domenica 6 maggio 2012

Giulio Morosini: Lettura critico-esegetica di un testo secentesco. – 1. Premessa

La Societas “Civium Libertas” si era proposta di costituire un gruppo di studio intorno ad un testo che è stato certamente presente ad Ariel Toaff nella redazione di “Pasque di sangue”, un libro che ha suscitato una reazione così forte da parte delle comunità ebraiche da costringere l’autore e l’editore a ritirare dal commercio il libro appena uscito, sostituendolo con una edizione purgata. Noi abbiamo fatto in tempo a procurarci la prima versione del testo, che resta per noi quella valida. Ne faremo ora una lettura affiancandola con la lettura del testo secentesco, gratuitamente disponibile in Google Libri. Non ci siamo proposto tempi di studio e termini da rispettare. L’impresa certamente ambiziosa corre anche il rischio di restare incompiuta, se altri e maggiori interessi sopraggiungeranno o se la nostra curiosità intellettuale risulterà soddisfatta dopo le prime acquisizioni.

L’opera di cui si parla uscì in lingua italiana nel 1683 e precede di 18 un’altra opera cui viene subito in mente di accostarla, uscita in Germania nel 1701 ad opera di Eisenmenger e pure disponibile in rete. Quest’ultima fu redatta in lingua tedesca. Nei limiti del possibile cercheremo di confrontare i due testi, per studiarne consonanze e dissonanze. Nato nel 1612, la conversione di Morosini si colloca nel 1649 all’età di 37 anni. Un tempo sufficiente per conoscere ed assimilare la cultura e religiosità di provenienza, per poterne parlare. La narrazione diventa per noi quindi una fonte affidabile per la conoscenza della cultura ebraica da cui il Morosini proveniva. Vedremo poi quanto questa cultura sia la stessa o si distingua in senso cronologico e geografico da altre culture ebraiche. La morte avviene nel 1683, 30 anni dopo la conversione.

È utile considera ad altra latitudine la data del 1666, anno del Messia orientale che alla minaccia di morte preferì la falsa conversione all’Islam, un fenomeno analogo alla prassi dei marrani. Dovremo perciò accertare, ove possibile, se in Morosini vi è stata una conversazione sincera o sia stata falsa e quali avrebbero potuto essere le costrizioni o l’interesse ad una falsa conversione. Sarà poi interessante, se i documenti lo consentono, indagare i rapporti di Morosini con il mondo ebraico da cui proveniva, considerando il periodo precedente l’anno di conversione ed il periodo successivo. E perché mai Morosini, una volta convertitosi al cristianesimo, abbia sentito il bisogno di rivolgersi agli ebrei per “svelare” loro la vera fede.

Presto soddisfatto. Troviamo in esordio che lo stesso Morosini dice di aver aderito ad una richiesta che gli veniva fatta da un prelato cattolico di descrivere le usanze e i riti ebraici. Infatti, a chi osserva dall’esterno la ritualità ebraica appare quanto mai ostica e dovendone conoscere e sapere qualcosa non poteva trovarsi fonte migliore e più affidabile di un ebreo convertitosi – si spera sinceramente – a diversa fede in età matura. In altri termini, più che svelare le vera fede cristiana agli ebrei, che possono essere poco recettivi, risulta storicamente più interessante per i non ebrei, che non hanno nessuna intenzione o interesse ad una conversione all’ebraismo, il poter conoscere la ritualità e mentalità ebraica e la sua compatibilità con i valori e gli interessi socio-economici delle popolazioni con le quali nei diversi paesi gli ebrei convivono senza mai fondersi con esse.

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