domenica 6 maggio 2012

Giulio Morosini: Lettura critico-esegetica di un testo secentesco. – 1. Premessa

La Societas “Civium Libertas” si era proposta di costituire un gruppo di studio intorno ad un testo che è stato certamente presente ad Ariel Toaff nella redazione di “Pasque di sangue”, un libro che ha suscitato una reazione così forte da parte delle comunità ebraiche da costringere l’autore e l’editore a ritirare dal commercio il libro appena uscito, sostituendolo con una edizione purgata. Noi abbiamo fatto in tempo a procurarci la prima versione del testo, che resta per noi quella valida. Ne faremo ora una lettura affiancandola con la lettura del testo secentesco, gratuitamente disponibile in Google Libri. Non ci siamo proposto tempi di studio e termini da rispettare. L’impresa certamente ambiziosa corre anche il rischio di restare incompiuta, se altri e maggiori interessi sopraggiungeranno o se la nostra curiosità intellettuale risulterà soddisfatta dopo le prime acquisizioni.

L’opera di cui si parla uscì in lingua italiana nel 1683 e precede di 18 un’altra opera cui viene subito in mente di accostarla, uscita in Germania nel 1701 ad opera di Eisenmenger e pure disponibile in rete. Quest’ultima fu redatta in lingua tedesca. Nei limiti del possibile cercheremo di confrontare i due testi, per studiarne consonanze e dissonanze. Nato nel 1612, la conversione di Morosini si colloca nel 1649 all’età di 37 anni. Un tempo sufficiente per conoscere ed assimilare la cultura e religiosità di provenienza, per poterne parlare. La narrazione diventa per noi quindi una fonte affidabile per la conoscenza della cultura ebraica da cui il Morosini proveniva. Vedremo poi quanto questa cultura sia la stessa o si distingua in senso cronologico e geografico da altre culture ebraiche. La morte avviene nel 1683, 30 anni dopo la conversione.

È utile considera ad altra latitudine la data del 1666, anno del Messia orientale che alla minaccia di morte preferì la falsa conversione all’Islam, un fenomeno analogo alla prassi dei marrani. Dovremo perciò accertare, ove possibile, se in Morosini vi è stata una conversazione sincera o sia stata falsa e quali avrebbero potuto essere le costrizioni o l’interesse ad una falsa conversione. Sarà poi interessante, se i documenti lo consentono, indagare i rapporti di Morosini con il mondo ebraico da cui proveniva, considerando il periodo precedente l’anno di conversione ed il periodo successivo. E perché mai Morosini, una volta convertitosi al cristianesimo, abbia sentito il bisogno di rivolgersi agli ebrei per “svelare” loro la vera fede.

Presto soddisfatto. Troviamo in esordio che lo stesso Morosini dice di aver aderito ad una richiesta che gli veniva fatta da un prelato cattolico di descrivere le usanze e i riti ebraici. Infatti, a chi osserva dall’esterno la ritualità ebraica appare quanto mai ostica e dovendone conoscere e sapere qualcosa non poteva trovarsi fonte migliore e più affidabile di un ebreo convertitosi – si spera sinceramente – a diversa fede in età matura. In altri termini, più che svelare le vera fede cristiana agli ebrei, che possono essere poco recettivi, risulta storicamente più interessante per i non ebrei, che non hanno nessuna intenzione o interesse ad una conversione all’ebraismo, il poter conoscere la ritualità e mentalità ebraica e la sua compatibilità con i valori e gli interessi socio-economici delle popolazioni con le quali nei diversi paesi gli ebrei convivono senza mai fondersi con esse.

giovedì 8 aprile 2010

Qousque tandem. – Come gli ebrei pregano e come non lasciano gli altri pregare a casa loro.

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Non si è ancora placata la polemica sulla predica di Cantalamessa. Non è il primo caso del genere e non sarà l’ultimo. Trovo parecchio indovinato un articolo di Lamendola su un’arroganza al di la di ogni limite di sopportazione ma anche difficile da comprendere umanamente. Tocca per forza fare della dietrologia perché se si considerano i nudi fatti non si riesce ad ammettere che ci si possa comportare in un modo così provocatorio e gratuito. Forse si cerca lo scontro per lo scrontro, cioè si fa provocazione consapevole. Forse ci sono ricatti nascosti che i più non conoscono. Non per nulla è uscita fuori l’espressione “lobbies economiche”. Si sa, infatti, di questioni economiche e finanziarie in Israele riguardo i luoghi di culto cattolici e gli interessi vaticani. Ma riesce difficile credere che le cose materiali possono prevalere su quelle spirituali e sulla percezione che ognuno ha della dignità umana, non necessariamente la propria, anche quella altrui. Infatti, quando si vede nel prossimo offesa la dignità umana è come se venisse offessa la nostra stessa dignità. In questo senso, Lamendola, ha ben parafrasato la nota massima crociana che io rendo in questo caso: perché non possiamo non dirci tutti cattolici.

Parlo come cattolico un tempo assiduamente praticante ed oggi senza più riconoscere come propria una identità cattolica e con forte nostalgia di quella che poteva essere l’identità religiosa di un romano o greco antico: né giudaica né cristiana. Credo che quelle esperienze religiose sia stata diffamate all’estremo e mi chiedo quale sarebbe il mondo se fossero sopravvissute e gli uomini si fossero regolati secondo etiche diverse da quelle ricavate dalle dottrine giudaiche o cristiane, che comunque non sono affatto identiche e per nulla affini, malgrado l’esitenza di una fratellanza. Veniamo al punto.

Nella orwelliana rassegna sionista dei “Corretti Informatori” hanno lasciato passare un articolo tratto dall’Unità, che nonostante i risibili commenti si può leggere il seguente brano:
«Ogni sabato, nelle sinagoghe di tutto il mondo si recitano diciotto benedizioni. La dodicesima proclama:
“Che per gli apostati non ci sia speranza; sradica prontamente ai nostri giorni il regno dell’orgoglio e periscano in un istante i nazareni e gli eretici. Siano cancellati dal libro dei viventi e con i giusti non siano iscritti. Benedetto sei tu Signore, che pieghi i superbi”.
L’invocazione è contenuta nel Talmud e risale all’anno 80 dopo Cristo. Chi siano i “nozrim” e i “minim” ancora maledetti nella liturgia ebraica lo spiega un altro testo dello stesso Talmud:
“Alla vigilia del sabato e della Pasqua si appese Jeshua ha-nozri (Gesù il Nazareno). Un banditore proclamò per quaranta giorni contro di lui: egli esce per essere lapidato perché ha praticato la magia, ha sobillato e fatto deviare Israele. Chiunque conosca qualcosa a sua discolpa, venga e la alleghi a suo favore. Ma non trovarono per lui alcuna discolpa. Lo appesero allora alla vigilia del sabato e della Pasqua”.
Agli ebrei che fanno dichiarazioni sui giornali, non piace né il venerdì santo cattolico né che nelle chiese si preghi per loro? Anzi, non piacciono i cattolici, un agglomerato di confusi socialisteggianti, falliti morali, maniaci sessuali guidati da una banda di ipocriti pedofili? Nulla da dire: pensare ciò che si vuole e come si vuole, su ogni argomento, è un diritto per tutti.
[Purtroppo, questo che sarebbe un diritto per tutti è assai poco rispettato. I giornali, Unità compresa, non ci spiegano, come mai, ogni anno nella sola Germania 15.000 persone vengono perseguite per meri reati di opinione.]
Ma, prima di pretendere che un predicatore cattolico, peraltro di elevata caratura culturale, debba fare attenzione a ciò che dice ai cattolici il venerdì santo, nella basilica di San Pietro, ce ne corre».

Filippo di Giacomo, su L’Unità.
Ben detto, Filippo! l brano non dovrebbe avere bisogno di ampio commento. Rivela ciò che non casualmente in molti non sanno e non si vuole sappiano. Se prendiamo a confronto la liturgia cattolica e quella ebraica, troviamo in quest’ultima molto di quell’«odio» che in modi “farisaico” le lobbies hanno trovato il modo per tradurre in legislazione positiva finalizzata non certo a introdurre l’amore per il prossimo, ma per colpire avversari politici. Che sia così, ognuno lo sa. Nello stesso link di «Informazione Corretta» vi è pure un brano dove si fa una confusione pazzesca fra legalità e legittimità. Ho insistito parecchio di questa distinzione e non so se l’articolista abbia orecchiato. Poco importa. Quel che è certo che una dottrina praticamente razzista come il sionismo non può pretendere di trarre dal suo stesso principio nessuna “legittimità”. Questa nasce propriamente da una relazione funzionale e funzionante di protezione/obbedienza, ma nel caso della “pulizia etnica” del 1948 in Palestina – i “coloni” ebrei la chiamano “guerra di indipendenza” (!) – si può fondare una “legittimità” allo stesso modo in cui una banda di rapinatori ben affiatati possono ridendicare la legittimità delle loro rapine.

Se critiche possono farsi ai vari Cantamessa è quella di non dire le cose per quel che sono ed accettare un dialogo con chi ancora tiene sotto supplizio le sue vittime. Cristo, l’appeso della Pasqua, certamente non lo avrebbe fatto. Le sue sferzate contro i farisei sono bene impresse nella mente di chi abbia fatto un poco di catechismo non ancora oscurato dalle alchimie conciliariste dettate probabilmente dal B’naï B’rith.

domenica 4 aprile 2010

Giorgino propone una “moratoria” nell’uso del linguaggio: un dialogo sempre più assurdo!

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È incredibile, ma il dialogo diventa sempre più assurdo ed ai limiti dell’immaginabile. Si pretende di controllare e censurare la formazione stessa del processo linguistico e del pensiero. Nessun regime totalitario era ancora arrivato a tanto. Nessuno è ormai al sicuro. In questa nostra società “democratica” può capitare e spesso capita che a fare le spese della prepotenza di regime siano i tanti “signor nessuno” che sommato uno dopo uno diventano Tutti, ma che neppure un predicatore possa fare la sua predica nella madre di tutte le basiliche, il Laterano, davanti al Papa, significa aver ormai superato il livello di guardia. È da chiedersi nel latino classico di Cicerone: “Qousque tandem?”

Ognuno di noi, appena nasce, incomincia lentamente e faticosamente ad apprendere l’uso del linguaggio, un apprendimento che non ha mai fine, perché coincide con il progresso stesso delle nostre conoscenza, nel passaggio continuo da uno stato di “ignoranza” ad una sempre maggiore conoscenza, direttamente proporzionale allo sforzo ed alla nostra volontà di verità. Ci serviamo dunque spontaneamente e naturalmente del “linguaggio” per tradurre in concetti le nostre nuove acquisizioni. La filosofia non è ancora riuscita a dirci veramente cosa è il linguaggio ed io dubito che esista sulla terra o sia mai esistito qualcuno che abbia mai veramente compreso cosa il linguaggio è e che possa insegnarcelo tanto da farne una nozione corrente e banale. Quello che però sappiamo è che il linguaggio per sua natura è libero e procede per analogie, figure, metafore, similitudini, associazioni di idee e di immagini mentali.

Immaginare che qualcuno possa intervenire d’autorità sulle infinite e insondabibili connessioni dei neuroni è veramente cosa che fa accaponare la pelle. Significa al tempo stesso un disprezzo e un controllo assoluto dell’uomo: disprezzo per il solo immaginarne la possibilità, una possibilità che coinciderebbe con la fine stessa della libertà umana, di quello che per secoli si è chiamato il “libero arbitrio”. Ma se ciò fosse anche astrattamente possibile sarebbe il Crimine Assoluto che annullerebbe tutti gli altri gli uomini possano mai commettere, se appena loro residua un briciolo di libertà.

Che da Norimberga in poi, e solo grazie alle armi dei vincitori, non certo perché si sia affermata sulla terra quella Giustizia che gli uomini sempre cercano senza mai riuscire a trovarla, non vi è dubbio che è sorta una nuova religione che pretende di affermarsi sopra tutte le altre che mai siano esistite nella storia: la Holocaustica Religio! Nella sola Germania ogni anno 15.000 persone vengono perseguite penalmente per meri reati di opinione. Ad incominciare dal 1986 Israele, forte delle sue lobbies diasporiche, ha imposto a ben 13 stati europei una legislazione liberticida che sconfessa in pieno almeno due secoli di cultura giuridica, che ad incominciare dalla rivoluzione del 1989 distingueva fra un “fare” penalmente perseguibile in quanto illeciti ovvero lesivo di concreti e verificabili interessi materiali altrui ed un mero “pensare” in quanto tale assolutamente libero ed incontrollabile oltre che assolutamente lecito e spiritualmente necessario al progresso dell’umanità dal suo stadio belluino ad una condizione che pone la libertà come sua stadio escatologico: libertà dalla morte e da ogni dipendenza dalla natura o quanto meno libertà di poter immaginare il Bene Assoluto.

Beh! Ci siamo allargati troppo e ci vengono le vertigini. Ma ci ha scatenato Giorgino la sua incredibile arroganza, con la sua pretesa di dirci lui l’uso che possiamo o non possiamo fare del linguaggio. Dovremmo passare da lui per sapere come possiamo e dobbiamo esprimerci. La fama “internazionale” di Giorgino? Si! Tra Israele e l’Italia! Ma che vuol dire poi “fama”? E ce ne deve importare? Dobbiamp provare soggezione e aver paura di dissentire? Certo, è qualcuno, se addirittura dice di “conoscere personalmente padre Cantalamessa”, di cui noi invece non solo ignoravamo l’esistenza, ma addirittura pensavamo fosse un nome fittizio: un prete che si chiami “cantalamessa” pare una burla. Ed invece è una rispettabilissima persona, che l’«ebreo» Giorgino ben conosceva, pur non comprendendo a che titolo, essendo – pare – padre Cantalamessa non un rabbino, ma un sacerdote “cattolico”. Evidentemente dialogavano. Certo, esiste il “dialogo” fra ebrei e cristiani: assurdo ed improduttivo da duemila anni!

Riconoscere a qualcuno le “migliori intenzioni” è come dargli dello stupido, poiché suppone l’errore associato all’intenzione. Ma dare a qualcuno dello stupido significarsi immaginarsi o sentirsi più intelligenti. Cantalamessa non sembra però lo stupido che lo si vuol far apparire. Dice infatti a polemica avviata:
« Se contro ogni mia intenzione ho urtato la sensibilità degli ebrei e delle vittime della pedofilia, ne sono sinceramente rammaricato e chiedo scusa, riaffermando la mia solidarietà con gli uni e con gli altri».
Come a dire: Signori, io non ho inteso offendere nessuno e se qualcuno si sente offeso, non ho nessuna difficoltà a chiedergli scusa. Ma se – come si dice – avete la coda di paglia, il problema è vostro, non mio. La natura umana è tale per cui tutti possiamo essere stupidi visti dal Giorgino di turno. Non per nulla il cristianesimo staccatosi, definitivamente e irreversibilmente dal giudaismo, aveva introdotto il principio della “carità” per il quale le relazioni determinati non sono quelle stupido-intelligente, o altrimenti: furbo-fesso. Anche qui ci stiamo allargando senza volerlo perché ci si affacciano complicati problemi etici che già ci affaticano al mente, per giunta sul far della sera, quando siamo già stanchi per altri motivi. Cerchiamo di concludere.

Ogni riga del testo di Giorgino ci pare criticabile e finiremmo di scrivere per ogni sua pagina uno di quei libri che gli hanno dato “fama internazionale”. Ma noi di libri non ne vogliamo scrivere. Mi limito a contrapporre a Giorgino persone sempre di appartenza ebraica, ma a nostro modo di vedere molto più intelligenti dello stesso Giorgino, anche se trovo poco scientifico l’uso di questa terminologia comparatistica. Cito i primi nomi che mi vengono in mente: Jakob Rabkin, che Giorgino ha perfino conosciuto di persona, come ha pure conosciuto padre Cantalamessa. Di Rabkin conosco un solo libro tradotto in italiano e da me letto almeno un paio di volte. Tra le tante cose istruttive che vi si leggono in materia di giudaismo vi è poi una migliore prospettiva storico-teologica dell’«Olocausto». Chi ne ha interesse, se lo vada a leggere. Io non posso ridurlo in pillole. Ma poi ancora proprio sulla «Shoah» ha detto parole dissacrante Abraham Burg, non meno autorevole e “famoso” di Giorgino. Burg era talmente convinto dell’uso assurdo che della «Shoah» si è fatto da indurlo a fare le valigie ed a tornarsene in Francia, di cui ancora aveva il passaporto.

Sono questi personaggi ognuno ben diverso dall’altro, benché concordino tutti nell’assurdità del sionismo e dei suoi miti fondatori. Di Gilad Atzom ho letto sporadici articoli qua e là presenti sulla rete e mi piacerebbe leggere una raccolta completa dei suoi scritti. Io stesso sono disposto a farmene editore, se me ne viene data autorizzazione. Di lui la “sionista” Wikipedia si premura di far sapere che è una attivista contro il sionismo ed in questo modo dire che avendo parlato male di Garibaldi non è il caso di prenderlo sul serio. Dovrebbero perà in primo luogo interessare gli argomenti di ognuno e sono in ultimo trarre le conseguenze pratiche, che raggiungono il loro estremo con Norman G. Finkelstein, dove senza mezzi termini si parla di «Industria dell’Olocausto», da intendere però non solo negli aspetti economico-finanziari, ma anche in vere e proprie rendite politiche di cui il caso Cantalamessa è rivelatore: a padre Cantalamessa malgrado il nome che porta la messa non gliela vogliono lasciar cantare!

L’ultimo stadio è quello della critica storica, filosofica, teologica. Qui vi è divieto assoluto protetto da sanzione penale. E “rigorosamente” parlando – come Giorgino sa fare – ora dobbiamo aspettarci anche il vocabolario di stato, con le accezioni linguistiche legalmente ammesse. Neppure il Papa è al sicuro. Andato in sinagoga ha accettato un affronto che in nessuna basilica al mondo gli si sarebbe fatto: interromperlo e correggerlo mentre parla ex cathedra! Padre Lombardi che io sappia non ha diffuso nessun comunicato, nessuna protesta. Il “dialogo” deve andare avanti! Ma dove deve andare?

