peccati erano stati consegnati alla morte. Lo Spirito parla al cuore di Mosè di rappresentare la figura della croce e di chi avrebbe dovuto patire (su di essa), per significare che se non crederanno in Lui saranno in guerra eterna. Mosè in mezzo al combattimento ammucchiò armi su armi, e postosi più in alto di tutti distese le braccia, e così Israele vinceva nuovamente. Quando le abbassava, di nuovo venivano uccisi. Perché? Perché sapessero che non si potevano salvare, se non sperando in Lui. Ancora, dice in un altro profeta: “Per tutto il giorno ho steso le mie braccia verso un popolo disubbidiente e che si oppone al mio retto cammino”. Ancora una volta mentre Israele soccombeva, Mosè rappresenta la figura di Gesù, perché Egli doveva patire e proprio quello che credevano morto sulla croce avrebbe dato la vita. Il Signore fece che ogni sorta di serpenti li mordesse e morivano (invero la prevaricazione di Eva avvenne per mezzo del serpente), per convincerli che a causa della loro prevaricazione erano stati consegnati alla tortura della morte. Del resto lo stesso Mosè aveva ordinato: “Nessun oggetto fuso o scolpito sarà vostro dio”, ma egli ne compose uno per mostrare la figura di Gesù. Mosè fece un serpente di bronzo, lo innalzò solennemente e chiamò con un bando il popolo. Quando convennero allo stesso luogo pregarono Mosè che facesse una preghiera per la loro guarigione. Disse loro Mosè: “Quando uno di voi viene morsicato, venga vicino al serpente che è sopra il legno e speri credendo che, pur essendo morto, può dare la vita e subito sarà salvato”. E così fecero. Hai di nuovo anche in ciò la gloria di Gesù, poiché ogni cosa è per lui e in lui. Che cosa dice ancora Mosè di Gesù figlio di Nave, che era profeta, dopo che egli gli ebbe imposto il nome, solo perché tutto il popolo ascoltasse che il Padre rivela ogni cosa intorno al Figlio suo Gesù? Dice Mosè intorno a Gesù figlio di Nave, appena gli diede questo nome e lo mandò quale esploratore della regione: “Prendi un libro nelle tue mani, e scrivi ciò che il Signore dice, e cioè che il Figlio di Dio negli ultimi giorni taglierà dalle radici tutta la casa di Amalech”. Ecco, di nuovo Gesù, non figlio dell'uomo, ma Figlio di Dio, apparso in figura nella carne. Poiché avrebbero detto che Cristo è figlio di David, lo stesso David temendo e prevedendo l'errore dei peccatori, profetizza: “Disse il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi”. Ancora Isaia dice così: “Disse il Signore al Cristo mio Signore, del quale io presi la destra: lo ascoltino le genti, ed io distruggerò il potere dei re”. Vedi come David lo chiama Signore e non lo chiama figlio.

I due popoli

Vediamo se eredita questo popolo o il primo e se l'alleanza è per noi o per loro. Ascoltate dunque che cosa dice la Scrittura del popolo: “Isacco pregava per la moglie Rebecca perché era sterile. Essa concepì”. E poi: “Rebecca uscì per interrogare il Signore, e il Signore le disse: Due nazioni sono nel tuo ventre e due popoli nel tuo cuore, e un popolo vincerà l'altro e il maggiore servirà il minore”. Bisogna comprendere chi è Isacco e chi è Rebecca e per chi ha mostrato che questo popolo è più grande dell'altro. E in un'altra profezia Giacobbe parla più chiaramente a Giuseppe suo figlio: “Ecco, il Signore non mi privò della tua presenza: conduci a me i tuoi figli perché li benedirò”. E condusse Efraim e Manasse, volendo che fosse benedetto Manasse che era più vecchio; Giuseppe l'aveva condotto alla destra del padre Giacobbe che vide nello spirito la figura del popolo futuro. E cosa dice? “E Giacobbe incrociò le mani e pose la destra sulla testa di Efraim, il secondo e più giovane, e lo benedisse. E Giuseppe parlò a Giacobbe: "Porta la tua destra sul capo di Manasse che è il figlio primogenito". E Giacobbe rispose a Giuseppe: "Lo so, figlio, lo so, ma il maggiore servirà il minore e questo sarà benedetto”. Vedete per chi fu stabilito che questo è il primo e l'erede dell'alleanza. Se ciò fu ancora ricordato, da Abramo ne abbiamo una conoscenza perfetta. Che cosa dice ad Abramo, che per avere da solo creduto gli fu computato a giustizia? “Ecco, posi te, Abramo, quale padre dei popoli che pur non circoncisi credono in Dio”.