Proprio Rabkin aiuta a capire che da un punto di vista strettamente giudaico, non sionista, il rapporto con Israele è un luogo della mente, un luogo dello spirito. Niente a che fare con un diritto alla “pulizia etnica”, che un altro ebreo, di nome Ilan Pappe, ha documentato (e non è stato né il primo né il solo) in modo inconfutabile. Si paventa la “distruzione” dello Stato ebraico, ignorando o facendo finta di ignorare un autentico genocidio, una vera e propria distruzione di un popolo, quello palestinese, non nome di un inesistente ed arbitrario diritto. Paradossalmente, lo stato di Israele ha introdotto una sorta di Cittadinanza Trinitaria, dove un ebreo sionista può far valere di volta in volta, come nel gioco delle tre carte, ora la sua appartenza ebraica all’interno delle comunità statuali, ora la stessa cittadinanza che appartiene ai popoli “ospiti” ed infine dal 1948 in poi anche la cittadinanza israeliana, solo che appena se ne voglia servire. Un po’ troppo! Dobbiamo però riconoscere a Giorgino una certa astuzia, avendo compreso da “eccelso sionista” che la corda, se troppo tesa, rischia di rompersi.

sabato 3 aprile 2010

Nuove battute di un dialogo assurdo. Pedofilia come pretesto per un attacco alla Chiesa cattolica.

La Storia continua.

Non mi ritraggo dalle mie posizioni di condanna della pedofilia da parte di ecclesiastici cattolici su cui vi era stato un acceso dibattito che avevo seguito, che mi aveva indignato ed infuriato. Vi è poi tutto un problema annoso riguardante la sessualità nell’ambito della dottrina cattolica. Sono temi che da allora non ho ripreso né approfondito. Non ho oggi maggiore interesse all’argomento di quanto non ne avessi prima. Ben altri e più gravi mi appaiono oggi i problemi, anche se dispiace sempre sentire certe notizie. Ma qui ora sorgono altre questioni che si nascondo dietro la giusta denuncia di casi di pedofilia, i cui dettagli non ho seguito né mi interessa più seguire.

Mi appare invece sempre più chiara la pretestuosità degli attacchi ebraici alla chiesa cattolica, che subisce in nome di un dialogo che farebbe meglio ad interrompere una volta per tutte. Un dialogo del tutto improduttivo e privo di scopi. Gli ebrei vogliono restare ebrei? E chi glielo impedisce? Non vogliono convertirsi al cristianesimo? E chi li obbliga? Per fortuna, è passato il tempo in cui non tanto gli ebrei quanto interi popoli venivano convertiti di autori al cristianesimo per volere sovrano. Sono passati i secoli di passaggio dalla religione antica che fu dei greci e dei romani, i cosiddetti “gentili” o “goym”, alla nuova religione cristiana, che proprio in ragione della sua universalità operava anche un diffuso sincretismo, il più noto dei quali lo si ravvisa forse nella liturgia del Natale, la principale festività cristiana, che coincide nella data con la festiva del Sole che rinasce.

Mi hanno spiegato eminenti teologi che anche io sono un “cattolico”, essendo stato battezzato e cresimato, e mai formalmente “scomunicato”, convinzioni intimamente religiose e dommatiche a parte. Ho perciò forse titolo a qualche opinione al riguardo dell’ennesima campagna di indignazione da parte ebraica contro papa, preti, gerarchia e fedeli cattolici. A me sembra che dal papa in giù tutti dovrebbero rispondere per le rime all’ennesima ingerenza ebraica in munere alieno. Non è affare di rabbini la proclamazione dei santi cattolici, la remissione della scomunica a Williamson, le preghiere dei preti, la liturgia cattolica ed altro ancora. Ciò che trovo inspiegabile non è la protervia e arroganza ebraica, ma la remissività cattolica.

Poiché i conti non tornano, se appena fatti alla luce del sole, occorre sospettare che vi sia dietro qualcosa. Faccende finanziarie? ricatti? Cosa? Un dialogo può aver senso, quando vi sia qualcosa in comune e si tenda a qualcosa che interessi entrambi. Ma qui siamo agli antipodi. La fratellanza, se ve ne è una, è quella di Caino ed Abele. Mi pare che Caino fosse il fratello “maggiore”. Dio ce ne scampi! Già! È problema è forse tutto qui. Non è più possibile neppure parlare. Basta un paragone, una metafora, un’allegoria non gradita e si scatena un’incredibile, assurdo ed osceno putiferio. L’Unicità è imparagonabile. Pretende un copyright sul vocabolario ed il linguaggio.

I Dogmi e i Miti ebraici pretendono una sacertà ed un’autorevolezza che quelli cattolici forse non hanno mai avuta in tutto l’arco della loro storia, se nell’assorbimento sincretistico includiamo la logica classica, che poneva al riparo da assurdità come quelle a cui assistiamo in questi giorni, dove gli ebrei non lasciano in pace neppure la celebrazione della Pasqua cristiana nella massima basilica romana dopo San Pietro, cioè la Basilica del Laterano. Nei commenti di questi giorni, a proposito di una predica – i preti manco più predicare li lasciano! –, quello di padre Cantalamessa (che nome!), ho trovato quanto mai offensivo ed insultante la distinzione fra “pochi” fedeli “tradizionalisti”, che pensano come i cattolici hanno pensato per duemila anni, e non so quale maggioranza di nuovi fedeli che l’avrebbero bevuta la novità degli ultimi tempi, una novità sempre più fa perdere la devozione a chi ancora ne aveva conservata qualche briciolo.

In realtà, è sempre più evidente un attacco profondo alla Chiesa cattolica, il cui edificio millenario sembra stia sgretolando, se davvero si stravolgono quelli che sembravano i cardini della dottrina. A parte la critica strettamente storico-esegetica, che è cosa che va per i fatti suoi, ma fra poco ci verranno a dire che la figura religiosa di Cristo in Croce è morta di raffreddore, o che si è meritata la condanna da parte giudaico-romana. E magari pretenderanno che tutti dobbiamo farci circoncidere.

lunedì 15 marzo 2010

I cristiani-sionisti: chi e cosa sono? - Stranezze politico-teologiche. – Netanyahu e loro: analisi di un discorso.


Da cattolico battezzato e non praticante confesso che fino a qualche anno fa mi era del tutto ostica l’espressione “cristiano-sionista”. Mi ci è voluto un poco per capire di cosa si trattasse. Per chi vive in Italia, in una cultura religiosa tradizionalmente cattolica, è normale una visione ordinata di quelli che sono i cardini della fede cristiana e cattolica: Gesù Cristo, la sua morte in croce, per opera di Pilato e degli ebrei dell’epoca, che non accettavano la visione riformatrice del vecchio giudaismo, vecchio e nuovo testamento, la dottrina universilatistica del cattolicesimo che passa da un’angusta visione di uomini che sarebbe “eletti” e “prediletti” da un ben strano Dio, patrigno con tutti gli altri uomini, ad una visione effettivamente “universalista” che include tutti gli uomini ed assorbe sincretisticamente non poco delle religiono spregiativamente dette “pagane”, ma teologicamente ed eticamente non così spregevoli che le si è sempre fatte passare. Tutto questo almeno fino al Concilio Vaticano II, dove pare vi sia stata una certa infiltrazione del B’naï B’rith. Da allora la musica è cambiata e forse anche nel cattolicesimo sono stati inoculati germi di “cristiano-sionismo”.

Proseguiamo il discorso. Diverso è il panorama religioso nel mondo anglosassone americano. Qui in parallelo con l’opera di colonizzazione e di sistematico genocidio degli indiani d’America sorgono e si affermano una miriade di sette religiose, con dottrine una più strampalata dell’altra. In pratica, in America, un qualsiasi ciarlatano può fondare una nuova religione ed andare in cerca di creduloni, cui magari spillare soldi. Avendone il tempo e la voglia, sarebbe interessante ed istruttiva un’esplorazione e un monitoraggio di questo sottobosco religioso e antropologico. Essendo gli USA la maggiore potenza militare del mondo, quella che ha più armamenti di tutti gli altri paesi messi insieme, siamo a torto portati ad immaginare che sia un modello in ogni cosa. Non è così e non è un mondo invidiabile, secondo quanto apprendiamo ogni giorno di più, venendo meno i miti hollywodiani.

Diverso, nel panorama religioso americano, è il caso del cristiano-sionismo. Pare siano tanti. Di cristiano dubito abbiano nulla. Ad una sensibilità autenticamente religiososa, non importa se cristiana, buddista, etc., non potrebbe e restare estraneo l’autentico ammazzamento di uomini che in Palestina si compie ogni giorno, potendo cronologicamente datarne l’inizio con il 1882, anno del primo insediamento sionista. Se il cristiano-sionismo prende alla lettera l’autentico sterminio biblico dei cananei sulla base del racconto mitico-biblico, trattasi non più di religione, e come tale costituzionalmente protetta, ma di cosa criminale e contraria all’ordine pubblico. Come tale sarebbe da reprimere, non per conculcarne la libertà religiosa, ma perché prassi e dottrina volta all’uccisione di uomini. Nessuno più di noi è sensibile alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione. Ammetto anche che i cristiano-sionisti possano ed abbiano il diritto professare le loro scempiaggini, le loro superstizioni, il loro giudaismo annacquato di un falso cristianesimo, ma rientra negli ordinari codici penali degli stati ogni concreta e dimostrabile partecipazione ad atti criminosi, non meno che se si trattasse di partecipazione ad attentati o a stragi, cosa che viene perseguita e punita, quando si tratta di islamici, per i quali vige un regime di vera e propria diffamazione, discriminazione, persecuzioni.

Tolte le prescrizioni penale, è però lecita allo stesso titolo la critica religiosa, anche aspra, alle loro assurdità, che a mio avviso nulla hanno a che fare con la religione, almeno con una religione come io la intendo e la pratico. Riporto qui, traendolo da una rassegna cristiano sionista in lingua italiana, un discorso con il quale il leader Netanyahu si rivolge proprio ai cristiano-sionisti, riunitisi – pare – in Israele. La notizia ha per noi dell’incredibile, cioè nella misura in cui ciò possa avere a che fare con il “cristianesimo” per come da me conosciuto. Ma il mondo è ampi e vario: succedono cose che vanno al di là della nostra immaginazione e delle nostre consuete vedute.

Links:
1. Un articolo di Barbara Spinelli del 2003 su Kelebek: Le trappole dei sionisti cristiani. Navigando sul sito si trovano altri articoli sullo stesso tema. Il sito è anche specializzato su questa problematica.

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Fonte:
Notizie su Israele
Rassegna stampa cristiano sionista
diretta da
Marcello Cicchese
[fra parentesi quadre il nostro commento testuale e interlineare]


Benjamin Netanyahu è un Primo Ministro consapevole del sostegno che danno ad Israele molti cristiani evangelici nel mondo. Riportiamo la traduzione, gentilmente offerta da un amico che vuole restare anonimo e che qui ringraziamo, di un recente discorso di Netanyahu rivolto ad un’associazione di cristiani pro Israele. "Il sionismo cristiano ha preceduto il sionismo ebraico moderno", ha dichiarato il Primo Ministro israeliano nel suo discorso. Non molti sono consapevoli di questo fatto storico. A Netanyahu va riconosciuto il merito di averlo dichiarato pubblicamente.

Discorso del Primo Ministro Netanyahu alla Christians United For Israel. Summit di Gerusalemme.

8 marzo 2010

Benvenuti a Gerusalemme, l'indivisa, eterna capitale dello stato ebraico e del popolo ebraico.

La vostra presenza qui oggi rappresenta una profonda trasformazione nella relazione tra i cristiani e gli ebrei.
[Quali ebrei e quali cristiani? Se vogliamo seguire Jacob Rabkin, da noi spesso citato, gli ebrei di cui parla Netanyahu non hanno nulla a che fare con il giudaismo, che è rigorosamente antisionista; e parimenti i cristiani a cui si rivolge non hanno nulla a che fare con il cristianesimo fondato sulla dottrina dell’amore del prossimo e sull’eguaglianza di tutti gli uomini davanti a dio. I cristiani sionisti sono in pratica teorici dello sterminio del popolo palestinese.]
Questa trasformazione affonda le sue radici nel diciannovesimo secolo, quando i primi cristiani sionisti giunsero nella Terra d'Israele,
[E chi sarebbero costoro? Le mie notizie partono dal 1882, anno del primo insediamento sionista, osteggiato dagli ebrei già residenti. Non considero Netanyahu uno storico cui fare affidamento e fino a quando non avrò attinto i suoi stessi dati da altre fonti, li considero poco più che degli svarioni, ai quali il personaggio è solito]
quando essi iniziarono ad esplorare la terra della Bibbia, a prodigarsi per il ristabilimento degli ebrei in questa terra, per il ristabilimento della nostra condizione e della nostra sovranità.
[Ed a quale titolo? Con quale diritto? Cacciando e sterminando gli “indigeni” come è stato fatto in America? Cosa ha a che fare tutto ciò con Gesù Cristo? Non ha detto Gesù Cristo: “il mio regno non è di questo mondo”? E che ci azzecca la sovranità sionista sui palestinesi, veri ed unici discendenti degli ebrei che vivevano in Palestina 2000 anni fa? Se i “cristiani” lì riuniti dicono di essere cristiani, sono davvero ben strani cristiani.]
In realtà, il sionismo cristiano ha preceduto il sionismo ebraico moderno, e io credo che l'abbia rafforzato. Ma il sionismo cristiano fece un enorme balzo in avanti alcuni decenni fa, quando un gruppo di ecclesiastici americani iniziarono a dire alle proprie congregazioni e ad ognuno dei loro ascoltatori che era tempo di prendere posizione in favore di Israele; molto probabilmente tra loro figurava il Pastore John Hagee, un dinamico leader ecclesiastico del Texas. Era giunto il tempo di prendere posizione in favore della sola democrazia presente in Medio Oriente. Era tempo di prendere posizione contro le menzogne, la diffamazione e gli insulti. Era tempo di difendere il diritto dello stato ebraico all'autodifesa.
[La propaganda israeliana insiste in modo maniacale sul concetto di difesa e di autodifesa, ma a rigor di logica si tratta di aggressione. Gli unici che possono legittimamente parlare di difesa sono i palestinesi che si sono visti sbarcare sul loro territorio vere e proprie bande di pirati, coloni e quanto altro con la specifica e dichiara intenzione di insediarsi in terre e case altrui spossessando i legittimi abitanti e possessori. Sulla base di quale titolo? La Bibbia? La Terra Promessa? Una favola di oltre 2000 anni fa? E quale relazione avrebbero poi gli odierni avventurieri con gli abitanti in Palestina oltre 2000 anni addietro? Per giunta, in 3000 anni di storia la sovranità sul territorio è passata di mano in mano da egizi, assiri, babilonesi, romani, ottomani, etc., e solo per pochi decenni è appartenuta propriamente agli ebrei, di oltre 2000 anni fa, con i quali quelli odierni proprio non c’entrano nulla. Per continuità storica i soli che possono vantare diritti sul territorio sono i palestinesi, ivi residenti da secoli e da millenni. Tutti gli altri sono veri e propri avventurieri che con rapacità e senza nessun diritto son giunti solo per depredare e far violenza. I soli ad avere il diritto di difesa legittima sono i palestinesi. Quella sionista e israeliana è solo “aggressione”, non “difesa” o autodifesa. Possono essere ingannati solo gli ignoranti, ma non chi appena un poco conosce le cose.] segue
Oggi, migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia, milioni, decine di milioni di cristiani - oggi essi hanno udito questa chiamata, e sono dalla parte di Israele. Io vi saluto, il popolo d'Israele vi saluta, il popolo ebraico vi saluta.

Più volte, nella buona e nella cattiva sorte, siete rimasti fermi spalla contro spalla con il nostro stato, ed io questa sera sono venuto a ringraziarvi per la vostra salda amicizia. Oggi questa amicizia è più importante che mai, perché Israele sta affrontando sfide alla propria sicurezza e legittimità che non hanno precedenti.
[Per quanto riguarda la legittimità confico che le persone che dispongono di autonomia di giudizio critico e non sono materialmente dipendenti o ricattabili o corruttibili possano agevolmente comprendere che Israele è fra tutti gli stati della terra quello che ha minore legittimità, anzi nessuna legittimità. Il che non significa che non abbia esistenza di fatto, un’esistenza con la quale purtroppo occorre fare i conti e doverne tenere conto. È quello che si chiama diritto positivo, legalità positivo, principio di effettività come cardine delle relazioni internazionali. Nessuno può ignorare che Israele dispone di 200 testate atomiche, che sono una vera e propria minaccia che incombe sull’umanità tutta. Considerata la follia che regna sovrana a Tel Aviv, siamo tutti in grave pericolo. Altro che Iran! È ad Israele che occorre guardare. È da Israele che occorre difendersi. Tanta ipocrisia meriterebbe la fustigazione da parte del Gesù evangelico, ma i cristiani sionisti, convenuti in Gerusalemme, con questo Gesù Cristo non hanno proprio nulla a che fare, come si evince facilmente.]
In merito alla sicurezza del futuro di tutti, nessuna sfida è più importante di impedire all'Iran di sviluppare armi nucleari. Ho detto in precedenza e dirò ancora che la più grande minaccia che sta affrontando il genere umano è lo spettro di un regime militante islamico che si impossessa di armi nucleari, o lo spettro di armi nucleari che si impossessano di un regime militante islamico. Il primo caso è pericolosamente vicino a realizzarsi in Iran, il secondo può realizzarsi o meno in Pakistan. Io credo che entrambi i casi possono essere evitati con le politiche giuste.

Se l'Iran svilupperà armi nucleari, il mondo non sarà mai più lo stesso.
[Il mondo non è più lo stesso da quando il sionismo ha preso il sopravvento e da quando le lobbies riescono a determinare la politica estera del popolo americano e dei popoli europei. Ciò non sarebbe stato possibile senza un’opera costante di infiltrazione e corruzione nei gngli del potere politico europeo ed americano.]
Assisteremmo ad una escalation di terrorismo nel mondo intero, dal momento che i terroristi opererebbero sotto la protezione di un Iran nucleare. Guardate quanta confusione, quanto terrore essi stanno già seminando adesso, quando ancora non c'è una tale protezione, e cercate di immaginare cosa potrebbe accadere se l'Iran, il loro protettore, fautore, fornitore e sostenitore, se proprio quell'Iran avesse armi nucleari. Allo stesso modo, le forniture di petrolio vitali per quella regione potrebbero essere severamente minacciate e gli sforzi di impedire la proliferazione di armi nucleari nel Medio Oriente collasserebbero, dato che un regime dopo l'altro si lancerebbe in una corsa forsennata per acquisire armi nucleari proprie. Nel peggiore dei casi, se le armi nucleari fossero date in mano a terroristi, o a stati terroristi, l'era di pace durata 65 anni dall'ultima guerra nucleare sarebbe estinta per la prima volta.
[Basta poco per apprendere che Israele come stato nasce con il terrorismo e pratica da sempre il terrorismo di stato. Disprezza la sovranità degli stati. Rapisce ed uccide senza curarsi del diritto internazionale e del diritto interno degli stati. Basta ricordare l’attentato in Gerusalemme del David King Hotel o a Roma nel 1946 l’attentato all’Ambasciata britannica. In ultimo l’omicidio su commissione a Dubai per opera del Mossad. È possibile tanta ipocrisia. Gesù Cristo glieli avrebbe detto in faccia a Nentanyahu. Subito e senza esitazione. Ma i cristiani sionisti vanno ad applaudirlo.]
Vi prego di ricordare che per i tiranni che sono a Teheran, Israele è solo il piccolo Satana. Ai loro occhi, l'America è il grande Satana. L'America è il loro bersaglio finale. Oltretutto, per Israele la minaccia che viene dall'Iran non potrebbe essere più chiara. Le guide dell'Iran chiedono apertamente la distruzione di Israele. Essi negano sfacciatamente l'Olocausto e sperano, ripetendolo ogni giorno, che Israele sia cancellato dalla carta geografica del Medio Oriente.
[Gesù Cristo direbbe che l’«Olocausto» in ogni caso qui non ci azzecca per nulla. Ben ha detto e scritto l’ebreo Norman G. Finkelstein che costoro dell’«Olocausto» ne hanno fatto un’industria senza neppure avere diritto ai proventi. Ma il vero «Olocausto» è la «Nakba», la cui commemorazione proprio Netanyahu proibisce per legge: nel giorno della pretesa Indipendenza i palestinesi sono obbligati a sorridere. Se hanno la faccia triste verranno puniti. A tanto non era giunto neppure il nazismo. Non avrebbe potuto. Non ne sarebbe stato capace. Non ne avrebbe avuto i mezzi. I sionisti sono invece tecnicamente più avanzati. In fatto di cancellazione dalla carta geografica Gesù Cristo potrebbe facillmente obiettare che sono stati cancellati dalla carta geografica nel 1948 oltre la metà dei villaggi palestinesi. Potrebbe rivolgere la famosa domanda biblica veterotestamentaria: Caino, dov’è tuo fratello? In realtà, Netanhayu come già per l’Iraq vuole spingere il mondo contro una nuova sanguinosa guerra contro un popolo di 70 milioni di abitanti. Sono sempre più assetati di sangue e poi si lamentano per l’accusa del sangue!] segue
Non dobbiamo permettere per alcun motivo che un tale regime minacci la pace del mondo, la pace e la sicurezza dell'umanità. Tutti i membri responsabili della comunità internazionale devono fare ogni cosa in loro potere per fermare l'Iran nello sviluppo di armi nucleari.

Mentre noi parliamo gli Stati Uniti stanno guidando un'azione a livello internazionale per imporre sanzioni all'Iran. Noi crediamo che queste sanzioni debbano essere mordenti. E per esserlo, devono penetrare a fondo nel settore energetico iraniano. Una volta imposte, esse dovrebbero impedire all'Iran di importare benzina e di esportare petrolio. Io credo che tali misure possono indurre il regime a scegliere se continuare il programma delle armi o mettere al sicuro il proprio futuro. Ma indubbiamente devono essere sanzioni dure, mordenti.
[Eccolo l’aguzzino che ha ancora sulla coscienza le vite dei bambini palestinesi, di quelli iracheni, dei milioni di profughi scacciati dai paesi dove ha portato e fomentato la guerra, la sola cosa che gli consente di vivere. In effetti, a pensarci bene, con la pace in Medio Oriente tutta Israele come stato imploderebbe. Vivono di guerra e di industrie connesse alla guerra almeno due milioni di israeliani. Senza la guerra non potrebbero vivere. La loro economia si basa su aiuti a fondo perduto che ricevono continuamente dall’America e da tutto il mondo, vittime delle loro storielle. il vero problema per la pace e la sicurezza in Medio Oriente ha un solo nome: Israele.] segue
Come dicevo, noi stiamo affrontando grandi sfide alla nostra sicurezza, ma anche intimazioni senza precedenti alla nostra legittimità. Questo assalto alla nostra legittimità proviene da diverse direzioni - dai cosiddetti organismi dei diritti umani presenti nell'ONU, che negherebbero ad Israele il suo legittimo diritto all'autodifesa; proviene dalla accusa falsamente rivolta alle guide politiche e militari israeliane di aver commesso crimini di guerra immaginari; proviene infine da aziende oltraggiose che dichiarano di boicottare, disinvestire e sanzionare Israele. Voi tutti siete familiari con questo genere di cose.
[Se fossero davvero cristiani, ma non lo sono per nulla, loro tutti dovrebbero testimoniare la verità, e dire che sono tutte cose vere e giuste quelle che vengono addebitate ad Israele, ovvero alla banda di politici criminali che commette ogni sorta di nefandezza convinti di poter ingannare e corrompere le coscienze.]
Ma credo che ci sia un assalto alla nostra legittimità ben più grande. Credo che esso consista nel tentativo di perpetrare una delle più grandi menzogne della storia - negare il legame tra il popolo di Israele e la terra di Israele; relegare il popolo ebraico ad un gruppo di stranieri nella terra dei nostri padri. Badate di non fare errori a riguardo. Il tentativo di negare la nostra storia in questa terra è un tentativo di negare il nostro futuro in questa terra. Per questa ragione, difendere il nostro passato equivale a difendere il nostro futuro.
[E come non è verò? Netanyahu da dove è venuto? I suoi avi da dove sono spuntati? Dalle visceri dell’inferno o son venuti da qualche luogo dell’Europa orientale? Poco mi interessa la genealogia di Netanyahu e di tutti gli altri della sua sua banda, ma se si va a ricostruire l’albero genealogico di ogni odierno abitante ebreo di Israele si trovano ben pochi autoctoni, forse nessuno. Molti hanno conservato perfino il doppio passaporto, che viene utilizzato ad esempio dai sicari assassini di Dubai. Finalmente, per una volta dice il vero, Netanyahu, quando afferma che non vi è nessun legame storico fra la quasi totalità degli odierni abitanti ebrei di Israele ed il territorio che occupano, avendolo sottratto ai legittimi abitanti. Gli unici che hanno un siffatto legame storico con la terra sono gli israeliani palestinesi, discendenti di quelli che nel 1948 non sono fuggiti sotto la minaccia delle armi. Ma proprio questi vivono oggi in regime di apartheid. Viene loro impedito per legge di ricordare ogni anno la tragedia della loro storia umana e storica: la Nakba.]
Chiedo a tutti voi di unirvi a noi in questa battaglia per difendere la verità. Ricordate loro di Abramo e Isacco, di Giosuè e Samuele, di Davide e Salomone. Ricordate al mondo che la terra della Bibbia non è nei cieli, ma è proprio qui sulla terra. E che le persone della Bibbia sono sulla terra della Bibbia.
[La terra della Bibbia non ha nulla a che fare con una banda di impostori e di avventurieri che vivono di rapina. Gli unici che ne sono legittimi abitanti sono quelli che vi hanno sempre vissuto, Bibbia o non Bibbia: gli attuali palestinesi, i veri “semiti” della regione. Tutti gli altri sono, se lo sono, circoncisi acquisiti nel corso dei secoli, come ben svela l’ebreo israeliano Shlomo Sand in un libro che nessuno può confutare e che divulga presso un più ampio pubblico cose che erano già note.]
Lasciate che vi racconti il modo in cui io ricordo ai funzionari stranieri il legame del popolo ebraico con la nostra storia e con questa terra. Sapete, quando vengono a visitarmi nel mio ufficio dico loro: "Prego, venite a vedere questo piccolo anello con sigillo che mi è stato dato in prestito dal Dipartimento delle Antichità". È stato ritrovato vicino al Muro del Secondo Tempio, ma è datato anteriormente al Primo Tempio. È un oggetto che risale a circa 2800 anni fa, al tempo dei Re. È un anello con sigillo di un funzionario ebreo, sul quale è scritto un nome in ebraico antico, che riesco ancora a leggere. Il nome è: Netanyahu, Netanyahu Ben-Yoash [n.d.t. figlio di Yoash]. E questo è il mio cognome. Il mio nome, Benjamin, risale a 1000 anni prima, al tempo di Beniamino figlio di Giacobbe, il quale anche camminò su queste colline. Questo è il nostro legame. E nessuno può negare il legame del popolo ebraico alla terra ebraica.
[La più antica genealogia della storia. Neppure Gesù Cristo ne può vantare una analoga. Gesù non ha nessun anello! Impostore e frottolaro che specula, ammesso che non si tratti di un falso, su una mera omonimia, per la quale ognuno che oggi si chiami Salomone, può dichiarsi diretto discendente del re Salomone. E tanti altri esempi simili potrebbero farsi. Inoltre, è da ricordare il legame ballerino di ogni cognome ebraico che cambia ad ogni passaggio di treno da una frontiera all’altra. Proprio costui le spare grosse, pretendendo una genalogia diretta di 4.8oo anni! Questa l’attendibilità di lor signori. E se mi dichiaro discendenti degli etruschi?]
Israele sta affrontando grandi sfide. Dobbiamo impedire che l'Iran sviluppi armi nucleari. Dobbiamo respingere l'assalto alla nostra legittimità. Dobbiamo trovare una via per raggiungere la pace con i nostri vicini. Dobbiamo tutti noi pregare per la pace di Gerusalemme.

Dopo secoli di esilio, sono venuto qui per assicurarvi che il popolo d'Israele è tornato a casa e nessuna forza sulla terra sarà mai in grado di farci lasciare la nostra casa di nuovo.
[Nessun secolo di esilio. I soli ad avere una casa in Palestina erano i palestinesi. Ne sono stati scacciati, ma ancora conservano le chiavi: non quelle di 4.800 anni, ma quelle del 1948. Ed aspettano che siano rispettato il loro “diritto al ritorno” riconosciuto dall’ONU. La Bibbia non è mai stata profanata come oggi, facendone titolo di legittimazione di una vera e propria pulizia etnica, di un vero e proprio genocidio. Ed i cristiani sionisti, pure loro impostori del nome di Cristo, plaudono.]
Fonte: sito web dell'ufficio del Primo Ministro israeliano

(Notizie su Israele, 13 marzo 2010)

sabato 20 febbraio 2010

Teologia politica: 77. Sergio I. Minerbi ed il punto di vista ebraico-sionista.

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Tentiamo di fare un salto di livello nel nostro monitoraggio dell’ideologia sionista e dei suoi canali di trasmissione odierni. Cercheremo di vincere il senso di avversione e reazione morale che questa dottrina ci ispira via via che ne comprendiamo la natura, per assumere il costume che è proprio della scienza: sine ira et cum studio. Quanto a Sergio I. Minerbi non saprei direi se è il più rappresentativo sotto il profilo che qui cerchiamo di enucleare, cioè la teologia politica sionista. Dico “sionista” e non ebraica o giudaica, perché dopo una ripetuta lettura del libro di Rabkin siamo persuasi che giudaismo e sionismo o ebraismo siano altra cosa che è ben tenere distinta, pur potendosi fare una critica del giudaismo, che sostanzialmente coincide con la vecchia critica cattolica, quella preconciliare, per intenderci, ma che può essere una critica condotta anche da un punto di vista delle antiche religioni greco-romane, o genericamente dal punto di vista filosofico ovvero dal punto di vista di una religiosità non monoteistica. Poiché nessuno vive fuori dallo spazio e del tempo, crediamo che pur perseguendo doverosamente la maggiore obiettività possibile, non si possa uscire fuori dalla propria condizione umana.

Vers. 1.0/20.2.10
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Sommario: 1. Cristianizzazione della Shoah o non piuttosto ebraizzazione del cristianesimo? – 2. La questione dei profughi. –

1. Cristianizzazione della Shoah o non piuttosto ebraizzazione del cristianesimo? – Ero fino a questo momento vagamente consapevole del sorgere di un nuova religio che partendo da Auschwitz, non pià un fatto storico da indagare e studiare con gli ordinari strumenti della ricerca e della critica storica, ma un fatto metastorico con cui la figura del Cristo veniva fatto scendere dalla Croce ed al suo mosto veniva collocato un numero cabalistico: un 6 seguito da 6 zeri. Forse, se si considera questo significato iniziatico si comprende perché il numero delle vittime dei campi di concentramento non possa essere neppure lievemente diverso. Le legislazioni penali introdotte lobbisticamente in non pochi aesi fanno subito scattare sanzioni penali, quali più non si hanno da secoli per quelli che sono stati i dogmi della chiesa cattolica: verginità e assunzione in cielo di Maria, il Mistero della Trinità, la Divinità del Cristo, l’Ostia consacrata, e così via. Avevo interpretato il fenomeno come un’intrusione lobbistica dell’ebraismo nel corpo dottrinale del cattolicesimo e di una sua subordinazione alla Sinagoga. Se si disconosce il valore politico-religioso dell’evento Auschwitz, non si riesce a comprendere le periodiche persecuzione del Williamson di turno.

Adesso invece scopro in un’analisi di un esperto di parte ebraica o giudaica, Sergio I. Minerbi, un nome che ho letto altre volte, una diversa rappresentazione degli stessi fatti, un diverso angolo visuale. Intanto è sorprendente tanto interesse e tanto accanimento per quello che dovrebbe essere un fatto assolutamente interno alla chiesa cattolica: la proclamazione dei suoi santi. La cosa, a mio avviso, interessa assai poco agli stessi cattolici, dove è da distinguere una gamma assai ampia nell’oltre un miliardo di persone nominalmente di religione cattolica. Forse in realtà i cattolici praticanti, quelli per i quali la parola del papa ha quasi valore di un ordine sono assai pochi, pochissimi in realtà. Ciò spiegherebbe la debolezza della gerarchia cattolica e la sua vulnerabilità a pressioni scientificamente organizzate come quelle che vengono dalle lobbies ebraiche, che hanno già ampia esperienza nel controllo dei politici.

Gli ebrei, ma qui il nome pone qualche problema, sono dunque più interessati alla proclamazione dei santi cattolici che non gli stessi cattolici. È un fatto non difficile da verificare. E perché? Non è facile dirlo e non ho la pretesa di saperlo. Lascio in sospeso questo punto e vado invece a ciò che ha oggi attratto la mia attenzione. È per me insolita la visione che leggo in Minerbi secondo cui la chiesa cattolica si vorrebbe “appropriare” della Shoah, quasi un succulento affare politico-religioso. Non ho i numeri dei pellegrinaggi ad Auschwitz, ma credo possano competere o siano paragonabili ai tradizionali pellegrinaggi cattolici (Lourdes, Fatima, ecc.).

I punti che nel testo di Minerbi mi lasciano perplesso sono non pochi. Intanto, se in base ad un principio di ragionevolezza, si può ben comprendere che gli ebrei odierni non possono essere gli stessi autori materiali che circa 2000 anni fa uccisero il Cristo, non si capisce cosa resterebbe del cristianesimo se viene meno il dogma più religioso che non storico in senso proprio secondo cui Gesù Cristo fu messo in croce dagli ebrei. Il “mito” nella cultura greco-romana aveva un senso profondo e rispettabile che oggi non conserva più nel nostro linguaggio corrente e si rischia non poco quando si usa questo termine in relazione ad eventi della nostra epoca. E dunque il “mito” della morte in croce di Cristo per mano ebraica ha il suo più logico senso in quello di un “superamento” definitivo ed irreversibile del cristianesimo rispetto all’ebraismo. Come esiste un problema di tutela del consumatore, ne esiste uno analogo di tutela del credente, che non può essere preso per i fondelli, facendo oggi credere l’opposto di quello che ha sempre creduto e domani ancora il contrario.

Uno potrebbe anche non credere a nulla di tutto ciò: né a cristiani né agli ebrei. Ma purtroppo il ritorno alla bella religione che fu dei greci e dei romani è per sempre preclusa e non sembra più possibile. Gli dei antichi sono stati abbattuti senza nessuna pietà e nessun rispetto umano per i loro fedeli. Forse è stato quello il primo ed insuperato genocidio dell’umanità. L’abbattimento degli dei antichi con tutti i suoi fedeli, ancora oggi bollati come “idolatri” e senza nessun tribunale che ne riconosca e difenda i diritti. Anzi il loro unico diritto è il disprezzo che tutti gli altri,hanno l’obbligo di tributare loro. Sono questi i fedeli dell’Unico Dio che si contende la sua Unicità fra quanto credono che sia il loro il vero Dio Unico e che hanno così dato vita alla grande epoca dell’Intolleranza. Se il Dio che è Unico finisce per perdere di qualsiasi credibilità il nostro sarà un mondo senza nessuna parvenza di Dio, o meglio senza neppure la sua finzione che ancora si mantiene stancamente per forza di inerzia s oprattutto di una credulità popolare che non può certo innalzarsi ai sofismi della teologia. Forse il vero unico dio che regge il tutto si chiama Mammona. Togliete i danari e vedrete cosa resta.