L'alleanza

Certamente. Ma indagando, vediamo se l'alleanza che (Dio) giurò ai padri, la diede effettivamente al popolo. La diede, sì, ma essi per i loro peccati non furono degni di riceverla. Dice il profeta: “E Mosè per quaranta giorni e quaranta notti digiunando rimase sul monte Sinai per ricevere il testamento del Signore per il popolo. E Mosè ricevette dal Signore le due tavole scritte nello spirito dal dito della mano del Signore”. Ricevutele, Mosè le portava al popolo per consegnarle. Il Signore disse a Mosè: “Mosè, Mosè, scendi subito perché il tuo popolo, che portasti dall'Egitto, ha prevaricato. E Mosè comprese che avevano di nuovo fabbricato gli idoli di metallo fuso e gettò a terra con le mani le tavole, e così si spezzarono le tavole dell'alleanza del Signore”. Mosè la ricevette, ma essi non ne furono degni. Sappiate come noi la ricevemmo. Mosè da servitore l'aveva ricevuta, il Signore stesso, invece, la diede a noi, al popolo erede, avendo sofferto per noi. Egli apparve al mondo, perché essi colmassero la misura dei peccati e noi ricevessimo l'alleanza mediante Gesù Signore che è l'erede. Egli si preparò a questo, a manifestarsi per liberare dalle tenebre i nostri cuori consunti e consegnati alla morte dall'iniquità della colpa e stabilire con la parola l'alleanza con noi. Sta scritto infatti che il Padre gli impose di liberarci dalle tenebre e di prepararsi un popolo santo. Dice, dunque, il profeta: “Io sono il Signore Dio tuo, ti ho chiamato nella giustizia e prenderò la tua mano e la fortificherò; ti posi come alleanza per il popolo, come luce delle nazioni, per aprire gli occhi dei ciechi e per liberare i prigionieri dalle catene e dal carcere quelli che sono nelle tenebre”. Conosciamo, dunque, da dove fummo liberati. Ancora il profeta parla: “Ecco, ti ho posto come luce dei popoli per essere la salvezza sino ai confini della terra. Così dice il Signore, il Dio che ti ha liberato”.

Ancora dice il profeta: “Lo Spirito del Signore è sopra di me, perciò mi ha unto per predicare agli umili la grazia e mi ha mandato a risanare quelli che hanno il cuore contrito, per annunziare ai prigionieri la libertà e ai ciechi la vista, a proclamare l'anno accetto al Signore e il giorno della retribuzione, a consolare tutti gli afflitti”.

Il sabato

Inoltre del sabato è scritto nei dieci comandamenti quando (Dio) parlò a Mosè di persona sul monte Sinai: “Santificate il sabato del Signore con mani pure e con cuore puro”. E in un'altra parte dice: “Se i miei figli osserveranno il sabato, allora stenderò la mia misericordia su di loro”. Parla del sabato al principio della creazione: “E Dio fece in sei giorni le opere delle sue mani e le terminò nel settimo giorno e in quello si riposò e lo santificò”. Osservate, o figli, che cosa significa “terminò in sei giorni”.

Questo dice che in seimila anni il Signore compirà ogni cosa. Un giorno, per lui, infatti, vale mille anni. Egli stesso, secondo me, lo testimonia dicendo: “Ecco, un giorno del Signore sarà come mille anni”. Dunque, o figli, in sei giorni, ossia in seimila anni saranno compiute tutte le cose. “E riposò nel settimo giorno” che significa: quando, venuto il Figlio suo, distruggerà il tempo dell'iniquo e giudicherà gli empi e muterà il sole, la luna e le stelle, allora ben riposerà nel settimo giorno. Poi dice: “Lo santificherai con mani pure e con cuore puro”. Se ci fosse uno che puro di cuore potesse santificare il giorno che Dio ha santificato ci inganneremmo del tutto. Se non ora, lo potremo però noi stessi quando riposando gloriosamente lo santificheremo, giustificati e in possesso della promessa; non ci sarà più l'ingiustizia, poiché tutte le cose sono state rinnovate dal Signore. Allora lo potremo santificare, essendo stati noi prima santificati. Infine, disse loro: “Non gradisco le novene e i sabati”. Vedete come dice: “Non mi sono ora accetti i sabati, ma quello che ho stabilito, nel quale, ponendo fine a tutte le cose, farò il principio dell'ottavo giorno che è l'inizio del nuovo mondo. Per questo passiamo nella gioia l'ottavo giorno in cui Gesù risorse dai morti e manifestatosi salì ai cieli.

Il tempio

Ancora per quanto concerne il tempio, vi dirò che quei miseri, ingannandosi, sperarono in un edificio come se fosse la casa di Dio, e non nel Dio che li aveva creati. Lo hanno quasi relegato in un tempio come i pagani. Ma imparate come parla il Signore per averlo abrogato: “Chi ha misurato il cielo con la spanna o la terra con la mano? Non io, dice il Signore. Il cielo è il mio trono e la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa potreste edificarmi, o in quale il luogo sarà il mio riposo?”. Vedete come era vana la loro speranza. Inoltre dice: “Ecco quelli che hanno distrutto questo tempio, essi lo edificheranno”. E si avvera. Durante la loro guerra fu distrutto dai nemici. Ora gli stessi servitori dei nemici lo riedificheranno. Era stato ancora preannunziato che la città, il tempio e il popolo di Israele sarebbero stati consegnati (ai nemici). Dice infatti la Scrittura: “E avverrà che negli ultimi giorni il Signore consegnerà alla rovina le greggi del pascolo, l'ovile e la loro torre””. E accadde come aveva detto il Signore. Indaghiamo se esiste il tempio di Dio. Esiste dove egli stesso dice di costruirlo e portarlo a termine.

Infatti sta scritto: “Avverrà che, compiuta la settimana, il tempio glorioso di Dio sarà edificato nel nome del Signore”. Trovo dunque che il tempio c'è. Ora imparate come sarà edificato nel nome del Signore. Prima che noi avessimo creduto in Dio, l'abitacolo del nostro cuore era corruttibile e debole come tempio veramente edificato dalla mano. Era pieno di idolatria ed era la casa dei demoni per l'operare quanto era contrario a Dio. “Sarà edificato nel nome del Signore”: riflettete perché il tempio del Signore sarà gloriosamente edificato. In che modo? Imparate. Ottenuta la remissione dei peccati e sperando nel suo nome siamo divenuti nuovi, rigenerati dal principio. Perciò Dio abita veramente nella nostra dimora, in noi. Come? La sua parola di fede, la chiamata della sua promessa, la sapienza delle sue leggi, i precetti della dottrina ed egli stesso profetizzando in noi, abitando in noi e aprendoci la porta del tempio che è la nostra bocca, e dandoci il pentimento, ci porta da schiavi della morte nel tempio incorruttibile. Chi desidera salvarsi non guarda all'uomo, ma a chi abita e parla in lui, meravigliato di non aver udito chi dice tali parole né di aver desiderato di udirle. Questo è il tempio spirituale edificato dal Signore.

Conclusione della prima parte

Ho spiegato a voi quanto era nella semplicità possibile, e l'anima mia spera di non aver tralasciato nulla. Se vi scrivo delle cose presenti o future, non mi comprenderete perché sono avvolte nell'allegoria.