Altra cosa curiosa che ha attratto la mia attenzione dell’esperto di parte ebraica, il citato Minerbi, è il rigetto di una distinzione per me alquanto ovvia: quella fra antisemitismo e antigiudaismo. Certamente non lecita la prima in quanto possa essere sinonimo di razzismo, persecuzione, discriminazione, salvo riuscire poi a stabilire chi siano i semiti in senso proprio. Io credo che siano soprattutto gli attuali palestinesi, che certamente non sono i più amati nella nostra epoca e che sperimentano un vero e proprio genocidio, che è in atto e è sotto i nostri occhi, intenti a guardare i genocidi che furono e non quelli che sono. L’amtigiudaismo è una critica religiosa assolutamente lecita. Se non posso più essere “pagano”, essendo stati abbattuti e distrutti tutti i luoghi di culto antichi, ed è sempre più difficile essere cattolici, di certo non vorrei trovarmi ebreo circonciso, anche se un noto politico ha già lanciato lo slogan: “siamo tutti ebrei”.

2. La questione dei profughi. – Abbiamo sbagliato probabilmente la scheda. Minerbi non è un teologo e vede le cose da un punto di vista pragmatico. Ciò che qui ci interessa di rilevare è la sua affermazioner, in risposta ad Arrigo Levi, secondo cui i profughi palestinesi se vogliono la pace come minimo devono dimenticarsi di un diritto al ritorno nelle loro case, da dove sono stati scacciati nel 1948. È allucinante questo modo perverso di ragionare – quello di Minerbi, che tiene banco, ma forse non più come prima, se un sionista come Arrigo Levi è addirittura giudicato una persona a cui si deve rispondere, ed è trattato con sufficienza, in quanto non si mette in dubbio che sia un “amico di Israele”, disscrimine di ogni criterio di eticità.

(segue)

lunedì 25 gennaio 2010

Teologia politica: 84. Tadeusz Pieronek ovvero un nuovo “caso” Williamson? - Le «barzellette» di Riccardo Pacifici. - vers. 3.3 del 3 feb 10

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La notizia ed il nome del vescovo Tadeusz Pieronek mi giunge oggi per la prima volta. Non si tratta di un parroco di campagna, ma di un autorevole vescovo polacco, cattolico, non lefebrviano, che è abbastanza noto per la libertà con cuiƒ esprime il suo pensiero. Si tratta di una persona che, in condizioni normali, si sente libera di dire quel che pensa: una libertà che a noi in Italia, in Germania, Francia, Austria, Svizzera è sempre più negata. Spesso per autocensura e viltà, ma più spesso perché il sistema dell’informazione è tenuto sotto rigido controllo. Anche nel caso che sembra annunciarsi del vescovo Pieronek entrano in gioco veri e propri tabù fondativi di una nuova religione. Dovrebbe ormai essere evidente anche ai ciechi che non si tratta più di eventi tragici della seconda guerra mondiale, per lo studio dei quali si possano applicare i normali criteri storici, ma si sta creando e impiantando una vera e propria nuova religione che mira a soppiantare duemila anni di cristianesimo. Ciò accade purtroppo per l’ignavia o la consapevole complicità delle stesse gerarchie cattoliche. È presto per dire qualcosa di definitivo al riguardo. Si tratta di un evento in progress, dove gli esiti non sono ancora scontati e si è ancora ben lungi dall’avere acquisito consapevolezza. Nel panorama della stampa online va infine considerato che in ben 13 paesi europei prendere le parti del vescovo Pieronek, o prima ancora del vescovo Williamson, significa per ciò stesso andare incontro ad una denuncia penale con anni di carcere. Dunque, vi è poco di che dibattere ed il discorso può essere solo a senso unico, la musica una sola.

Vers. 3.3/3.2.10
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Sommario:1. Pacifici racconta barzellette. – 2. La notizia in inglese. – 2.1: Non “invenzione”, ma un “furto” la tragedia di Auschwitz. – 3. La notizia in spagnolo. – 4. La notizia in francese. – 4.1: La marea montante. – 4.2: Lettre à l’Episcopat polonais di David Goldman. – 5. La notizia in lingua tedesca. – 6. Sul web italiano: a) La Stampa; – b) Reuter: “Vescovo polacco provoca irritazioni con commenti su Olocausto”; – c) il Giornale del Friuli libero; – d) «Informazione Corretta»; – e) L’inviato speciale; f) Corriere della Sera; – 7. La replica di Pontifex. – 7.1: Pieronek e Williamson. – 8. Finalmente uno «spunto di riflessione» in lingua italiana. – 9. “Invenzione” o “furto”: la differenza fa “galera”. – 10. Torna in scena Williamson. – 10.1: Quale lo scandalo? –

1. Pacifici racconta barzellette. – Avverto subito che il vescovo Pieronek ha già smentito sulla stampa polacca quanto riporta il giornalista italiano Bruno Volpe. Le cose che Pieronek non solo esattamente quelle che si leggono sul sito Pontifex.Roma, al quale è stata concessa l’intervista e che è la prima fonte della notizia. Accade spesso che i giornalisti semplifichino di parecchio ciò che credono di aver capito o che vogliono capire. Dobbiamo ancora attendere per avere l’esatto ed autentico pensiero del vescovo polacco. Intanto, però sarà istruttivo seguire come la stampa se la gioca. Sarà un test per capire non già cosa pensa il vescovo, ma cosa è la stampa che condiziona la nostra opinione, anzi che crede di rappresentare la nostra opinione. È meglio riportare per intero il testo di Pontifex.roma che leggo oggi 25 gennaio 2010. Le correzioni di lievi refusi ed alcuni adattamenti redazionali sono nostri.
Fonte: Pontifex.Roma

• «Il signor Pacifici? Racconta barzellette e dice cose fuori della realtà: questa storia della Polonia antisemita è falsa, una invenzione»: lo afferma Monsignor Tadeusz Pieronek, Vescovo Polacco e legato a Giovanni Paolo II da amicizia. Spiega il Vescovo: «credo che per un corretto e serio dibattito storico, libero da pregiudizi e vittimismi, gli ebrei dovrebbero chiedersi e domandarsi: che cosa fecero gli ebrei americani e le forze alleate in guerra per evitare quelle tragedie? Poco o niente».
– Resta il fatto che spesso (ed anche ingiustamente, da quanto abbiamo potuto direttamente constatare nella Polonia, nazione quanto mai nobile, disponibile all’amicizia e al dialogo con tutti) si accusa la Polonia di sentimenti antisemiti.
• «È un luogo comune assolutamente falso. Me lo hanno chiesto durante una conferenza che detti a Los Angeles e anche una giornalista francese. La Polonia non ha mai nutrito, tanto meno lo fa,
sentimenti contrari agli ebrei. Chi presenta in questo modo la nostra nazione, é ingiusto e sbaglia. La trovo una invenzione offensiva per il nostro popolo».
– Ma da che cosa dipende questa voce?
• «Da persone che la storia non la hanno studiata. Nei campi di concentramento è innegabile che la maggior parte dei morti furono ebrei, ma nella lista ci sono zingari polacchi, italiani e cattolici. Dunque, non è lecito impossessarsi di quella tragedia per fare della propaganda. La shoa come tale è una invenzione ebraica, si potrebbe allora parlare con la stessa forza e fissare una giornata della memoria, anche per le tante vittime del comunismo, dei cattolici e cristiani perseguitati e così via. Ma loro, gli ebrei, godono di buona stampa perché hanno potenti mezzi finanziari alle spalle, un enorme potere e l'appoggio incondizionato degli Stati Uniti e questo favorisce una certa arroganza che trovo insopportabile».
– Ritiene che, almeno in parte, la shoa sia strumentalizzata?
• «Certo che lo è. Viene usata come arma di propaganda e per ottenere vantaggi spesso ingiustificati. Lo ribadisco, non é storicamente vero che nei lager siano morti solo ebrei, molti furono polacchi, ma queste verità oggi vengono quasi ignorate e si continua con questa barzelletta nei confronti della Polonia. Lo ripeto, se Pacifici in Tv dalla vostra Annunziata, ha fatto affermazioni sulla Polonia, farebbe bene a informarsi meglio. Ha raccontato una barzelletta».
– Eccellenza, ritiene che oggi gli israeliani rispettino i diritti umani verso i palestinesi?
• «Vedendo le immagini di quel muro è innegabile affermare che si commette una colossale ingiustizia nei confronti dei palestinesi che sono trattati come animali e i loro diritti umani sono a dir poco violati. Ma di queste cose, complici le lobbies internazionali, si parla poco. Si faccia una giornata della memoria anche per loro. Certo, tutto questo non smentisce la vergogna dei campi di concentramento e le aberrazioni del nazismo».

Bruno Volpe

In effetti, il peso e la considerazione di cui gode il personaggio Riccardo Pacifici è decisamente “sproporzionato”. In Roma, gli ebrei “romani”, tolti i profughi “libici”, non sono più di 10.000. Hanno un loro incredibile associanismo. Se tempo fa ben lessi, considerati il 30 per cento di votanti, Pacifici non rappresenterebbe più un migliaio di persone in una città che conta tre milioni di abitanti, dove la comunità calabrese di prima, seconda e terza generazione conta ben 400.000 persone senza avere neppure un’infinitesima parte del potere di cui gode una piccolissima comunità. Fare una simile constatazione significa venir tacciati di “antisemitismo”. Ma ormai, dopo che anche il papa è stato salutato con un “antisemita” per aver osato dire “Terra Santa”, credo che nessuna persona di sano intelletto sarà disposto a dare credito allo spauracchio del termine “antisemita” affibbiato a che appena osa fare un minima osservazione critica. Vi è da augurarsi che non solo il vescovo Pieronek parli, ma lo facciano tutte le persone autorevoli, che ricoprono cariche importanti e che hanno paura di dare fiato al buon senso di ognuno. Vi sarà poi da chiedersi e da spiegare come si sia potuto giungere ad un simile terrorismo ideologico.

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2. La notizia in inglese. – Dalla titolazione si capisce già dove sta il sensazionalismo: che l’«Olocausto» possa essere una «invenzione degli ebrei”, e dunque... Il testo inglese contiene già la parziale smentita del vescovo, ma è chiaro ciò interessa ai media. La “barzelletta” continua: ne siamo certi. Il tutto si nutre di confusione. Un’affermazione come quella riportata spinge a far pensare ad un grande pubblico incolto che qualcuno vuole sostenere che i campi di concentramento “non siano mai esistiti”. Ma dire “olocausto” e dire “campo di concentramento” non è la stessa cosa. Nessuno degli storici “revisionisti” – il termine “negazionista” è per davvero inventato a scopo diffamatorio, denigratorio, delatorio – ha mai detto che i campi di concentramento non siano mai esistiti e che in essi non vi siano morti tanti poveri innocenti, poco importa quale sia stato il loro numero o la loro nazionalità, o la loro condizione sociale, o la loro appartenenza politica. Invece il numero di «sei milioni» è diventato un numero “sacro” come il mistero della Trinità, del Dio Uno e Trino. Dunque, Tre non può essere meno o più di Tre allo stesso modo in cui “sei milioni” devono essere “sei milioni”: non uno di più, non uno di meno! È questione di fede e teologia, non materia storica!

Senza dar conto della parziale smentita, la notizia è ripresa da Midle East Online, un sito arabo in lingua inglese. Interessano qui soprattutto le parti che si riferiscono alla condizione del popolo palestinese, vera vittima dell’olocausto. Non ci sono elemnti di novità sul sito The Straits Times. Manca però la smentita che è stata data. Da questo momento in poi si possono classificare tutti i media online che compaiono a seconda che riportino o meno la notizia della smentita. Che questa omissione sia poi voluta o meno testimonia nel primo caso la malafede e nel secondo l’inaffidabilità professionale. Lo stesso dicasi per Ennhar Oline senza elementi di novità. Sul web di lingua tedesca ancora la notizia nemmeno appare. Deve essere un sito ebraico in lingua inglese quello dal titolo Reuven Enterprise, dove appare una breve notizia con il termine “accused”, invero estraneo all’originale: se qualcuno mi chiede un’opinione, non necessariamente io formulo un’accusa. Manifesto soltanto un’opinione. Ma per costoro esprimere un’opinione è un’«accusa», così come è un «crimine» avere determinate opinioni. E non per nulla decine e decine di migliaia di persone in Europa hanno per questo sperimentato la galera. Sullo stesso sito, Ynetnews, appena indicato riappare più ampia la notizia. Da più parti ricorre il commento che siamo a due giorni dal 27 gennaio, fissato come giornata mondiale della Memoria. Ed in effetti vi è da chiedersi se ciò non sia un fatto voluto, magari per tenere in caldo e su un piano di drammaticità la ricorrenza. Sono così sofisticate le strategie dei servizi israeliani che tocca ogni volta abbandonarsi all’arte della congettura.

Non poteva mancare il Jerusalem Post, che chiaramente sottolinea le parti che più irritano i nervi scoperti di una realtà che indubbi elementi di veridicità. Fra due giorni – si sottolinea – Netanyahu andrà ad Auschwitz, che si trova ancora in Polonia e non è ancora zona extraterritoriale della stessa Israele. Amen! È un sito israeliano Arutz Sheva, dove non vi è da segnalare altro che l’evidenze delle notizie, riportate come scandalose. Di taglio criminogeno con tanto di foto segnaletica e didascalia “mostruosa” è la notizia incollata su l’European Jewish Press, con titolo:La Shoah en tant que telle est une invetion juive’, dit un évêque polonais. E poi dicono che non esiste una stampa ebraica! Su Haaretz si trova l’immancabile “shock” di Netanyahu ed anche il commento di Leone Passerman, predecessore di Pacifici nella autorevolissima carica di Presidente della Comunità ebraica romana. Egli è stato fra quelli che hanno osteggiato la visita alla Sinagoga di Benedetto XVI, ma si duole che Pieronek sia un membro della gerachia della chiesa: è tipico di questo modo di ragionare la distinzione fra capi e gregari, ossia contano i primi soltanto e non hanno nessun peso e dignità i semplici sottoposti. Si tratta per il lobbismo di una distinzione essenziale: quale provvedimento disciplinare chiederanno per il vescovo Pieronek, ormai in pensione? La sospensione a divinis? Non potrà più celebrare messa? La scomunica con nota di infamia? Interviene immancabilemnet Abe Foxman, il capo dell’ADL, il quale naturalmente parla di antisemitismo.

Sul Jewish Telegraphic Agency è riportato il commento di Moshe Kantor, presidente del Congresso Europeo Ebraico, che parla di “false accuse” ma senza indicare quali sarebbero queste false accuse: se quelle relative al trattamento riservato dagli israeliani ai palestinesi o circa l’uso strumentale che dell’«olocausto» viene fatto, secondo quanto dice il vescovo Pieronek, in linea peraltro con la nota tesi di Norman G. Finkelstein, i cui genitori furono pure internati in Auschwitz, se ben ricordo. Naturalmente, anche Kantor parla di antisemitismo. Puntuale sun PR Newswire arriva la condanna dell’omologo Executive Director della American Jewish Committee David Harris, ossia a capo di una associazione definita dal New York Times come il “decano delle organizzazioni ebraiche americane”, per le quali è necessario un apposito dizionario per poterle elencare tutte, riassumibili globalmente come la Lobby che non esiste. Inequivocabile il tono della Newsscotsman.

I capi di governo europei, le élites politiche possono ben celebrare insieme a Netanyahu il 65° anniversario di Auschwitz ed ignorare il 1° anniversario di Piombo Fuso. Non è detto che i loro popoli, che dovrebbero da essi venir rappresentati, pensino in sintonia con i loro discorsi ufficiali. Il titolo di euobserver.com recita “Europa and Israel cement relation at Holocaust solemnities”, accompagnadolo con una una foto d’epoca che dovrebbe ritrarre – se non andiamo errati – un tratto del muro di cinta del lager di Auschwitz. Ma nel mio scarso inglese devo dire che il “cement” mi ha fatto subito pensare al cemento che Israele non lascia entrare in Gaza per ricostruire le case che sono state distrutte. Ed il basso muro a struttura leggera che si vede nella foto mi ha fatto pensare a ben altro muro: al muro della vergogna e dell’apartheid che eufemisticamente ed ipocritamente Israele chiama “barriera difensiva”. È purtroppo esaurito il libro di un autore francese che ha per titolo “Le Mur de Sharon”. La sua tesi è che il muro dell’apartheid avrebbe un ulteriore significato religioso-razzista. Gli arabi costituirebbe una umanità “impura”, dalla quale dover restare separati per non subire contaminzazione. E se in effetti si va a vedere la ferocia, la disumanità con cui è stato consumato il genocidio di Gaza sotto il debole pretesto di innocui missili Kassam, per altro legittimi in quanto difensivi a fronte di un’occupazione ed un esproprio totalmente illegittimi, non si può non riflettere su una barbarie delle nostra epoca che supera di gran lunga quanto ci viene narrato 65 anni dopo un evento, sul quale non è possibile condurre ricerche storiche senza finire in galera, dove sono migliaia le persone che vi albergano per la sola colpa di avere scritto un libro, di aver manifestato un’opinione, per aver prestato ad un amico una delle pubblicazioni proibite. Questa è l’Europa anno 2010, nel 65° dell’Era di Auschwitz. È da chiedersi se i nostri politici, che ad Auschwitz sono a fianco di Netanyahu, non siano andati lì a giocarsi il loro residuo di legittimità, ammesso e non concesso che conoscano la differenza fra una vuota legalità, fatta però di concretissimi vantaggi in barba a chi ha dato quella inutile cosa che si chiama “voto”, e una “legittimità”, che contiene quei sentimenti e valori che ci fanno credere ad un’autorità che sia giusta e sia preposta per cercare ed attuare quell’idea di giustizia nella pace che è al fondo dei nostri cuori.

Su Haaretz compare una lunga intervista a Moshe Kantor, ossia il Presidente del “European Jewish Congress”, il quale spara la solita cartuccia di antisemitismo e pronostica una campagna di educazione nelle scuole polacche, ossia un lavaggio del cervello inflitto dal potere statale ad insegnanti e scolaresche polacche. Abbiamo qui una conferma di quella insultante «arroganza», di cui appunto fondatamente parlava il vescovo polacco. Addirittura si pone sullo stesso piano il “linguaggio” del vescovo Pieronek e di Adolf Hitler! È tollerabile ciò? Gli si dà addirittura del “sanguinario antisemita”. Il Presidente del JJC parla a nome di tutti gli ebrei d’Europa? Ed il governo polacco vuole accettare questo insulto contro un vescovo che ha difeso il popolo polacco dall’accusa di razzismo? Vi sarà forse un’analoga campagna della stampa cattolica contro queste incredibili affermazioni ebraiche? Certo che no! Vi è da chiedersi fin dove potrà reggere la pazienza della gente comune. Se si potesse tenere una statistica aggiornata di tutte le persone che nel dopoguerra sono state perseguitate a vario titolo per la sola colpa di avere una visione diversa delle cose, sono certo che si superebbe di gran lunga il mistico numero dei sei milioni di persone.