Le due vie

Basta così. Passiamo ad un'altra conoscenza e dottrina. Due sono le vie dell'insegnamento e della libertà; quella della luce e quella delle tenebre. Grande è la differenza tra queste due vie. Per l'una sono disposti gli angeli di Dio apportatori di luce, per l'altra gli angeli di Satana. L'uno è il Signore dei secoli nei secoli, l'altro è principe di questo tempo di iniquità.

La via della luce

Questa, pertanto, è la via della luce. Se qualcuno vuole pervenire ad un luogo determinato non risparmi le sue fatiche. Questa è l'indicazione dataci per camminare su tale via. Amerai chi ti ha creato, temerai chi ti ha plasmato, glorificherai chi ti ha liberato dalla morte. Sarai semplice di cuore e ricco di spirito e non ti unirai a coloro che camminano sulla strada della morte. Odierai tutto ciò che non piace a Dio ed ogni ipocrisia e non abbandonerai i precetti del Signore. Non ti vanterai, sarai, invece, umile in tutto senza cercare gloria per te. Non adotterai un malvagio proposito contro il tuo prossimo e non darai arroganza alla tua anima. Non fornicherai, non sarai adultero né corromperai i fanciulli. Non esca da te la parola di Dio frequentando i depravati.

Non considerare la persona nel riprendere qualcuno per la caduta. Sarai mansueto, tranquillo e temerai le parole che hai ascoltato. Non avrai rancore contro tuo fratello. Non dubitare se avverrà o non avverrà l'una o l'altra cosa. Non pronunzierai il nome del Signore. Amerai il prossimo tuo più della tua anima. Non ucciderai il bambino con l'aborto e non lo farai morire appena nato. Non allontanare la mano da tuo figlio e da tua figlia, ma dall'infanzia insegnerai loro il timore di Dio. Non essere desideroso dei beni del tuo prossimo, né essere avaro. Non ti legare nell'anima ai superbi, ma frequenterai gli umili e i giusti.

Accetta gli avvenimenti che ti capitano come un bene, sapendo che nulla avviene senza Dio. Non sarai doppio nel pensiero e nella parola; laccio di morte è la doppiezza della parola. Sii sottomesso ai padroni come ad immagine di Dio con rispetto e timore. Non comanderai con asprezza al tuo servo e alla tua serva che sperano nello stesso Dio, perché non abbiano a perdere il timore di Dio che è sugli uni e sugli altri. Egli non venne a chiamare secondo la persona, ma quelli che lo Spirito ebbe a preparare. Renderai comune ogni cosa col tuo prossimo e non dirai che è tua. Se avete in comune ciò che è incorruttibile, quanto più quello che è corruttibile. Non essere loquace, laccio di morte è la bocca. Per quanto potrai, sarai casto per la tua anima. Non avere le mani larghe nel prendere, e strette nel dare. Amerai come la pupilla del tuo occhio chi ti dice la parola di Dio. Giorno e notte ti ricorderai del giudizio. Cercherai sempre di affaticarti con la predicazione andando ad esortare e preoccupandoti di salvare l'anima con la parola, o di lavorare con le mani per espiare le tue colpe. Non esitare nel concedere e non brontolare nel dare e conoscerai chi è il tuo buon rimuneratore. Custodirai ciò che hai ricevuto senza aggiungere e senza togliere. Odierai il male sino alla fine. Giudicherai con giustizia. Non creare divisioni, cerca, invece, la pace riconciliando i contendenti. Confesserai i tuoi peccati e non ti recherai alla preghiera con coscienza agitata.