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2.1 - Non “invenzione”, ma un “furto” la tragedia di Auschwitz. – Mi chiedo fin dove i servizi israeliani di propaganda giudicheranno conveniente spingere l’attacco al vescovo Pieronek, che già manifesta caratteri differenziali rispetto al caso Williamson. Il vescovo lefebrviano aveva espressamente negato l’esistenza delle camere a gas, che insieme al numero di sei milioni di vittime e della intenzionalità nazista dello sterminio costituisce l’edificio dogmatico della dottrina olocaustica. La propaganda mediatica fa credere che contestare uno qualsiasi di questi presupposti significa non ammettere l’esistenza dei campi di concentramento dove effettivamente perirono molte vittime e poco importa quanto siano state, quasi fosse esistito un ufficio anagrafico dei decessi. Il vescovo Pieronek procede su altra strada. Corregge l’intervistatore la dove parla di “invenzione”, quasi che si fosse inteso dire “inesistenza” dei campi di concentramento e delle morti che vi sono state. Il vescovo precisa che vi è stato invece un “furto” della tragedia di Auschwitz da parte degli ebrei, o per meglio dire del movimento sionista e di quanti su Auschwitz hanno speculato. È la tesi di Norman G. Finkelstein che ritorna nella versione non dell’«industria», ma del «furto». Se poi si considerano tutte vittime quelle che perirono nella seconda guerra mondiale – un numero che a seconda delle stime oscilla fra i 50 e i 70 milioni –, allora difficilmente si puà spiegare ed accettare la dottrina del monopolio ebraico della sofferenza.

Un’agenzia riporta una dichiarazione sull’uso del termine “invenzione” e sulle spiegazioni che ne dà con un certo imbarazzo l’intervistato Pieronek, raggiunto da una lettera dell’Avv. Taormina a tutela del suo cliente l’intervistatore Bruno Volpe. Che dire? Di certo l’episodio den descrive l’autentico clima di terrore che ispira l’argomento «Shoah». Se il sentimento che normalmente delle vittime, quale chia siano, quale ne sia il numero e le qualità, dovrebbe essere quello della pietà, qui il terrore sopravanza ogni altro sentimento e perfino il normale buon senso. Del resto, non era difficile cogliere il senso generale del testo, con il dovuto beneficio d’inventario, quando si tratta di cose di giornalisti o di giornali. Quel che è certo, e nessuno lo potrà mai negare, è che non esiste libertà di pensiero in Europa. Resta da chiedersi non se la Shoah sia o non sia una «invenzione degli Ebrei”, ovvero se il vescovo Pieronek abbia o non abbia detto cià, ma se possiamo accettare che in Europa un cittadino debba aver timore ad esprimere opinioni anche non condivisibili. È questa l’Europa che volevamo?

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3. La notizia in spagnolo. – Qui è maggiormente posto in risalto la smentita dell’intervista: mai detto che l’olocausto è un’invenzione degli ebrei! Resta poi da capire cosa la stampa mondiale intende per “olocausto”. Inutile però aspettarsi simili chiarimenti da una stampa che in effetti ha creato molta confusione e disinformazione. Malgrado la smentita, il dubbio è stato ormai instillato e molta gente non potrà non porsi interrogativi, la cui risposta non troverà sui giornali. Qualcuno approderà alla letteratura revisionista. Nuovi testi verranno scritti. Altra gente finirà in galera se non verranno presto abolite in tutta Europa le leggi liberticide e non si porrà fine alla caccia alle streghe. Va di più sul pesante Univision.com che senza riportare la smentita nel frattempo apparsa dice addirittura che il vescovo avrebbe accusato gli ebrei di essersi appropriati della tragedia dell’olocausto. Il termine “accusato” non corrisponde a quella che appare piuttosto, se mai, una mera opinione. Accusare qualcuno significa essere davanti ad un giudice in tribunale. Forse qui incomincia una nuova operazione mediatica “Piombo Fuso”, forse funzionale alla celebrazione della ricorrenza mondiale della Memoria, che magari richiede qualche vittima sacrificale. Se no, che “olocausto” sarebbe, senza una vittima da sacrificare?

È una grossolana semplificazione quella de elmundo.es. Pieronek non ha detto che «el Holocausto no existió»: è proprio un vizio! Ne so qualcosa per esperienza persona. Un’eguale constestazione, questa sì “inventata” di sana pianta, è stata fatta a me personalmente dal quotidiano “La Repubblica”. Questi signori, annidati nelle redazioni, perdono facilmente la tramontana ed il lume della ragione. Si apprende però che è stata mobilitata la conferenza episcopale polacca non tanto per sconfessare il vescovo in pensione quanto il giornalista che avrebbe manipolato le dichiarazioni di una intervista comunque non autorizzata. Agisce qui l’abituale schema della pressione esercita sul sottoposto da parte del suo superiore gerarchico. È uno schema assolutamente tipico della “Israel lobby”, puntuale come la morte. Gli individui non contano mai di per sé, ma solo in quanto sottoposti a qualcuno. Se non si può agire sul singolo, si fa pressione sui suoi superiori. Un comportamento che nel mio sistema di valori è classificato come ignobile.

La notizia sembra aver preso piede, almeno nella stampa online estera, ed appaiono titoli come “El Holocausto es un invento judío” su infobae.com. Non vi è nessuna condanna del vescovo Pieronek da parte dell’episcopato polacco o dal Vaticano, per quanto è dato finora sapere. Si procede dando addossi all’intervistatore ed al sito tradizionalista Pontifex, che però replica (vedi sotto al capitolo 7). Ma forse le considerazioni da farsi sono altre. Poco importa che l’intervista sia stata concessa in quella forma o in forma diversa, poco importa che l’intervistatore abbia capito male. La malfede sembra da escludersi in ogni caso: sia da parte del vescovo sia da parte dell’intervistatore, ma non da parte dei numerosi media che come in una sorta di appello hanno risposta alla chiamata di stampa abitualmente al servizio degli ebrei, secondo quanto viene fatto dire al vescovo nell’intervista. Ormai circola in rete la tesi che «El Holocausto es un invento judío», salvo poi doverosamente discettare sull’esatto significato della parola italiana “invenzione”, in tutte le sue accezioni e sfumatore. Un comune lettore, non schierato pregiudizialmente in favore della stampa «ebraica», può ragionevolmente interrogarsi sulla sensatezza delle cose dette o fatte dire al vescovo polacco e che potrebbero essere riassunte in un quesito: ma è possibile che si possano raccontare impunemente barzellette contro il popolo polacco mentre non si può dire neppure “Terra Santa” senza essere tacciati addirittura di “antisemitismo”? Ed a dirlo è il papa stesso! Esiste un limite a tutto e proprio qui quella “arroganza ebraica” di cui nel testo di Pontifex trova un’indubbia conferma.

Per esser cattolico, se è cattolico, non brilla per intelligenza e probità il modo in cui NoticiaCristiana.com riporta la notizia, che non presenta elementi di novità rispetto a quanto abbiamo già detto. Il confezionamento della notizia che si trova su l’Humanitè, poi ripresa con un copia e incolla anche da Bellaciao versione spagnola, non serve per capire il fatto in sé, ma è istruttiva del retroterra ideologico dei megafoni rossi. Vale la pena di ricordare che in Polonia vigono le stesse leggi liberticide che promulgate in Israele nel 1986 sono poi state adottate dal 1990 in poi da ben 13 paesi europei, fra cui la Polonia. Se veramente si può accertare che il vescovo ha detto “invenzione” anziché “furto” per indicare la Shoah la diferenza è la galera. Che sia o non sia una «invenzioen», che abbia o non abbia detto ciò il vescovo Pieronek, è certamente una mostrosità il fatto che solo per questo sarebbe stato incriminato. Faremmo bene prima ancora di pensare o commemorare la Shoah di interrogarci sui nostri ideali di libertà.

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4. La notizia in francese. – Non conosco purtroppo tutte le lingue del mondo e mi devo limitare oltre che all’italiano, al francese, inglese, tedesco, spagnolo. Per il polacco vi è una persona in casa che mi informa. Conosce anche il russo. Insomma, l’intervista vi è stata e qualcosa il vescovo deve aver pur detto. Ha tutto il sacrosanto diritto di smentire il giornalista: vil razza dannata che non merita fiducia e da cui occorre sempre diffifare. Ma è lecito aspettarsi una dichiarazione autentica e certificata di ciò che il vescovo polacco pensa. Credo che la smentita, doverosa, verta sulla facile strumentalizzazione dell’«invezione» dell’olocausto da parte degli ebrei, affermazione che potrebbe piegarsi a far intendere che i campi di concentramento con tutte le loro vittima non siano mai esistite: e questo nessuno lo pensa e nessuno la ha mai detto. Ma la disonestà di quanti sulle vittime hanno speculato (si legga il volume di Finkelstein) fa dire questo ed altri: da questi disonesti non ci si difenderà mai abbastanza.

Da tre minuti la notizia, senza la smentita, compare anche sul sito de Le figaro. In lingua tedesca non è ancora apparso nulla. Anche le Figaro riporta che si tratta di un vescovo in pensione, dell’età di 75 anni, quasi a dire che più che scomunicarlo altro non si può fare. Forse gli toglieranno il vitalizio. Chissà! Puramente ripetitiva la notizia in swissinfo.ch, un sito della Svizzera, dove per queste cose si finisce in galera. Non credo che in questo paesi troverò analisi degne di attenzione. Nessuno si arrischia a dire quel che pensa: potrebbe essere pericoloso. A giudicare dalla uniformità delle titolazioni, come questa in Info Maroc, se ne potrebbe concludere che si tratta di una concertazione: quel famoso controllo ebraico della stampa mondiale, menzionare l’esistenza del quale è pure tacciato di antisemitismo. Ma allora non si spiega l’uniformità dei toni nonché il sincronismo e la ripetizione quasi delle stesse formule, delle stesse parole, degli stessi ragionamenti, impenetrabili ad una disamina critica. Ogni volta è come l’apertura di una battuta di caccia.

Non poteva smentire il suo nome la European Jewish Press ed al tempo stesso confermare quanto il vescovo polacco ha affermato sulla “buona stampa” di cui gli ebrei godono. Si apprende dell’ennesima sigla: CRIF per Conseil répresentatif des institutions juives de France. Anche lo scandalo come principio e senza discussione del merito. Qualche collegamento con Willianson ed il conforto che si tratta di posizioni isolate all’interno del cattolicesimo. Per quello che ne so il vescovo Pieronek ha sempre goduto di grande stima e considerazione in Polonia. Si ricorda che era il 14 gennaio 2009 lo “scandalo” Williamson, ma non era ancora terminato l’altro con nome “Piombo Fuso”.
«"Les positions de Mgr Pieronek et de Mgr Williamson sont très minoritaires : les Églises de France et d’Allemagne se sont élevées avec vigueur contre ce genre de propos et elles continueront certainement de le faire et le CRIF espère que l’épiscopat polonais réagira à cette déclaration".».
Sarà vero? Ce ne dobbiamo rallegrare o rattristare? Ripetitivo TF1 News, ma in fondo in italiano la parola “invenzione” ha più significati che meriterebbe indagare. Non è l’equivalente di fantasia o falsità, come forse temono quanti gridano allo scandalo. Significata piuttosto un ritrovato tecnico, una formula, una scoperta, appunto una… invenzione, che a sentire Finkelstein ha fruttato molto ai loro “inventori”. Abbiamo esplorato in lungo e largo la rete, nelle lingue a noi accessibili, ma non abbiamo trovato la benché minima riflessione sull’evento. È come se una stessa velina avesse rimbalzato di qua e di là. E ciò costituisce appunto una diretta conferma a quanto il vescovo ha detto sul valore e la neutralità della stampa e dei media.

Più pretenzioso L’Express.fr, ma non offre nessun approfondimento. Riporta le consuete insolenze contro un vescovo cattolico: possono essere restituite la mittente. Confermano l’arroganza, di cui il vescovo appunto parlava. In fondo, la campagna di stampa diffamatoria non fa altro che confermare la fondatezza delle dichiarazioni di Pieronek. Credo che le persone di buon senso si diranno fra sé e sé: “e non ha ragione?”. Per questo credo che questa campagna di stampa non avrà la stessa virulenza di quella condotta giusto un anno fa contro il vescovo Williamson. Mentre i potenti della terra si apprestano a celebrare il 65° annoversario di Auschwizt, sembrano non accorgersi di Gaza, che è il genocidio dei nostri giorni. Meno male che almeno un vescovo polacco riesce a denunciare tanta ipocrisia.

I toni della volgarità e dell’insulto si trovano in apertura del Rte, al quale si potrebbe rispondere: sarebbe ora che tacessero quanti “unici” hanno finora parlato, impedendo a tutti gli altri di dire quel che pensano. Ma appunto dice il vero, suo malgrado, il vescovo Pieronek, quando parla del controllo e dei condizionamenti di gran parte della stampa mondiale. Anche qui il virgolettato è usato per produrre sensazioni ad effetto e non certo per stimolare quella riflessione che certamente era nelle intenzioni dell’intervistato e dell’intervistatore. Assolutamente propagandistica l’ennesima uscita antiraniana. Basterebbe ricordare che Israele ha letteralmente cancellato dalla carta geografica oltre 400 villaggi palestinesi, dopo averme espulso i legittimi abitanti. Ciò si chiama pulizia etnica ed è equiparato al genocidio. Sarebbe come se nel 1948 metà della popolazione italiana fosse stata espulsa dall’Italia e metà dei comuni italiani rasi al suolo. Elisabetta farebbe meglio lei a tacere ed a farsi lei stessa l’autoanalisi. Non ci piace polemizzare, ma a chi ci manda determinati messaggi, cui dovremmo credere, sarà pur lecito rispondere. Che l’accusa di antisemitismo si riveli sempre più smaccatamente strumentale, come strumentale è stato lo sfruttamento dell’«olocausto», è dimostrabile con l’ultima eclatante bestialità: il papa tacciata di antisemita per aver semplicemnte detto, come si è sempre detto: Terrasanta! Se poi i campi di concentramento, tutti campi di concentramento della seconda guerra mondiale, sono stati la tragedia che sappiamo, resta da capire e da spiegare la speciale proprietà di Netanyahu su questa tragedia e relative richieste di risarcimento che dal dopoguerra ad oggi hanno generato fiumi ininterroti di danaro che certamente non sono andati alle vittime.

Nella nostra rassegna internazionale faremo una selezione di testate dichiaramente sioniste che nell’affare Pieronek ci inzuppano il pane, sia pure un pane all’uso loro e secondo la loro ricetta. Così è per DesInfos.com, che pretende di dare una «veritable information sur Israel», incominciando con il chiudere la bocca a chi pensa di dare un’informazione diversa. In 13 paesi d’Europa si va in galera solo a voler essere lievemente critici sulle “verità” spacciate per tali dal Mossad israeliano. Nel testo si trova la sola solfa sull’Iran, tacendo sul fatto che Israele possiede già quell’atomica che si contesta all’Iran. Avendola solo Israele e gli altri no, possiamo naturalmente dormire tranquilli fra due guanciali. L’una parte del testo veritiera è la seguente:
Lundi, un évêque catholique polonais, Tadeusz Pieronek a déclaré que les Juifs s’étaient « approprié » l’Holocauste comme une « arme de propagande ». Les Juifs, a-t-il dit, « jouissent d’une bonne presse parce qu’ils disposent de moyens financiers puissants, d’un énorme pouvoir et du soutien inconditionnel des Etats-Unis et cela favorise une certaine arrogance que je trouve insupportable.
Ma Caroline non riesce a dimostrare che questa parte dell’intervista sia falsa: è semplicemente inaudita, nel senso letterale ed etmologico del termine. Come è potuta scappare alle maglie della censura? Basta verificare la copertura mediatica della notizia, come abbiamo fatto, per constatare il condizionamento internazionale dei media. Che sia stato investito molto danaro per il controllo dei media pare evidente. Decisamente minoritarie, e precarie nella loro visibilità, sono voci come qulla di Leila Mazboudi, che mette bene in evidenza l’arma spuntata dell’accusa strumentale di antisemitismo, la cui forza non è la sua credibilità ma consiste nell’apparato repressivo di cui si avvale. L’articolo è del 26 gennaio. Si avverte alla fine che il “caso” Pieronek è tutto da seguire. Ed è quello che stiamo facendo.

Su le Parisien del 31 gennaio appare l’intervista al presidente di una nota associazione, preposta alla delazione, da quando la legge Fabius-Gaissot ha soppresso la libertà di pensiero. Costoro temono non solo la “negazione” che rinvia non a maggiori ricerche ed approfondimenti storici, ad una professione forzata di fede, degna dei tempi in cui vigeva l’Inquisizione, ma temono egualmente la “banalizzazione” della Shoah:
«– Quel est le problème aujourd’hui ?
• Je constate un phénomène très grave qui n’est pas seulement celui du danger du négationnisme mais aussi celui de la banalisation de la Shoah. Tout récemment un évêque polonais, Mgr Pieronek, a déclaré que les Juifs instrumentalisaient la Shoah. Non, les Juifs n’instrumentalisent pas la Shoah. Je suis inquiet de l’amalgame qui s’instaure entre ce qui s’est produit durant la Seconde Guerre mondiale et certains événements plus récents. La « solution finale » a été un projet sans précédent, planifié, d’éradiquer par des méthodes industrielles tout un peuple, hommes, femmes, enfants, vieillards. Bien sûr, d’autres génocides ont eu lieu, comme au Rwanda.
Mais le mot génocide est scandaleusement galvaudé par les islamistes et leur
amis qui l’appliquent au conflit israélo-palestinien. Ce genre de discours se propage de façon diffuse.».
Come a dire che la semplice comparazione con eventi genocidari che si giudichino o che risultino ancora più gravi ed orribili di quelli a noi giunti per narrazione, costituisce una “banalizzazione” o “riduzione”, anch‘essa suscettibile di incriminazione. Che la strumentalizzazione non ci sia, è sufficiente che lo dica Prasquier. Basta la sua parola, che varrebbe di più di quella di un vescovo cattolico o a quella del commissatio Onu Goldstone, peraltro pure lui ebreo e sionista. In realtà, basta percorrere la storia delle sofferenze inflitte ai palestinesi perchè si sciolga come neve al sole la pretesa superiorità morale degli «industriali dell’olocausto».

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4.1 - La marea montante. – Si distinue nel web francese il pezzo che appare su Obs.com che titola: Catholicisme. La Shoah, “une invention juive”, selon un évêque, alle 16:07 di oggi 25 gennaio, dopo che su altri siti è già apparsa, una smentita che sembra non si abbia interesse a menzionare. Finora abbiamo parlato di “olocausto” piuttosto che di “Shoah”: i due termini non sono equivalente; il secondo non è la traduzione in ebraico del primo, che ha un contenuto prettamente teologico o religioso. Inoltre, il termine “invenzione” è riferito in primo luogo all’immagine di una Polonia antisemita: contro questo luogo comune il vescovo insorge. Inoltre, nel momento in cui il giornalista riferisce nuovamente “invenzione” accostandola a “Shoah”, si può facilmente intuire che si intende strumentalizzazione, ma non inesistenza dei campi di concentramento in quanto tali, dove morirono non pochi polacchi, dato che è in pratica sempre taciuto. Compare qui l’accostamento con il caso Williamson e la chiamata in causa di tutta la chiesa cattolica. Questa aggiunta è del redattore anonimo della nota: getta olio sul fuoco e dovremmo almeno conoscerne il nome! Ne riporto il brano:
L'Eglise catholique n'en est pas à sa première polémique concernant la Shoah. Le 22 janvier 2009, Mgr Richard Williamson, alors qu'il était responsable du séminaire de la Fraternité Saint Pie X en Argentine, avait nié la mort des juifs dans les chambres à gaz au cours d'une interview diffusée par la télévision suédoise le 22 janvier 2009.
Puis, en décembre, Benoît XVI avait pris la décision très controversée de faire progresser le processus de béatification de Pie XII, contesté pour son silence pendant la Shoah.
In realtà, la contestazione fatta da Williamson riguardava non il fatto della morte nei campi dei concentramento, ma l’esistenza delle camere a gas. A ben riflettere, per chi morì effettivamente, pochi o molti che fossero, poco importa che la morte sia avvenuta mediante ingresso nelle camere a gas o in altro modo. Per chi invece su quella morte – la si chiami “olocausto”, “Shoah” o altrimenti – ha fondato quella che Norman G. Finkelstein ha chiamato «L’industria dell’olocausto», importa assai tutto quello che rischia di dare una diversa versione di ciò che veramente accadde. Per un normale cattolico, battezzato e cresimato, non esiste nessuna relazione fra le opinioni storiche del vescovo Williamson e la sua riammissione o meno nella comunità ecclesiale. Vi possono essere ragioni canoniche, dogmatiche, di fede, per non ammettere chicchessia nella Chiesa o per escluderlo, per “scomunicarlo”, ma è ben strano che queste ragioni debbano consistere quasi in nuovi articoli di fede consistenti in determinate versioni ed interpretazioni storiche di come le cose andarono durante la seconda mondiale, dove morirono a seconda delle stime fino a 70 milioni di persone, che certamente meritano indistintamente tutti una pietà cristiana. Altre religioni possono regolarsi con i morti come vogliono, ma il sentimento di pietà è proprio del cristianesimo e la pietas esisteva già nella religione greco-romana. È probabile che il redattore anonimo di Nouvelobs.com sia un sionista: ve ne sono parecchi annidati nelle redazioni dei maggioi quotidiani ed un intero esercito di blogger è alle dirette dipendenze delle forze armate e dei servizi israeliani. Vedremo in tempo reale fin dove verrà portata avanti questa nuova campagna contro un vescovo cattolico, questa volta non lefevriano. Probabilmente si vuole colpire tutta la chiesa cattolica. Forse credono di averne la forza e di poter condurre questo attacco con successo.

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4.2 - Lettre à l’Episcopat polonais di David Goldman. – Il nostro monitoraggio della stampa mondiale, in francese, italiano, inglese, tedesco, spagnolo (non conosciamo altre lingue moderne) dimostra senza ombra di dubbio che esiste quel controllo della stampa di cui Pieronek appunto parlava. Non si spiega altrimenti la grande uniformità e l’evidente concertazione di una campagna di stampa secondo canoni collaudati e già visti. Vi sono però voci molto significativi, di ben diverso orientamento, che non dispongono tuttavia della stessa artiglieria mediatica, capace di fare nell’informazione la stessa operazione “Piomo Fuso” messa in atto a Gaza, giusto un anno fa. Riportiamo per intero il testo della lettera, la cui prima fonte è il sito Yecouroun:
Lettre à l’Episcopat polonais

Par David Goldman, Brorklyn, New-York.

Messieurs,

J’ai lu à l’Internet les propos de l’évêque Pieronek concernant l’Etat d’« Israël » et l’ « Holocauste », et en tant que Juif orthodoxe opposé au Sionisme et au comportement des Sionistes, je tiens à exprimer par la présente qu’il y a des Juifs qui s’opposent à la Barbarie qu’est l’Etat sioniste et qui s’opposent à la manipulation par les Sionistes des évènements de la Deuxième Guerre Mondiale (ce que les Sionistes appellent l’« Holocauste ») pour se permettre de terroriser et oppresser les indigènes de Palestine.

L’évêque Pieronek a fait des déclarations très importantes et judicieuses concernant le contrôle par des « Juifs » sionistes des medias, de l’enseignement et de la politique au profit de l’Etat voyou qui se nomme « Israël ». Je suis sûr que les Sionistes chercheront à le persécuter à cause qu’il a dévoilé leur agenda et leur comportement, qui sont en vérité en contradiction totale avec la Thora, avec la religion Juive.

Les Sionistes sont pareils aux incendiaires qui allument un feu et puis crient à l’« antisémitisme » dès qu’ils sont attrapés pour avoir mis le feu, partout dans le monde, et particulièrement en Terre Sainte.

Respectueusement,
David Goldman
Brooklyn, NY
La si trova ripresa sul sito del «Parti Anti Sionista» francese, che si è presentato alle ultime competizioni elettorali francesi e che al di là dei suffragi ottenuti manifesta una crescente insofferenza verso sempre maggiori restrizioni alle nostre libertà civile e soprattutto alla fondamentale libertà di pensiero e di espressione, vero fondamento di ogni vera democrazia.

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5. La notizia in lingua tedesca. – Finalmente compare qualcosa in lingua tedesca, ma non mi è chiaro se si tratta di un sito propriamente tedesco o di una redazione in lingua tedesca da parte di una emittente non tedesca. Non ci diamo per ora grande pensiero. La notizia è abbastana ampia e riporta cose già note. Riporta la notizia della smentita. Il vescovo non ha potuto vedere il testo scritto e quindi autorizzarlo. Lentamente ed in notevole ritardo rispetto ad altre fonti appare qualcosa sulla stampa tedesca: inizia a parlarne l’Handelsblatt. La legislazione tedesca è la più feroce sulla “negazione” dell’«olocausto». Non esiste protezione costituzionale della libertà di pensiero e di espressione in quanto l’Auschwitz-lüge è stata inserita nella stessa costituzione, in contrasto con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e della stessa Carta europea dei diritti. Ogni anno in Germania ben 15.000 persone vengono condannate per reati di opinione. Se il vescovo Pieronek si fosse trovato in Germania, sarebbe stato subito sbattuto in galera. Credo che sia intenzionale la mancanza di copertura giornalistica sui cinquanta casi quotidiani che in Germania colpiscono ogni giorno altrettante persone. Uno degli ultimi casi di cui ho avuto notizia riguarda un padre di famiglia condannato a nove mesi senza condizionale per la sola grave, gravissima colpa di aver passato ad un amico un libro di uno scrittore revisionista, Rudolf, già in carcere per averlo scritto. È assurda quanto grottesca la pubblicità che in questi giorni viene fatta a mostre e spettacoli vari sull’«olocausto», quando scontano anni di carcere migliaia di persone che hanno osato esprimere critiche alla memorialistica ufficiale. Come a dire: è come ti dico io, altrimenti vai in carcere. Se questa non è barbarie, non saprei come altrimenti definirla. Almeno la gente sapesse!

A mio avviso, è piuttosto sciocco riferire, a quanto sembra di capire, con aria trasecolata su Der Tagesspiegel che secondo un vescovo polacco di nome Tadeusz Pieronek l’«Olocausto» è un’«arma di propaganda». Poiché è appunto un vescovo a dirlo, non un qualsiasi matto, di quelli che in numero di 15.000 ogni anno vengono condannata in Germania – dove si rinnovano i passati orrori – converrebbere chiedersi se questa matura opinione abbia o non abbia un qualche fondamento. Ma di questi interrogativi è difficile trovarne nella Germania uscita dalla devastazione del 1945, quando tutte le donne tedesche a portata di soldato liberatore vennero violentate. Tutto sommato, non è un male se una simile intervista, autorizzata o meno, viene sempre più diffusa e fatta conoscere. Si può sperare che chi legge abbia più discernimento di chi scrive sui giornali, ripetendo la stessa parola d’ordine, l’identica velina. La notizia appare anche su Neues Deutschland, dove ti vanno ad intervistare l’ambasciatore israeliano per ottenerne un prevedibile commento, a due giorni dalla Festa internazionale della Memoria, quasi fosse scontato che questa debba essere a senso unico. Ed in Germania, in effetti, lo è, pena il carcere per chi ricorda ovvero pensa e interpreta diversamente: un bell’esempio di Liberazione! Che Pieronek non sia come Williamson un outsider è sottolineato in apertura su 20 Minuten online. Ancora la Reuters che riporta anche in lingua tedesca una notizia che abbiamo già letto in altre lingue.

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6. Sul web italiano: a) La Stampa. – A firma Marco Tosatti è riprodotto tale e quale, sul sito web de La Stampa, senza neppure correggere banali refusi il testo dell’intervista apparsa su Pontifex.Roma, al quale dunque si deve lo “scoop” giornalistico. Tosatti aggiunge in più una nota della Reuter:
Le dichiarazioni del vescovo Tadeusz Pieronek, ex capo della conferenza episcopale polacca, hanno provocato preoccupazioni tra i responsabili delle comunità ebraiche in Polonia e in Italia dopo essere state pubblicate sul sito Web www.pontifex.roma. Successivamente Pieronek è apparso in tv per dire che le sue dichiarazioni sono state travisate e ha negato di aver pronunciato in particolare la frase, a lui attribuita, "l'Olocausto in quanto tale è un'invenzione degli ebrei". Ha detto anche di non aver "autorizzato" la diffusione dell'intervista, che era disponibile anche questa sera sul sito Web.
Seguono in questo momento 9 commenti di internauti, firmati con nickname o anonimi. Nessun commento o analisi da parte del giornalista, ma è in sé notevole il fatto che qualcuno, benché all’estero abbia il coraggio di dire il fatto suo a questo altissimo personaggio che è Riccardo Pacifici, ossia «il Presidente della Comunità Ebraica romana» che un vescovo polacco osa criticare «per le sue affermazioni sulla Polonia e l’Olocausto». Quanto poi alla nota di agenzia Reuter – a chi appartiene? – gustoso la frase «che era disponibile anche questa sera sul sito web». Come a dire: affrettatevi a toglierla o a farla togliere! Anche la frase incriminata dell’intervista è in realtà innocente se la considera alla luce del libro di Norman G. Finkelstein e non significa di per sé che i concentramento siano stati una «invenzione» da parte di nessuno. Infatti, dal contesto dell’intervista lo si capisce benissimo. E dunque ciò che viene criticato è l’uso strumentale dell’«Olocausto», sulla cui terminologia esattamente il 3 maggio 1994 usciva propio sul quotidiano La Stampa un articolo dello storico ebreo Sion Segre Amar dal titolo: Ma non chiamatelo olocausto, dove l’autorevole ebreo della Comunità torinese stigmatizzava l’uso di questo termine. Gli odierni Pacifici si sono dimenticati perfino di ciò che dicevano i loro correligionari, ammesso che lo abbiano mai saputo, ammesso che conoscano l’opera di un Rabkin. Costoro credono di essere gli “unici” ebrei, laddove appunto per un Rabkin meriterebbero il solo nome di “sionisti”, che è cosa distinta da “ebrei” – grosso modo corrispondenti ai “laici” cattolici – e “giudei” ossia, secondo la terminologia di Rabkin, i veri ed autentici custodi osservanti della Torah.

I Commenti ad una notizia sono in genere quel che sono e vale per essi in linea di principio quanto gli esperti internauti sanno. E cioè che nella rete agiscono veri e propri attivisti del sionismo, oppure che i commenti sono filtrati dall’Amministratore, oppure che si tratta in genere di un pubblico abituale a seconda della linea politica della testata. Vale la pena comunque dare un’occhiata. Patetica la «cattolica amica dei prediletti fratelli ebrei»: c’è cattolicesimo e cattolicesimo. Sarebbe da chiedere a Margherita: e che, quelli di Pontifex.Roma, non sono forse cattolici? I successivi commenti paiono però liberi e non filtrati. Ne viene fuori la constatazione del “buon senso” delle dichiarazioni del vescovo polacco: nulla in fondo di cui dolersi o dover ritrattare. Niente di grave al lume della ragione naturale, Margherita permettendo. Manca una chiara consapevolezza critica del termine “antisemitismo”, buono per ogni occasione ed ormai privo di senso linguistico. Manca egualmente una visione critica della storia del Novecento: le solite banalità hollywodiane.

Un semplice copia ed incolla il testo che si trova su ECplanet, che di originale ha solo la titolazione, pur significativa: Criticato il Presidente della Comunità Ebraica romana dal vescovo polacco Tadeuusz Pieronek, considerando che Pacifici pare in Italia incriticabile e la comunità ebraica romana intoccabile.

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b) Reuters: “Vescovo polacco provoca irritazione con commenti su Olocausto”. – La titolazione della Reuters a firma Philip Pullella è lasciata come in originale. Viene subito da chiedersi se è consentito anche a noi di irritarci qualche volta. Ma leggiamo il testo italiano con le nostre lenti. Si nota che il vescovo polacco è “importante”. Dunque, non un parroco di campagna, di cui si può non tener conto. Consueta discriminazione della dignità umana. Quindi si parla della «irritazione” della comunità ebraica, quasi fosse una comunità di alieni rispetto alle società in cui vivono, destinate a subirne la ricorrente “irritazione”. Che il vescovo polacco possa avere una qualche ragione è un dubbio che non ci si pone affatto: tanta granitica certezza non ha eguale da nessuna parte, in nessun ambiente. Incomincia la pressione terroristica su un anziano vescovo di 75 anni. Costoro non hanno pietà, un sentimento che è loro del tutto estraneo. Lo sappiamo bene: domani in alcuni paesi si celebrerà il 65° anniversario etc., ma una celebrazione imposta dalle stesse Lobbies che stanno montando l’ennesima campagna di stampa. Purtroppo per loro la Memoria umana è tale da suscitare una contromemoria: se mi imponi con la forza, per legge, una detrminata verità, mi induci a pensare esattamente il contrario, vero o falso che sia. Di certo, voglio verificare con i miei propri mezzi e con la mia – non con la tua – testa. A proposito della proprietà della stampa. se sia vero o meno ciò che il vescovo Pieronek afferma, è sufficiente a dimostrarlo questa nostra rassegna stampa ed il modo in cui la notizia rimbalza da una parte all’altra del mondo: sono tutti d’accordo ed a stento si trova qualcuno che prende le difese del povero vescovo, che dice cose assolutamente sensate, condivisibili o meno. Non ho letto nessuna confutazione critica a ciò che egli ha detto. Verrebbe da chiedersi perché mai Passerman dovrebbe essere sconvolto da ciò che dice un vescovo polacco, quando lui ha fatto sapere di essere stato contrario alla visita del papa in sinagoga. Ed inoltre che lui sia “sconvolto” è cosa che di per sé potrebbe non interessare. Per equità, andrebbe chiesto ad un comune cattolico, non praticante, non altolocato, quanto sia egli rimasto “sconvolto” nel vedere per televisione il rabbino che interrompeva in diretta il papa Bendetto XVI, colpevole di aver detto “Terra Santa”, e per questo tacciato di «antisemitismo». È davvero triste dover ogni volta leggere le esternazioni di Abe Foxman senza che mai nessun rilievo venga mossa alle impertinenze di questo signore d’Oltreoceano che viene in Roma, considerandola una sua dependance. Non poteva mancare di venir riportata una dichiarazione come quella di Piotr Kadlcik, quasi che la “controversia” a senso unico non sia stata tutta montata finora solo dai media e dagli esponenti sionisti, che non vedono l’ora di poter infliggere al vescovo Pieronek lo stesso ignobile trattamento riservato al vescovo Williamson, colpevole di aver espresso una mera opinione e trattato molto peggio dei preti pedofili.

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c) il Giornale del Friuli libero. – Non esce dal coro il sito web friulano. Almeno riuscissero a liberare la loro testa dai pregiudizi. Non ho potuto trovare fino a questo momento nessun commenbto critico ed indipendente della notizia. Tutti gridano allo scandalo senza essere minimamente in grado di entrare nel merito delle affermazioni attribuite al vescovo polacco. Qualcuno dice che il sole splende o che sta piovendo e tutti si scandalizzano perché qualcuno ha detto che il sole splende in cielo o che invece sta piovendo, ma nessuno verifica se in cielo vi è il sole o sta invece priovendo.