La via delle tenebre

La via del nero è tortuosa e piena di maledizioni. È la via della morte eterna nel castigo, in cui si hanno le cose che rovinano l'anima: idolatria, arroganza, superbia di potere, ipocrisia, doppiezza di cuore, adulterio, omicidio, rapina, disprezzo, trasgressione, inganno, malizia, alterigia, veneficio, magia, avarizia, mancanza di timore di Dio. coloro che vessano i buoni, odiano la verità, amano la menzogna, non riconoscono il guadagno della giustizia, non aderiscono al bene né al giudizio giusto, non si curano della vedova e dell'orfano, non vegliano per il timore di Dio, ma per il male, e da essi sono assai lontano la mansuetudine e la pazienza, amano la vanità e si procacciano la ricompensa. Sono crudeli verso il povero, indolenti verso il sofferente, facili alla maldicenza, ingrati verso il loro creatore, uccisori dei figli, distruttori del plasma creato da Dio, incuranti del bisogno, oppressori del tribolato, avvocati dei ricchi, giudici cattivi dei poveri, peccatori in tutto.

Conclusione e subscriptio

È bene, dunque, imparare i comandamenti del Signore, quali sono stati scritti per seguirli. Chi fa questo sarà glorificato nel regno di Dio; chi sceglie, invece, le altre cose perirà con le sue opere. Per questo c'è una risurrezione, per questo c'è un premio. Prego voi che siete superiori di accettare un consiglio dalla mia benevolenza. In mezzo a voi avete per chi operare il bene, non trascuratelo. È vicino il giorno in cui periranno tutte le cose con il maligno. “È vicino il Signore e la sua ricompensa”.

Ancora vi chiedo: siate buoni legislatori di voi stessi, rimanete vostri fedeli consiglieri, allontanate da voi ogni ipocrisia. Dio che domina tutto l'universo vi conceda sapienza, intelligenza, scienza, conoscenza dei suoi precetti, costanza. Siate discepoli di Dio cercando che cosa il Signore vuole da voi e operate per trovarvi pronti nel giorno del giudizio. Se vi ricordate del bene, ricordatevi di me quando meditate queste cose, perché il mio zelo e la mia vigilanza portino a qualche vantaggio. Ve lo chiedo come una grazia. Sino a quando il bel vaso è con voi, non trascurate nulla delle cose vostre, ma ricercatele continuamente e adempite ogni precetto. Sono cose degne. Per questo mi sono affrettato a scrivervi quello che potevo per darvi gioia.

Vi saluto, figli dell'amore e della pace. Il Signore della gloria e di ogni carità sia col vostro spirito.

Per amore di equità ed accogliendo le raccomandazioni dello stesso Deschner raccogliamo di seguito tutti i commenti che troviamo in rete sulla Lettera a Barnaba. Sarà divertente ed interessante leggere il modo in cui viene spiegato e giustificato l’evidente antiebraismo del contenuto:

1.
Lettera di Barnaba

(96-98)


La cosiddetta Lettera di Barnaba è un trattato didascalico edificante, scritto in forma epistolare ed è attribuita a Barnaba apostolo, collaboratore di Paolo. Ma a questa attribuzione si oppone un aspro atteggiamento negativo verso l'Antico Testamento contenuto nella Lettera, che mal si concilia col modo di pensare degli apostoli: all'Antico Testamento nella sua figura storica e nel modo come lo intesero gli ebrei viene negata ogni ragione d'essere; le prescrizioni legali sul digiuno, i sacrifici, l'uso dei cibi, la circoncisione, il sabato e il tempio vengono interpretate con un'esegesi allegorica-tipologica in un senso puramente spirituale.

Inoltre la Lettera è certamente di un'epoca posteriore a quella dell'apostolo Barnaba, il quale difficilmente può aver assistito alla distruzione di Gerusalemme (Barn 16,4)(Cfr. K. Bihlmeyer - H. Tuechle, Storia della Chiesa, 1-L'antichità cristiana, Ed. Morcelliana, 1973, 207-208)..

E' abbastanza probabile che l'autore della Lettera di Barnaba sia stato un cristiano non ebreo, probabilmente di Alessandria d'Egitto.

La lettera è stata scritta presumibilmente negli anni 96-98 (Funk), 130-1 (Harnack) o 138 (Lietzmann) (Fonte: Gesù nella lettratura cristiana antica).


2.