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d) «Informazione Corretta». – Come ne eravamo certi, il massimo della volgarità immaginabile lo si trova nella testata sionista torinese, o forse israeliana. Nella pagina di specifico sul caso vi è un articolo di Maria Serena Natale sul Corriere della Sera. Il tono è irriverente, come sempre quando si parla di clero cattolico e di cattolicesimo. Resta in effetti un mistero, di Fatima, questa ostinazione da parte cattolica a volere un “dialogo interreligioso” tutto in conto perdite: più ti insultano e più cerchi il dialogo. È veramente un profondissimo mistero questo atteggiameno della gerarchia vaticana. A sentir parlare di marcio proprio Ugo Volli è cosa che fa cascare le braccia: leggi e passa! L’ignoranza spacciata per storia. La totale mancanza di legittimità di un’occupazione coloniale seguita da genocidio come fonte di pretese giuridiche e morali di ogni sorta. Mai violenza bruta fu piùà contraria ad ogni principio di umanità e giustizia. Lo scandalo ed il mistero è perché mai il magistero morale dei pontefici romani non pronuncia la più forte e dura condanna. Se si accusa Pio XII di aver taciuto, cosa dire di quanti non hanno visto, non vedono e non sentono nulla di un genodicio di si consuma sotto i loro occhi? E cercano il dialogo! Ma di che? Per fare che? Che si aspettano? che facciamo la fila per farci circoncidere? Mah! Ad oltre un secolo da quando Bernard Lazare ha scritto la sua classica opera sull’antisemitismo non vi è stata nessuna risposta alla sua domanda: ma perché costoro in tutto il corso della loro storia religiosa – di questo si tratta, non di “popolo” – si sono rese invisi a tutti i popoli della terra con i quali sono venuti in contatto ed in tutti i tempi? Forse la risposta la si può cercare, in parte, in quella arroganza e presunzione di cui il vescovo polacco appunto parla. Senza contare il genocidio dei palestinesi rivendicato come sacro diritto. Ci riesce quanto mai penoso dover prestare attenzione al “corretto semiologo”, di cui manco il nome vogliamo fare. È tanto sicuro di sé da poter dispensare al mondo intero patenti di “sciocco”, “cretino” e simili, senza dubitare che questi termini gli sono propri. La penosa vicenda del vescovo Pieronek tradisce in realtà un regime di terrore che attraverso tutta l’Europa. Per chi vuole intendere ed ha inteso tacendo il detto: Pulcinella a modo suo disse la verità.

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e) L’inviato speciale. – Il commento della notizia è qui più ampio di quanto si è potuto leggere finora sul web italiano, a parte questo nostro blog che supera ogni altro in analisi. Viene da chiedersi dove vuole andare a parare l’estensore del testo “speciale” e cosa vi sia di speciale. Proviamo a fare qualche osservaziine via via che leggiamo. Intanto è alquanto gratuiti il “retaggio antisemita” attribuito al vescovo. Ormai nessuno è pià al riparo da questa vera e propria accusa, con risvolti penali. Chiunque accenni la più pallida critica riconducibile ad un ambito ebraico diventa antisemita. Per la verità, leggendo un autore come Rabkin si arriva a capire che siffatti ebrei non hanno molto a che vedere con il giudaismo religioso, la cui critica religiosa, cioè l’antigiudaismo, dovrebbe essere attività peraltro lecita, che non ha nulla a che fare con l’antisemitismo nella misura in cui questo sia effettivamente discriminazione e persecuzione di tipo razzista. E non è il nostro caso. Se pare non si conduca contro il vescovo Pieronek la stessa campagna contro il vescovo Williamson è perché ciò che dice il polacco è di assoluto buon senso. La gente, pienamente informata, alla fine direbbe: e non ha ragione? Non dice cose giuste? La consueta operazione mediatica di una stampa che è largamente controllata da Israele sarebbe un boomerang. Certamente, gli strateghi ne avranno concluso che non conviene spingersi troppo in là. Di questo “inviato speciale” è la prima volta che sento parlare, si capisce che non sta dalla parte del vescovo, ma di certo non è il New York Times che possa dare il via ad una battuta di caccia senza quartiere. Ci sono alcune frasi nel testi che mi indispongono, pur mescolate ad ambiguità più o meno consapevoli. Non voglio però avviare l’ennesima polemica e qui mi fermo. Ognuno scriva la sua analisi. Avendo dato il link, confido che il lettore intelligente sappia giudicare e valutare da solo.

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f) Corriere della Sera. – La chiave di lettura è quella che appare e non vale la pena di commentarla. Al momento resta il fatto che la battuta di caccia non sembra voler andare troppo in là. Almeno da parte dei mainstream dell’informazione. La strategia è: colpire un soggetto debole, ma stare cauti quando si tratta di un soggetto meno debole, per tacere del tutto o quasi quando si ha torto marcia e potrebbe esservi un effetto boomerang. Sempre nell’archivio storico del Corriere della Sera, in data 31 gennaio 2009, si trova questa sorprendente dichiarazione del vescovo Pieronek a proposito del collega vescovo Williamson, quasi a dire “scherzi da prete”:
«L' anziano vescovo polacco Tadeusz Pieronek ha dichiarato al sito cattolico «Pontifex» che lui la scomunica a monsignor Williamson non l' avrebbe revocata. «Da noi in Polonia sarebbe già in carcere», ha commentato».
Dobbiamo intendere o che vi sia stata già nel gennaio 2009 una manipolazione del giornalista, o che nel gennaio 2010 il vescovo Pieronek sia diventato anche lui un cosiddetto “negazionista”, termine odierno per indicare le streghe da mandare al rogo. Dei media, si sa, non bisogna mai eccessivamente fidarsi e prendere ogni cosa con le pinze e sempre con beneficio d’inventario.

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7. La replica di Pontifez. – In effetti, non si capisce bene quale sia la smentita del vescovo Pieronek, che probabilmente è stato intimorito dalle reazioni che si sono levate contro di lui da ogni parte. Sembrerebbe che la smentita tocchi la sola parola “invenzione”. L’episodio è certamente assai sgradevole. E se occorre cercare dei colpevoli, io li vedo principalmente in quanti hanno voluto intimidire una spontanea manifestazione di pensiero. La Lobby non è estranea a questi metodi. Fanno parte della sua natura. Ma è anche vero che nessuna manifestazione di solidarietà è andata in soccorso del vescovo. Per quanto io posso sapere da una scrivania davanti ad un computer ed una connessione internet. È un’occasione questa per ribadire e proporre che quanti si riconoscono nella libertà di pensiero devono unirsi in una Lega europea per fronteggiare i nemici della libretà di pensiero. Chi legge queste righe e guarda nella seconda colonna in alto di questo blog trova l’invito ad aderire alla costituzione di un “Comitato europeo per la difesa della libertà di pensiero”. Aderirvi è semplicissimo.

Non è la prima volta che il vescovo Pieronik viene intervista da Pontifex. Se si cerca nel motore interno del sito si vede il nome ricorre spesso. Si trovano 36 risultato in questo preciso momento, cioè alla data 29 gennaio 2010, ore 13:58. Ci interssano qui il post Ancora sul “caso Pieronek” del 28 gennaio, che è una lettera aperta indirizzata al vescovo, a firma addirittura dell’Avv. Carlo Taormina che riporto integralmente:
alla C.A. Mons. Tadeus Pieronek - Con riferimento ad una intervista da Lei rilasciata al sito cattolico “Pontifex” il 25 gennaio 2010, nella quale, tra le altre cose, affermava che la “Shoah è una invenzione ebraica” ho ricevuto incarico dall’intervistatore, il giornalista Bruno Volpe, di accertare se sussistano le condizioni per intraprendere un azione penale per diffamazione nei Suoi confronti. Ella, infatti, il giorno successivo (26 gennaio 2010) risulta aver dettato un comunicato stampa, ripreso anche dalla Agenzia ANSA di Cracovia, con il quale accusava il giornalista di aver manipolato l’intervista e che si trattava di intervista non autorizzata. Quanto a quest’ultimo punto, il mio Cliente mi riferisce che Ella non ebbe a chiedere alcun riscontro prima della pubblicazione, con la conseguenza che, rilasciata l’intervista, essa apparteneva ormai al patrimonio giornalistico dell’intervistatore, responsabile, se del caso, .... di eventuali alterazioni delle parole o del senso. Mi riferisco proprio a questa seconda eventualità quando formulo giudizio di diffamazione da Lei consumata in danno del Dott. Bruno Volpe, allorchè gli attribuisce comportamenti manipolatori, così ledendo l’onore ed il prestigio di un giornalista proprio sul piano della professionalità e soprattutto della correttezza. In considerazione del livello dei personaggi tra i quali è insorta questa spiacevole controversia, Le propongo di diramare un comunicato stampa di rettifica, riconoscendosi nelle parole dell’intervista. Sarà il modo per comporre definitivamente la questione. Laddove, nel termine di dieci giorni dal ricevimento della presente, la rettifica non dovesse essere stata effettuata, agirò come per legge. Sicuro di una onorevole composizione, porgo distinti saluti.

Avv. Prof. Carlo Taormina
Se è vero che in Polonia, come sarebbe stato per il vescovo Williamson – secondo le parole dello stesso Pieronek – si va in galera per il “reato” di negazionismo, il vescovo polacco si trova a dover scegliere fra una causa per diffamazione che l’avv. Taormina vorrebbe intentargli oppure per un incriminazione per “negazionismo” secondo la barbara legge tedesca. Mi auguro che l’avv. Taormina ed il suo cliente abbiano valutato questi aspetti. E che quindi si pongano il più generale problema di una legislazione libertica che incombe su noi tutti. Non starei ad infierire sul vescovo polacco e mi chiedo se il giornalista Volpe era al corrente della legge polacco, quando formulò la sua domanda. Se è davvero il professionista che dice di essere, e non ne dubito, oltre che un buon cristiano, non credo che la sua intenzione fosse quella di mandare in galera il vescovo.

Direi tuttavia che Bruno Volpe abbia reso un pessimo servizio non solo a mons. Pieronek, ma allo stesso cattolicesimo tradizionalista – se è questa la sua collocazione –, ed anche alla se stesso, andando a comunicare gli affari suoi, o meglio i suoi rapporti con Pieronek, proprio ai sionisti di «Informazione Corretta». Un giornalista non è un notaio* e può essere sempre smentito da chi gli concede un’intervista, se non è soddisfatto del servizio. Nell’interesse di entrambi è bene avere l’intervista con domande e risposte scritte, firmate dall’intervistato. Non si capisce il senso di certe domande che Bruno Volpe rivolge a Pieronek in merito ai palestinesi e poi andare a confessarsi proprio con i «Corretti Informatori», che vorrebbero i palestinesi cucinati a fuoco lento. Se ambiguità può esservi stata da parte di Pieronek, non sembra che vi sia meno ambiguità da parte del suo intervistatore, che sembra conoscere poco la geografia politica. Se non è smarrimento e ignoranza, direi che il sito Pontifex.Roma più che cattolico-tradizionalista è sionista-cristiano. Ma si tratta di sapere quanto l’intervistatore è versato sui problemi intorno ai quali pretende di condurre interviste. A torto si ritiene che intervistare una persona sia una cosa piuttosto semplice, una faccenda da ragazzini, un gioco in fondo.
Nota: * O Bruno Volpe è davvero un notaio? Esiste in rete con questo nome un Notaio Bruno Volpe. Ma allora qual è il mestiere che egli intende fare? Il notaio o il giornalista? Credo di tratti di omonimia. E in ogni caso non è è la prima volta che il giornalista Bruno Volpe viene smentito riguardo l’attendibilità delle sue interviste. Ho trovato in rete queste «replica» di Leo Darroch, il quale dice in sostanza al giornalista di non aver capito nulla o quasi sugli argomenti per i quali ha voluto fare l’intervista. È poi singolare che si rivolga ad un legale come Taormina per pretendere che l’intervistato confermi un’intevista non vidimata. Se anche ad essere giornalista, è pure un notaio, avrebbe forse fatto meglio a redigere un atto notarile.
Sembrerebbe, insomma, che il giornalista Volpe abbia suscitato un vespaio, di cui forse non si rendeva egli stesso ben conto. Sembra però pure di capire che lo stato polacco non abbia nessun interesse politico ad incriminare il vescovo Pieronek, che è intervenuto principalmente per difendere i polacchi da un’accusa di razzismo proveniente dall’Italia da parte di un ben noto personaggio. Ma se anche dovesse essere così, è sempre meglio una causa di diffamazione in Italia che non un’incriminazione in Polonia per «negazione dell’olocausto», come sarebbe toccato a Williamson, secondo quanto appena un anno prima dichiarava proprio Pieronek, che adesso verrebbe a rischiare proprio lui in Polonia la stessa incriminazione augurato al suo confratello. Buffa e grottesca situazione ad un tempo!

Ma se anche la minacciata causa dovesse andare avanti e concludersi con vittoria del giornalista Volpe, il povero vescovo si troverebbe nella duplice singolare condizione di diffamato e diffamatore. Non vi è dubbio che in tutta la stampa mondiale di lui si dica tutto il male possibile per la semplice paroletta «invenzione», che peraltro ricostruita in tutto il suo contesto non avrebbe il significato “negazionista” che le si attribuisce. Ma per approdare a ciò bisognerebbe trovare una buona fede ed un’onestà intellettuale che non esiste nei suoi avversari che gli si sono avventato addosso come il cane sull’osso. In fondo, sono io il solo difensore di cui Pieronek disponga in tutta la rete mondiale. Neppure mi conosce e non mi ha certo nominato suo avvocato difensore. Fino ad una settimana neppure io avevo mai sentito il nome Pieronek. Sarebbe poi a sua volta il vescovo Pieronek un diffamatore del giornalista Bruno Volpe, avendogli sconfessato quello che lo stesso Volpe dice di aver sentito, compreso, riportato. Davvero una situazione comica, se mai dovesse finire in tribunale.

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7.1 - Pieronek e Williamson. – Ho dato prima come fonte della notizia il “Corriere della Sera”. Mi sono sbagliato. A proposito della dichiarazione del 30 gennaio 2009 di Pieronek su Williamson la fonte è sempre Pontifex. Infatti, la data dell’archivio storico del Corriere della sera è il 31 gennaio 2009, dove viene riportato la frase presa da Pontifex. L’articolo è importante ed istruttivo. Si tratta di un’intervista concessa allo stesso giornalista Bruno Volpe, che dunque non è uno sconosciuto per mons. Pieronek. Ne riporto per intero il testo, per poi commentarlo di seguito. Alcune piccole correzioni di evidenti refusi sono nostre.
– «Da noi, in Polonia, Monsignor Williamson sarebbe già in carcere, come è capitato ad altro storico negazionista, venga a visitare i campi di concentramento, studi e la smetta di dire cose false e che non stanno né in cielo, tanto meno in terra». Lo afferma Monsignor Tadeuz Pieronek, già Presidente della Commissione episcopale polacca, contattato per telefono nella sua abitazione nel centro di Cracovia.
– «Sa, la situazione polacca è particolare. Qui il tema olocausto è maggiormente sentito. Da Vescovo rispetto la decisione del Papa, penso sia un bel gesto di misericordia che a lungo termine darà i suoi frutti. Ma nel breve e medio periodo avevo messo in conto le reazioni e le difficoltà e le dico che la gente, non i Vescovi, ed io non parlo a nome di essi, ma personale, non la ha compresa del tutto».
• Vuol dire che i polacchi, duramente colpiti dalla furia nazista, non hanno metabolizzato la decisione papale?
– «guardi io non ho la pretesa
di interpretare tutta la Polonia e meno ancora la Chiesa. Ma certamente chi ha subito lutti e rovine, fa molta fatica a comprendere il gesto del Papa che in se stesso è bello. Per altro verso, i soliti nemici della Chiesa ne hanno approfittato per attaccare sia il Papa che la Chiesa. Insomma, i nemici sono sempre in agguato e non sprecano occasione per agire. In sostanza sono certo che la volontà del Papa sia santa e buona, ma forse era giusto valutarne le conseguenze nell’immediato».

• Lei crede che sia una decisione valutabile in doppia chiave?

– «Nel lungo periodo penso che possa dar frutto, per oggi constato la maretta che bolle in pentola. Lo ripeto, i polacchi hanno avuto ed hanno qualche perplessità».

• Da qualche parte si è scritto che era uno schiaffo a Giovanni Paolo II.

– «No. Ogni Papa valuta alla sua maniera ed ha il suo stile. Giovanni Paolo II aveva le sue idee, Benedetto XVI le proprie, altrettanto rispettabili. Da Vescovo rispetto quello che il Papa ha deciso. Lo ha fatto per ragioni di mera misericordia. Ora a noi Vescovi e pastori sta il compito, che in Polonia le assicuro non è facile, di spiegare le ragioni della revoca».

• Il tema si è fatto più complicato dopo le parole del Vescovo Williamson che ha negato l’esistenza delle camere a gas?

– «Sarei ipocrita se dicessi che quelle frasi non hanno turbato la coscienza del nostro popolo duramente colpito dalla crudeltà nazista. Probabilmente, ma la mia non è una critica al Papa, se avessi saputo in anticipo le idee di Williamson, io non gli avrei revocato la sua scomunica. Se per un uomo qualsiasi negare la shoa è grave, molto di più lo è per un religioso che dovrebbe predicare amore e pace e il rispetto della vita e della sua dignità».

• Williamson contro il Magistero della Chiesa?:

– «In questo no. Egli ha parlato da presunto storico e non in questioni dogmatiche e da questo punto di vista non è canonicamente perseguibile. Insomma non ha violato dogmi, ha solo insultato il buon senso e la verità storica. Gli dico che non conosce i fatti, la storia, è ignorante e deve venire da queste parti per constatare. Lo invito volentieri. Mi permetto di ricordargli che se avesse detto queste cose qui, oggi sarebbe in carcere».

• Pensa che i lefebvriani rientreranno nella piena comunione con Roma?

– «Dunque, il cammino si annuncia difficile e pieno di difficoltà. Loro devono accettare il Vaticano II, la libertà religiosa, l’ecumenismo, insomma il Vaticano II. La liturgia mi sembra un problema secondario, non essenziale. Ne approfitto per esternare la incredulità del popolo polacco davanti a quelle frasi, popolo che tuttavia confida nel Papa, e lo ama, ma quelle dichiarazioni lo hanno ferito. Soprattutto coloro che hanno avuto parenti vittime della furia nazista. Ma questo Williamson non lo sa e lo nega».

Bruno Volpe

Mi dispiace dirlo, ma credo che un «colossale ignorante», in ordine alle questioni toccate, sia proprio Pieronek, non Williamson. Non conosce neppure i termini esatti della controversia storiografica. Le “camere a gas” non hanno niente a che fare né con la teologia né con la pietà verso le vittime, che restano tali quali che sia il loro numero e quale che sia stato il modo in cui sono morti. Di “negazionisti” non ne esistono affatto. E nessuno degli storici indicati con questo nome si autodefinisce “negazionista”. Ho già scritto altrove che il «negazionismo», malgrado finisca in -ismo, non ha nulla a che fare con idealismo, esistenzialismo, materialismo, stoicismo e simili. Si tratta soltanto di una costruzione polemica a scopo di denigrazione, diffamazione e delazione. Insomma, per mandare la gente in galera. Non certo per classificare una corrente storiografica con la quale discutere e misurarsi sul piano del dibattito scientifico. Viene da sorridere il “presunto” storico dato nell’intervista a Williamson. Ma che forse è uno “storico” prefessionista Pieronek? Si possono ben avere opinioni su campi disparati senza per questo essere professionisti in quel campo. A dire il vero, Pieronek non sembra più ferrato in questioni storiche delicate di quanto possa esserlo Williamson, che almeno qualche libro sull’argomento lo ha letto. Di certo, da vescovo, ci sembra che Pieronek sia impietoso e manchi di carità cristiana proprio nei confronti di un suo confratello vescovo. E son preti! Va però detto che fra le due interviste, l’una del gennaio 2009 e l’altra del gennaio 2010, passa giusto un anno e nel frattempo è cresciuta la consapevolezza del genocidio che porta il nome Piombo Fuso, riconosciuto come tale dal rapporto Goldstone.

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8. Finalmente uno «spunto di riflessione» in lingua italiana. – Mi auguro che cessi presto l’epoca dei giornali di carta. Per una riflessione decente sulla vicenda che ha visto un nuovo linciaggio mediatico di un altro vescovo, questa volta polacco e non di un gruppo minoritario come quello levefriano, ma perfettamente integrato nel cattolicesimo polacco, di cui è stato fino a poco tempo voce autorevole. Nell’articolo redazionale di Gaetano Bucci si può anche leggere in un migliore contesto l’intervista di mons. Pieronek, che riportiamo di seguito:
Monsignor Pieroneck, già amico di papa Woitijla e da sempre su posizioni moderate, nella sua intervista ha indicato una serie di punti su cui bisogna interrogarsi, e che il sottoscritto in qualche modo ha già espresso nel passato.

Il Vescovo ha prima di tutto dichiarato che «per un corretto e serio dibattito storico, libero da pregiudizi e vittimismi, gli ebrei dovrebbero chiedersi e domandarsi: che cosa fecero gli ebrei americani e le forze alleate in guerra per evitare quelle tragedie? Poco o niente».

All’accusa di antisemitismo rivolta alla nazione polacca da Riccardo Pacifici della Comunità ebraica di Roma, nel corso del programma “In mezz’ora” condotto da Lucia Annunziata, Pieroneck ha risposto: «La Polonia non ha mai nutrito sentimenti contrari agli ebrei. Chi presenta in questo modo la nostra nazione, é ingiusto e sbaglia. La trovo un’invenzione offensiva per il nostro popolo».

E poi ha proseguito: «Quest’accusa viene da persone che la storia non la hanno studiata. Nei campi di concentramento é innegabile che la maggior parte dei morti furono ebrei, ma nella lista ci sono zingari polacchi, italiani e cattolici. Dunque non é lecito impossessarsi di quella tragedia per fare della propaganda. La Shoah come tale é una “invenzione ebraica”. Si potrebbe allora parlare con la stessa forza e fissare una giornata della memoria, anche per le tante vittime del comunismo, dei cattolici e cristiani perseguitati e così via. Ma loro, gli ebrei, godono di buona stampa perché hanno potenti mezzi finanziari alle spalle, un enorme potere e l’appoggio incondizionato degli Stati Uniti e questo favorisce una certa arroganza che trovo insopportabile».

Sul perché la Giornata della Memoria venga “strumentalizzata”, l’alto prelato polacco ha dichiarato: «La Shoah viene usata come arma di propaganda e per ottenere vantaggi spesso ingiustificati. Lo ribadisco, non é storicamente vero che nei lager siano morti solo ebrei, molti furono polacchi, ma queste verità oggi vengono quasi ignorate e si continua con questa barzelletta nei confronti della Polonia».

Alla domanda se oggi gli israeliani rispettino i diritti umani dei palestinesi, l’alto prelato ha dichiarato: «Vedendo le immagini di quel muro non si può non affermare che si commette una colossale ingiustizia nei confronti dei palestinesi che sono trattati come animali e i loro diritti umani (nella Striscia di Gaza e nei Territori occupati) sono a dir poco violati. Ma di queste cose, complici le lobbies internazionali, si parla poco. Si faccia una giornata della memoria anche per loro. Certo, tutto questo non smentisce la vergogna dei campi di concentramento e le aberrazioni del nazismo».

Credo che da queste dichiarazioni si possa partire, non per sminuire la rilevanza dei gravissimi crimini del nazi-fascismo, ma per discutere più apertamente e senza pregiudizi di sorta sui gravissimi avvenimenti planetari in cui in qualche modo sono richiamate specifiche responsabilità di Israele, “stato democratico” ma anche “stato teocratico” in possesso di sofisticati armamenti nucleari».
Se alla shoah come “invenzione” si premette il “come tale” e si collega questa ultima espressione a ciò che precede, tutto sommato si potrà vedere che non vi è nulla di scandaloso. Ma quando si è prevenuti tutto diventa possibile e ci si può aspettare di tutto da parte di gente senza scrupoli, ma che pretende di tener cattedra di morale oltre che di storia.

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9. “Invenzione” o “furto”: la differenza fa “galera”. – Si è molto discusso sull’intervista del vescovo polacco al sito web italiano Pontifex. Sembrerebbe che addirittura il giornalista voglia fare causa al vescovo. Una persona di buon senso si chiede subito: ma in fondo perché dare tanto peso ad un giornalista? Si sa come sono i giornalisti. Da qualche parte viene chiarito che in realtà il vescovo avrebbe inteso dire non “invenzione” nel senso di qualcosa di fantastico creato di sana pianta, ma piuttosto avrebbe parlato di “furto” nel senso che gli ebrei si sarebbero loro appropriato, strumentalizzandola, di una “tragedia” che è di tutti, e non dei soli ebrei. Lo stesso Pieronek avrebbe detto, secondo l’archivio storico del Corriere della Sera (vedi sopra n. 6 lett. f), che se il vescovo Williamson avesse nel gennaio 2009 fatte le sue affermazioni in Polonia sarebbe finito in galera in quanto “negazionista”. Dunque, vuol dire che lo stesso Pieronek rischia di andare in galera se il giornalista di Pontifex riesce a dimostrare che Pieronek ha detto effettivamente “invenzione” e che ciò equivale a “negazione”. Se il giornalista di Pontifex, sito cattolico tradizionalista, è davvero un buon cristiano ed ha capito la partita che si sta giocando, credo che non vorrà mandare in galera un vescovo cattolico. Bisogna che qualcuno glielo spieghi, se non lo ha capito da solo. Resta però l’assoluta vergogna, per me non inferiore alla stessa Shoah, di una legislazione liberticida che in Europa tiene in galera un numero imprecisato di persone. Il dato certo di cui dispongo è di 15.000 persone che nella sola Germania vengono in media incriminate ogni anno per meri reati di opinione: “invenzioni”, etc. Ciò è inaccettabile e ricorda il tempo dei processi alle streghe e del rogo degli eretici. Siamo nell’Anno del Signore 2010! La legislazione liberticida ha avuto inizio in Israele nel 1986. Dal 1990 in poi è stata adottata nei seguenti paesi: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Liechetnstein, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svizzera. Ciò non sarebbe mai potuto essere senza l’azione di una Lobby capace di insinuarsi nelle segrete stanze del potere. Va ricostruita in tutti i suoi dettagli la storia legislativa di questi veri e prorpi attentati alla libertà di pensiero. I cittadini europei devono essere avvertiti dei pericoli che imcombono sulla più preziosa delle loro libertà: la libertà di pensiero. Corre voce che addirittura Israele vorrebbe il diritto di estradizione per qualsiasi cittadino che incorra nel reato di “negazionismo”. Non per nulla il vescovo Pieronek è stato paragonato ad Eichmann, che in effetti fu rapito dal Mossad in Argentina e processato – per modo di dire – in Israele. Dovevamo essere “liebrati” nel 1945 per conoscere tanta barbarie.

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10. Torna in scena Williamson. – Esattamente un anno fa, per il solo fatto che l’intervista concessa da Williamson a giornalisti svedesi si sia tenuta a Ratisbona, l’Inquisizione locale ha pensato di poter avviare un procedimento, che in questi giorni celebra le sue prime udienze. Finora questa barbarie era riservata ai soli cittadini tedeschi, che in numero di circa 15.ooo ogni anno sperimentano questa sorta di giustizia penale. Se per i casi più noti i cittadini europei ne sanno qualcosa, restano ignoti i circa 50 casi che si verificano ogni giorno nella sola Germania: nulla sappiamo di cosa succede negli altri 12 paesi, fra cui la Polonia, che hanno una legislazione simile. Potrebbe trattarsi di una semplice scritta sulle pareti di un cesso pubblico o di una frase pronunciata all’osteria. Vorremmo sapere. Le cose più innocue ed assurde possono venire contestate come un “reato”. A pensarci bene, acquistano una vera e propria logica taluni atteggiamenti che ho riscontrato nel corso del mio monitoraggio. In un primo tempo avevo attribuito ciò ad una stupidità faziosa. Ma non è così. Ne descrivo la tipologia. Il vescovo Williamson o Pieronek o chiunque altro hanno in fondo espresso una loro propria opinione su fatti storici, trascorsi da oltre messo secolo? Nossignore! Queste non sono “opinioni”! E allora cosa sono? Sono «crimini»! Ecco dunque l’associazione a delinquere istituzionalizzata. Le Diaspore influenzano le legislazioni dei singoli Paesi e spingono a produrre le note legislazioni che intendono reprimere e punire la «negazione della Shoah». È pure vietato cercare di capire cosa sarebbe poi veramente questa “negazione”. Il cosiddetto negazionismo, in realtà, è solo un mero artificio processuale per le più arbitarie delazioni ovvero uno strumento concesso ad una minoranza per opprimere la maggioranza dei cittadini. Ma non è questo il punto. Fatta la legge, occorre trovare i delatori. Ve ne sono in abbondanza. Sbaglia di grosso lo spirito ingenuo il quale ritenga che di tutto si possa discutere con chiunque. Costoro non vogliono discutere e confrontarsi con nessuno. Vogliono solo criminalizzare e possibilmente mettere dietro le sbarre il mondo intero. Nel caso di Pieronek questi aveva ben pensato di difendere i polacchi da un’accusa collettiva di razzismo. Siamo arrivati all’assurdo manifesto, ma non per questo si intravedono segni di ravvedimento.

In condizioni normali a doversi difendere dovrebbero essere i delatori, non chi ha il solo torto di avere delle opinioni, nello spirito e nella carta della dichiarazione universale dei diritti che riconosce ad ognuno la libertà di pensiero. È grottesco come un vescovo, il vescovo tradizionalista Williamson, se lo volesse, potrebbe negare e ripudiare tutti i fondamenti della sua fede: la divinità del Cristo, la verginità di Maria, la dottrina della Trinità, l’esistenza dello Spirito Santo, etc., senza che da questa negazione debba discendere per lui nessuna conseguenza penale. Ed invece gli vengono comminate pene e pubblico ludibrio per il fatto di dissentire su delle mere tesi storiche, peraltro controverse. Si pretende che venga “scomunicato”, espulso dalla Chiesa, non per aver rinnegato Cristo, al quale i levefrevriani pensano di restare fedeli più di quanto non lo sia il papa stesso, ma per aver negato la “Shoah”. Per poter capire questa storia assurda è necessario comprenderne il meccanismo. Attraverso un procedimento puramente meccanico le stesse lobbies che spingono al linciaggio hanno potuto produrre in ben tredici paesi d’Europa del veri e propri cappi legali, appunto in reato di “negazione della Shoah”, per il quale il giudica applica rigoramente la legge. Se per ipotesi quella stessa legge sancisse che un uomo è in realtà una donna e viceversa a nulla servirebbe fornire in tribunale prove tangibili della propria virilità o femminilità. A questo meccanismo legale va poi aggiunta la struttura delle delazione e della diffamazione. Ed è così che i conti contano sul piano della comprensibilità meccanica e fattuale.

Per dirne una, che viene fresca fresca da New York, dove fra l’altro risiede la più importante componente della Israel lobby, è appena uscito in dicembre dell”anno appena trascorso un libro che fa il punto sul «dibattito intorno all’olocausto». Si noti che l’autore del libro uscito a New York non rischia assolutamente nulla. Le delizie della libertà i vincitori del 1945 ed i loro predilletti alleati israeliani ce li hanno riservate tutte a noi, per nostra gloria ed edificazzione morale e intellettuale. In questo libro si può trovare, fra l’altro, che la cifra di 6.000.000 di vittime è una sorta di “numero magico”, di natura cabalistica, che non ha un significato propriamente aritmetico, statistico, ma è uno dei pilastri su cui si regge tutta la teologia della Shoah. Gli altri due pilastri sono costituiti dall’esistenza delle «camere a gas» in quanto strumento necessario di morte. Se qualcuno si lasciasse andare a sostenere che i morti siano morti, in egual numero, non mediante gas, ma per avvelenamento o strangolamento o fucilazione, verrebbe applicata egualmente la pena per il reato di “negazione della Shoah”. Il terzo pilastro della nuova fede religiosa è quella della «intenzionalità» dello sterminio, ma si tratta sempre di un data di fede, perché non è consentito ricercarne le prove documentali su fonti storiche primarie. “La Repubblica” non è nuova a questa caccia alle streghe. Non siamo ancora in Germania, dalla quale esattamente come 70 anni fa rischiamo di importare quelle stesse legislazioni di cui oggi ci si lamenta. Infatti, Williamson può essere processato in Germania, dove ogni giorno si verificano 50 casi analoghi ma meno noti. Ad essere “inchiodato in modo definitivo” è chi scrive l’articolo, dimostrando di non sapere neppure di cosa sta parlando.

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10.1 - Quale lo scandalo? – Un senso morale pervertito e contorto porta a vedere lo scandalo la dove non dovrebbe esservene affatto e non lo si avverte dove invece lo scandalo esiste. Provate ad immaginare un automobilista che anziché fermarsi per strada a dare soccorso ai feriti e chiamare l’ambulanza, si fermi invece per rapinare il moribondo. Provate ad immaginare che altri gridino allo scandalo non per la mancato omissione di soccorso, ma per la mancata rapina. È quello che succede con il caso Williamson e con il caso Pieronek. Non ci si scandalizza per la manifesta violazione della libertà di pensiero su un fatto storicamente controverso, se decine e decine di mugliaia di persone si ostinano ad avere una diversa visione storica, ma si dà addosso a due prelati quasi fossero loro stessi ad aver mandato nei campi di concentramento, oltre 65 anni fa, le povere vittime, che diventano nuovamente vittime per l‘uso stromentale che si fa della loro tragedia. Hic Rodus hic salta! Non può esservi dubbio di sorta che sia Williamson sia Pieronek sia le tante migliaia di persone che hanno sofferto il carcere non hanno fatto altro che esprimere un‘opinione, un giudizio storico e morale, una valutazione, ma non hanno posto in essere nessuna concreta condotta che sia lesiva di un concreto altrui diritto. La veridicità storica o meno dei fatti controversi è assolutamente irrilevante sul piano dell’esercizio del diritto fondamentale alla manifestazione di un proprio pensiero. La materia può essere unicamente di competenza degli storici e di quanti vogliono interessarsi ed erudirsi in un fatto risalente ad oltre 65 anni e che è storia a tutti gli effetti. Diversamente, si dovrebbero poter applicare eguali sanzioni a tutta la storia umana di cui si abbia qualche conoscenza e che viene sempre riscritta a seconda che si abbiano nuovi documenti o ci si accorge che gli stessi documenti sono suscettibili di nuove e diverse interpretazioni. È scandaloso che questo lavoro non si possa fare ed è scandaloso che ben individuabili lobbies conducano impunemente campagne di diffamazione contro pacifici cittadini che in modo del tutto legittimo esprimono una loro opinione.

Una simile perversione del senso morale la si può spiegare, descrivendo il modo in cui una lobby ha operato nel corso degli ultimi decenni. Si incomincia con creare la legge o un complesso di leggi che stabiliscono sanzioni penali per chi osi pensare diversamente. Quindi, un insieme di associazioni si assume il compito della delazione. Una rete di organi di stampa creano lo scandalo e tentano di influenzare l’opinione pubblica, ma soprattutto offrono pezze di appoggio a politici ed operatori che agiscono in posti chiave. Si acchiappa quindi il malcapitato e gli si infligge una condanna esemplare, producendo il massimo isolamento della sua persona e la completa emarginazione. A questo punto il rogo è bello e allestito. Non resta che farvi sopra la vittima ed accendere il fuoco. È importante che il caso venga dimenticato al più presto e che non induca alla riflessione. Si avverte infatti un senso di fastidio, quando ci si ritorna sopra: E che (“ariecco Williamsom…” e simili espressioni che si trovano nei siti dei delatori di professione) se ne parla ancora? Naturalmente, si deve accuratamente nascondere il fatto che a cadere nella rete sono in decine di migliaia. Facendo appositi calcoli, per generazioni e paesi, si arriverebbe a milioni di persone, ben oltre il numero magico di sei milioni. Un po’ troppi per non suscitare una ribellione di massa che porti all’abbattimento dei roghi. Vi è da sperare soprattutto nella ribellione dei giudici e dei poliziotti, se diventa loro consapevole il fatto che commettono una grossa ed evidente ingiustizia.

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